La caritas in aiuto dei richiedenti asilo

“Ero forestiero e mi avete ospitato” rivolto a parrocchie ed istituti religiosi e “Rifugiato a casa mia”, in collaborazione con le famiglie: sono i due progetti promossi dalla Chiesa di Roma nell'anno del Giubileo della misericordia

Il 6 settembre 2015, Papa Francesco ha lanciato durante l’Angelus domenicale un appello all’accoglienza rivolto a parrocchie ed istituti religiosi che mai avrebbe potuto passare inosservato: “In prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta d’Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma.”

Il report dei progetti organizzati 

Sono due i progetti promossi dalla Chiesa di Roma nel Giubileo della Misericordia per accogliere i richiedenti asilo e i titolari di protezione: “Ero forestiero e mi avete ospitato” rivolto a parrocchie e istituti religiosi; “Rifugiato a casa mia” con le famiglie. Alla decorrenza del primo anno di attività, è stato presentato un report. Sono 123 i richiedenti asilo e protetti internazionali ospitati in 40 parrocchie e istituti religiosi di Roma: 57 sono nel programma di “prima accoglienza” realizzato dalla Caritas di Roma in collaborazione con la Prefettura; 66 in “seconda accoglienza”, ai quali è già stato riconosciuto lo status di protezione e seguono programmi di inserimento socio-lavorativo. È il quadro che emerge dai progetti di accoglienza diffusa che la Chiesa di Roma ha promosso nell’ambito del Giubileo della Misericordia e presentati nel dossier informativo che la Caritas ha predisposto ad un anno dell’avvio delle iniziative. Un report con dati, testimonianze e riflessioni per raccontare come la diocesi di Roma ha risposto all’appello di papa Francesco del 6 settembre 2015 di «esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi». «Ogni parrocchia – ha detto il Santo Padre in quell’occasione -, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma».

I progetti organizzati dalla Caritas

Sono stati due i progetti messi in campo dalla Caritas romana, “Ero forestiero e mi avete ospitato”, rivolto a parrocchie ed istituti religiosi, e il più recente “Rifugiato a casa mia”, promosso in collaborazione con la Caritas Italiana, che vede le famiglie romane protagoniste dell’ospitalità. Entrambe le iniziative hanno l’obiettivo di promuovere e rafforzare la cultura dell’accoglienza, intesa come capacità della comunità cristiana di mettersi in gioco per superare le disuguaglianze sociali, le diffidenze e i pregiudizi reciproci. Un’opportunità per vivere in modo concreto la misericordia in un rapporto di reciproca conoscenza, prossimità umana e mutua solidarietà con i migranti ospitati.

L’ospitalità è in corso in locali messi a disposizione a titolo gratuito sul territorio in quattordici diversi Municipi, con disponibilità di alloggi da uno fino a un massimo di quattro posti: spazi abitativi simili ad una casa, in cui vivere in semi-autonomia (pasti in comune con l’istituto) o in piena autonomia. Delle 123 persone ospitate 64 sono singoli (38 uomini e 26 donne) e 17 nuclei familiari per complessive 59 persone, tra cui 25 figli per lo più minori. Sono 24 i Paesi di provenienza e le nazionalità più rappresentate sono la Repubblica Democratica del Congo, il Senegal, la Sierra Leone e il Togo.

«Confrontarsi in modo diretto con la vita e i problemi quotidiani dei rifugiati – afferma monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma – ha permesso alle nostre comunità di superare luoghi comuni e pregiudizi, di conoscere nuove culture e nuovi stili di vita e di scoprire che le cose che ci uniscono sono ben di più di quelle che ci dividono. Soprattutto, ha permesso di ascoltare dalla voce dei protagonisti i drammi che avvengono nel Mediterraneo, i motivi per cui scappano dalle loro terre: la fame, le guerre, l’odio, la sopravvivenza».

I due progetti, promuovendo il contatto diretto con il territorio, hanno portato all’attivazione di reti solidali e all’emersione di risorse utili all’inclusione sociale degli ospiti, con il risultato che nel corso di questo primo anno si sono registrati già alcuni casi di titolari di protezione internazionale che, grazie al sostegno ricevuto con l’accoglienza diffusa, sono riusciti a rendersi indipendenti. Altri continueranno nei programmi di inserimento grazie alla disponibilità che le parrocchie hanno rinnovato.

 

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