La denuncia di un’allevatrice: cani sequestrati e rivenduti

Cani sequestrati a scopo di lucro con il benestare di associazioni e veterinari compiacenti. Una vicenda giudiziaria ferma da anni e i diritti lesi di un'allevatrice

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Affari con tanti zeri dietro i sequestri di cani di razza dagli allevamenti. È la denuncia di un’allevatrice di Roma, vittima di un controverso sequestro ai danni dei suoi cani legittimamente detenuti. Secondo l’allevatrice si tratta di un sistema criminale, che specula sui sequestri effettuati rivendendo gli animali, con il benestare di animalisti e veterinari compiacenti.

Stando al racconto dell’allevatrice, le sedicenti guardie zoofile si introducono nel luogo dell’allevamento esibendo falsi tesserini e procedono al controllo e al sequestro degli animali, portando con sé anche i registri con tutti i dati dei cani. Nel caso in questione, i sequestratori hanno messo a verbale uno spazio non idoneo all’allevamento dei cani, cattivi odori in alcune stanze ed irregolarità nella documentazione degli animali. La donna dichiara, però, che gli atti messi a verbale siano solo un pretesto, e che uno degli fosse stato già condannato per truffa. Tra l’altro, pare che mancassero i presupposti per procedere alla requisizione: le guardie zoofile non avevano alcun mandato di perquisizione e non era presente un veterinario, previsto invece dalle norme sanitarie vigenti.

Secondo l’allevatrice, dietro i sequestri c’è un’associazione animalista che fa capo ad un certo C. A., noto per la sua presenza in diverse trasmissioni televisive. Colonna è al centro di molte vicende giudiziarie a suo carico per la discutibile gestione degli interventi di sequestro e per il presunto lucro sui cani sequestrati e si trova al vertice dell’organizzazione criminale, che gode della complicità di giudici, politici e giornalisti.

I legali dell’allevatrice hanno confermato la falsificazione dei verbali e hanno scoperto, con tanto di prove, che i cani sequestrati vengono trasferiti in un preciso canile in Emilia Romagna, da cui vengono poi rivenduti clandestinamente. Un’operazione che va sistematicamente in porto, nonostante gli animali siano sottoposti a sequestro, falsificando il certificato di proprietà e tutta la documentazione necessaria.

L’allevatrice ha denunciato i protagonisti del sequestro per associazione a delinquere, ed è così partita una vicenda giudiziaria, che tra richieste di archiviazione e opposizioni, risulta ferma dal 2017. A nulla sono valse le denunce dei numerosi allevatori vittime dei sequestri fraudolenti e nemmeno l’interrogazione parlamentare fatta in Senato da Carlo Giovanardi nel 2016. Un caso, insomma, che anche la giustizia sembra voler mantenere nell’ombra, mentre gli allevatori, privati dei loro cuccioli, da anni aspettano risposte.

Francesco Amato

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