Il diavolo dice MES e abolisce la proprietà pubblica. Il Quinto potere globalista peggio dei comunisti

Il globalismo peggio del comunismo. I marxisti volevano abolire la proprietà privata, questi vogliono abolire lo Stato. Il primo passo per reagire è riprenderci il monopolio del denaro

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Riccardo Corsetto

di Riccardo CORSETTO

Sapete perché la globalizzazione e il mondialismo, para-ideologia del XXI Secolo, è fumo negli occhi per noi romantici sovranisti? Perché senza ideologi praticanti, e senza manifesti e decaloghi impongono l’applicazione del modello mercatista alla vita sociale dei popoli e dello Stato. Se ci fate caso, da diverso tempo, chiudiamo scuole e ospedali perché non “hanno indotto”. Ma chi decide che a un ospedale di provincia possa applicarsi il modello commerciale di Ikea è un pazzo criminale. L’equiparazione di “cliente” e “paziente” è l’ultima follia anti-umanitaria e anti-umanistica del mondialismo e della globalizzazione: dove tutto è merce, e dove persino noi umani diventiamo “prodotto”. C’è un aforisma molto calzante, al riguardo, quando si parla di web e internet. “Se è gratis allora la merce sei tu.”

Niente di più vero. La deriva tecno-mondialista ha trasformato l’individuo da cittadino a consumatore, ma non si è ancora saziata. Lo sta riducendo in merce, in prodotto. Per qualcuno si tratta di un precesso storicistico inarrestabile, come dettato dalla fisica immanente della natura e della storia. E in questo processo gli Stati, i Popoli, gli individui, sono di ostacolo.

Non è un caso se la regia mondialista, vuole abolire gli Stati e le Costituzioni. Prendete il MES, come strumento finanziario per “salvare gli Stati”. Ma da quando gli Stati sovrani hanno bisogno dell’aiuto di un privato per risolvere e gestire i suoi conti economici? Diceva Pound che lo Stato che ha insufficienza di credito è come l’ingegnere che non trova chilometri per costruire una strada. La moneta non esiste in Natura, ma esiste storicamente come convenzione pubblica, è un metro di scambio statale per antonomasia. Non può pensarsi il denaro se non come strumento legittimato dalla pubblica amministrazione. Dalla Res Publica. Così come i frutti discendono dagli alberi e dalle piante della natura, il denaro discende dallo Stato.

E’ folle quindi che a gestirne l’emissione, i flussi e il credito sia questo potere autocratico. Il quinto potere. Ovvero pochi privilegiati privati, senza mandato popolare, che utilizzano peraltro tale potere delegato contro e ai danni del delegante (lo Stato). Da quando il monopolio dell’emissione monetaria, il più grande business elitario e monopolista mai gestito da un privato, è stato tolto al pubblico, sono iniziati i nostri guai. Fatevi una domanda: riuscite a pensare a una merce più universale del denaro? Esiste in commercio qualcosa di cui qualcuno abbia più bisogno del denaro? In natura è indispensabile l’acqua o l’aria. Ma in commercio è il denaro. Ecco non tutti utilizzano le mutande, eppure state pur sicuri che tutti utilizzano acqua e denaro. Allora vi sembra possibile che domani un cartello finanziario privato controlli l’emissione dell’acqua, decidendo per esempio quanta è consentito berne in un anno? O quanta aria è consentito respirare? Sono tutte funzioni che la democrazia dovrebbe demandare alla sfera pubblica.

Da quando anche l’emissione monetaria, il rating, e il ministero dell’Economia nazionale e comunitaria sono stati sottratti ai parlamenti, si è compiuto il più grande controsenso della Storia della civiltà.

Non l’abolizione della proprietà privata come predicavano i marxisti, ma l’abolizione della proprietà pubblica. Julius Evola, un filosofo che in molti considerano fascista, ma che rappresentò in realtà una minaccia per molti fascisti contemporanei, aveva previsto già negli anni ’50 che l’Europa del secondo Dopoguerra sarebbe stata stritolata e strozzata nella tenaglia del comunismo da un lato e del mondialismo dall’altro. Tra chi voleva sopprimere il privato e chi voleva sopprimere il pubblico. Il diavolo insomma oggi dice MES e abolisce la proprietà pubblica. Il che è molto peggio di quello che volevano fare i comunisti.

Ecco allora che oggi si fa attualissimo il tema e i temi “osceni” di chi, oltre le ideologie, ma per amore della misura e del buon senso, sceglie di rinnovare la mai obsoleta “Terza via”.

Per scendere nel pratico deve sembrare chiaro anche a un bambino che il polo siderurgico più importante d’Italia e d’Europa, l’ex Ilva, non poteva funzionare in mano al primatista indiano ArcelorMittal, che aveva tutto l’interesse a neutralizzare un polo concorrente. Idem per Alitalia. Idem per tutti quei settori strategici, che per quanto chi scrive si consideri un liberista convinto, non possono essere regalati e relegati al para-stato della grande concentrazione privata.

Il liberismo è sano quando viene applicato dal singolo, dalla famiglia, dall’individuo. Dall’Unico, a cui il nostro giornale si richiama. Che dovrà necessariamente trovare un equilibrio tra profitto e servizio, per non morire e sopravvivere. Ma il liberismo diventa pericoloso quando viene applicato da oligarchie che si sostituiscono allo Stato. Grandi danni, conseguenza di questa verità, si vedono nelle nostre città. Un tempo templi del piccolo commercio, oggi degradate a dormitori insicuri e bui, a scapito di grandi centri commerciali che disintegrano, attraverso la concentrazione, posti di lavoro, impresa, decoro urbano, tessuto sociale, differenziazione e sicurezza. Perché dove chiude un negozio e una saracinesca, viene meno un luogo dove rifugiarsi e trovare riparo. E’ per questo che il ‘900, da uno storico marxista definito il ‘Secolo Breve’, dovrà purtroppo tornare. E sarà purtroppo tanto più impetuoso quanto più ottusi saranno l’inflessibilità e il sopruso mondialisti. La pace durerà finché avremo dieci euro da infilare nel serbatoio, dopo sarà l’apocalisse. Per colpa di avidi signori che hanno concentrato impensabili risorse finanziarie, con la complicità di camerieri politici nemici delle Nazioni, senza nemmeno risolvere il problema della fame nel mondo con il loro finto filantropismo.

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