“Io immigrato regolare denunciato dal Vaticano”. Rischia 5 anni per aver esposto lo stemma del Papa

Il reato (presunto) sarebbe l'esposizione dello stemma dei Gesuiti, scelto da Papa Francesco I, diventato emblema di Stato Vaticano. Ma anche la croce di Cristo è un marchio registrato? E l'effige di San Pio di Pietrelcina? E l'accoglienza incondizionata del Papa che tanto fa arrabbiare Salvini? Funziona a parole e fuori le mura... La doppia morale di chi accoglie tutti ma anche no

di Riccardo Corsetto

“Ricevere migrati è un comandamento di Dio”. Le parole del Santo Padre, pronunciate sul volo AV150 che a settembre lo riportava dalla Colombia in Italia risuonano amare nella mente di Romio, soprannome di Khan Mohammed Reazul Karim, arrivato a Roma da Chittagong, Bangladesh. E sì perché Romio, a differenza di tanti migranti un permesso di soggiorno regolare lo ha, e anche un lavoro in proprio, e forse proprio per questo si è visto denunciare dalla Guardia di Finanza, per aver esposto nel suo negozio di Tour operator, nel quartiere Trionfale, a pochi passi dal Vaticano, quattro bandierine con l’immagine del Papa. Se fosse stato irregolare e abusivo ambulante non se lo sarebbe filato nessuno. Ma lui ha aperto un negozio, ha una mente imprenditoriale, organizza tour per turisti nel centro di Roma e in Vaticano, ed è convinto che a mandargli la Finanza sia stata proprio la Città Santa. “Me lo hanno detto gli agenti che sono venuti.”

SE ANCHE LA CROCE DI CRISTO DIVENTA UN BRAND

Stemma di Papa Francesco

Del resto, recentemente, la Santa sede ha comunicato ai media di aver incaricato un’agenzia per intercettare i casi di strumentalizzazione e contraffazione dei marchi e simboli collegati al Vaticano. Allo stesso modo di come fanno da sempre gli uffici legali di qualunque brand. Che sia Coca Cola o Dolce e Gabbana. Ma Romio non ha commesso alcun plagio. Non commercializza prodotti con marchio del Vaticano né souvenir religiosi. Il verbale di sequestro parla di quattro bandierine di plastica con la faccia di Francesco I e di una cartina del Vaticano, di quelle che chiunque potrebbe trovarsi in tasca. Allora perché questo accanimento per un migrante regolare?

Dove è finita l’accoglienza e la misericordia di Dio che tutti accoglie? E se il cittadino qualunque, e anche i fedeli, non stupiscono davanti alla natura commerciale e volgarmente venale del Vaticano – che un recente best seller definisce “Società Per Azioni”, proprietaria di un immenso patrimonio immobiliare esente Imu e di una banca che è praticamente l’unico ed eccezionale paradiso (fiscale ovviamente) in terra italiana – bisognerebbe stupirsi però della doppia morale della trinità. O meglio di chi la rappresenta in questa ipocrita terra. Se i migranti del mondo vanno accolti tutti, come il Papa sostiene in Tv, sui social o all’Angelus, a maggior ragione vanno accolti quelli regolari e che lavorano. Proprio come Romio, che arrivato in Italia non se ne è stato con le mani in mano, a dedicarsi alle tante attività straccione dei suoi connazionali, spesso irregolari o alla meglio prestanome nel racket dei mini market che invadono la Capitale. Romio ha rilevato un negozio e aperto un’attività: un tour operator a pochi passi dallo Stato Pontificio, vicino via Candia. Ragione sociale del suo tour operator di cui potrebbe aver colpa di leggerezza più che malafede, è “Tours Vatican City”. Plagio o leggerezza lo stabiliranno i giudici, perché Romio è stato denunciato e potrebbe pagare adesso con un processo penale con multe fino a 35 mila euro e la detenzione da uno a quattro anni.

