Governo, tra Mastella e costruttori Conte ottiene di nuovo la fiducia

Anche grazie all'astensione dei senatori di Renzi, Conte ha incassato la fiducia del Parlamento, ma i numeri sono stentati. Due sono le strade possibili: o si allarga la maggioranza, o finalmente si torna al voto.

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In questi ultimi giorni, il governo giallorosso ha dovuto dirimere la delicata questione della crisi di maggioranza. Uno scontro patricida, potremmo dire, come ha ricordato il leader della Lega Matteo Salvini nel suo intervento al Senato. A generarla, infatti, è stata la stessa forza di maggioranza che appena un anno fa quel governo l’aveva voluto, il movimento Italia Viva di Matteo Renzi, che lo scorso 13 gennaio ha annunciato le dimissioni delle due ministre appartenenti al suo gruppo.

Un’azione che ha costretto il secondo governo di Giuseppe Conte a trascorrere giornate particolarmente delicate, alla ricerca di una nuova maggioranza in Parlamento. Una maggioranza assoluta che in quelle condizioni, se la matematica non è un’opinione, sarebbe stata molto difficile da raggiungere, soprattutto al Senato. Ne era consapevole lo stesso “avvocato del popolo”, che infatti ha passato il suo finesettimana alla ricerca di numeri che potessero continuare ad assicurargli la fiducia (e quindi anche la sua comoda poltrona). Ha passato giorni intensi ad elemosinare voti, rispolverando alcuni volti da Prima Repubblica, come Clemente Mastella, e appellandosi a non meglio precisati “costruttori”, come un Caltagirone qualsiasi.

matteo renzi
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi

Peraltro, la sua “costruzione” ha retto benissimo. E, almeno per ora, l’avvocato Conte può evitare di fare le valigie e lasciare Palazzo Chigi. Gli è andata bene per la seconda volta. Ma il merito non è tutto suo. Conte, infatti, deve ringraziare certamente i senatori a vita, tanto disprezzati dal leader del Movimento 5 Stelle, di cui lui stesso è espressione. Ma, paradossalmente, il Premier dovrà rivolgere il suo ringraziamento anche a Renzi, lo stesso che ha messo a rischio la sua tenuta. L’astensione da parte dei 16 senatori di Italia Viva ha, infatti, consentito al Governo di ottenere la fiducia, con 156 voti favorevoli contro i 140 contrari. La maggioranza, certo, ma relativa. Molto diversa dalla più auspicabile maggioranza assoluta, che garantisce una piena governabilità all’esecutivo. Se Matteo Renzi fosse andato fino in fondo, e avesse votato contro la fiducia, la maggioranza sarebbe stata soltanto una remota chimera. E deve dire grazie, infine, anche al senatore Ciampolillo, ex grillino, che come nelle migliori sceneggiature è arrivato a votare in extremis, quando la consultazione stava per essere chiusa.

Il leader della Lega, Matteo Salvini

È perfettamente in grado di assumere tutte le forme del suo mandante, praticamente un Barbapapà“, ha ironizzato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, nel suo intervento alla Camera dei Deputati. Della stessa opinione è anche Salvini, che nel suo intervento al Senato ricorda come Conte abbia cambiato opinione su molti temi nel passaggio dal governo gialloverde a quello giallorosso. Uno su tutti, per esempio, i decreti Sicurezza, pubblicati quando il leader della Lega era ministro dell’Interno: votati e approvati dal primo governo Conte, sono stati poi cancellati dal Conte 2. Ma questa è solo parte della lunga litania di inadempienze del governo elencate dal centrodestra. “Se foste un governo che ha tenuto sotto controllo la crisi sanitaria e che ha messo benzina nel motore della crescita economica, noi diremmo: smettetela di litigare ma, siccome state facendo cose buone, andate avanti – ha ricordato Salvini –. Ma non è questo il caso, e credo che mettere in discussione un governo che ha fallito su tutto è un dovere di ogni cittadino italiano“.

Insomma, Giuseppe Conte rimane ancora lì, a guidare l’esecutivo, anche se ormai è più debole di quanto non fosse già. I senatori a vita, infatti, il più delle volte non partecipano ai lavori di Palazzo Madama e dunque non assicurano il loro voto ai provvedimenti che il Governo dovrà prendere nel prossimo futuro. Dunque la maggioranza è ancora più stentata di quanto appaia, e la soglia di 161 voti è lontanissima. E ne sono consapevoli anche gli stessi esponenti del Governo. “È evidente che una maggioranza di 156 non può che essere un punto di partenza. È necessario allargare il perimetro di consenso intorno al governo. È necessario che nasca un nuovo gruppo parlamentare rafforzando il carattere politico della coalizione“, osserva il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, a Radio24.

Ora il destino è nelle mani del Presidente della Repubblica Mattarella, al quale il Premier ha riferito dopo avere ottenuto ancora una volta la fiducia delle Camere. Ma le uniche strade possibili sono due: o si riesce ad allargare la maggioranza, elemosinando voti ovunque sia possibile, oppure sarà inevitabile interrompere questa legislatura e tornare alle urne. Del resto, come ammette il pontiere dem Goffredo Bettini, con a stento 156 favorevoli “non si può arrivare a fine legislatura“.

Francesco Amato

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