IL BLITZ PER 4 BANDIERINE E UNA MAPPA DEL VATICANO

Bandierine uguali alle quattro sequestrate dalla Finanza

L’elenco a verbale della merce sequestrata fa sorridere: 4 bandierine con il volto sorridente del Santo Padre recanti la scritta “Benvenuto Francesco”, una cartina dello Stato del Vaticano e un’insegna recante lo stemma dei gesuiti tanto caro a Bergoglio. La Guardia di Finanza ha per questo perquisito i locali e sequestrato gli oggetti, vergando che Romio “non è stato in grado di esibire alcuna autorizzazione rilasciata dalle autorità Vaticane per l’utilizzazione  dell’emblema ufficiale di Stato.” Tra le motivazioni del sequestro quindi la presunta violazione dell’art. 474 e 517 del codice penale, che prevede severe sanzioni per chi utilizza marchi contraffatti o registrati per trarne profitto.

San Pietro. Il Vaticano accoglie tutti, ma a parole e fuori dalle mura

“Sono solo delle bandierine, souvenir e niente di più, quelle che vengono distribuite all’Angelus in Piazza San Pietro ogni domenica ai bambini e ai pellegrini” racconta Romio. “Le ho prese a San Pietro, e siccome organizzo tour in Vaticano ho messo le bandierine con il volto di Papa Francesco, ma non traggo profitto da quattro bandierine di plastica, sono oggetti personali, non credevo fosse illegale tenere delle foto del Papa”.

Ma se il sequestro delle quattro bandierine e di una mappa con logo ufficiale sembrano davvero  aspetti veniali e risibili, meno veniale deve essere sembrata a destra del Tevere l’affissione dello Stemma di Francesco nell’insegna commerciale del negozio, al fianco di quel nome così ammiccante a Vatican City. Si tratta dello stemma che il Papa ha scelto già dopo la sua elezione episcopale e che raffigura due chiavi incrociate e l’emblema dell’ordine della Compagnia di Gesù, i gesuiti, da cui Bergoglio proviene. Il simbolo è corredato da un motto caro al Papa che ha scelto il nome del Santo di Assisi: “Miserando atque eligendo”. Con misericordia e predilezione.  “L’ho preso su Internet – racconta – io sono credente (nel negozio c’è anche una bandiera italiana esposta dietro al bancone, ma lo Stato italiano per fortuna non l’ha ancora denunciato per questo) comunque mi dispiace, chiedo scusa, non sapevo di fare una cosa che non si può fare.

Il negozio di Romio

I finanzieri mi hanno detto che erano stati mandati direttamente dal Vaticano, il quale a sua volta era stato avvisato da un’agenzia tour operator concorrente, che mi fa la guerra da tempo, allora io ho detto va bene, copro subito l’emblema di Francesco, ma non è stato sufficiente, adesso ho paura che mi processino per questo. Ho letto che si può fare anche la galera.” E in effetti le carte sono partite verso la Procura. Ora bisognerà vedere se i giudici terreni di Roma, a cui il fascicolo è stato inviato, troveranno reati o peccati veniali, o nemmeno quest’ultimi. Sarebbe un precedente del resto: “possesso illegale della faccia del Papa e di emblema gesuitico. La croce anche è un marchio registrato? In fondo Gesù Cristo è stato senza dubbio il più grande esperto di marketing del mondo e della Storia, capace di creare un network imbattibile a distanza di duemila anni. Ma la sua forza e’ nel non aver depositato il marchio. La croce l’ha registrata esclusivamente col suo sangue, senza utilizzare gli avvocati.

Le nonne d’Italia, per premura, stanno ripulendo pareti e credenze in tutto lo stivale dall’effige di San Pio di Pietrelcina. Hai visto mai la crisi il Vaticano – tra secolarizzazione, pedofilia, pauperismo di facciata – voglia farla pagare ai fedeli che credono e hanno l’uso di circondarsi di simboli. Anzi, chiamateli brand. Miserando atque eligendo.

riccardo.corsetto@gmail.com