La moschea di Centocelle può riaprire: “Nessun abuso”

Lo ha decretato il Tar del Lazio, accogliendo il ricorso e non riscontrando nessuna irregolarità e abuso nel cambio di destinazione d'uso

La moschea di via dei Gladioli 14, a Centocelle, può riaprire. I giudici del Tar hanno dato ragione al centro islamico, dichiarando corretto l’iter seguito, in quanto la norma richiamata “ricomprende nella categoria dei ‘servizi’, oltre a pubblici esercizi, sportelli tributare bancari e finanziari, sedi di pubblica amministrazione e sedi universitarie, anche le attrezzature culturali e religiose”.

La sentenza rimette ora in discussione tutti gli altri sequestri attuati dalla Polizia di Roma Capitale negli scorsi mesi, sulle finte moschee di Roma est.

“Incomprensibili le ragioni che hanno condotto al rigetto della denuncia di inizio attività in sanatoria […] non si comprende, pertanto, la ragione per cui il cambio di destinazione d’uso richiesto sarebbe incompatibile con la normativa urbanistica richiamata”, dichiara il Tar nella Camera di consiglio del 18 gennaio scorso.

Il 13 settembre, infatti, le richieste erano state: demolizione e ricostruzione dei servizi igienici, suddivisione interna in una sala principale ampia per la preghiera degli uomini, una piccola sala secondaria per la preghiera delle donne, una vasca di purificazione, un ufficio per imam. Il 22 settembre i sigilli e oggi il pronunciamento che ribalta tutto, anche in merito al cambio di destinazione d’uso per il seminterrato di 310 metri quadrati.

In merito alla situazione non perde tempo a commentare il consigliere di Fratelli d’Italia, Francesco Figliomeni.Il dubbio è che altri luoghi sequestrati in maniera analoga possano rivelarsi inefficaci. Considerato che la libertà di culto non è assolutamente in discussione, va approvata in merito una legge che regoli una materia così delicata, che preveda preghiere in italiano, un albo degli Imam, la tracciabilità delle risorse economiche verso le associazioni, proposte prese in esame anche da un tavolo di confronto di poco tempo fa tra Viminale e comunità islamiche. Chiediamo che sulla complessa materia l’Amministrazione comunale non continui nella sua latitanza e si faccia promotrice di un’ urgente iniziativa a tutela degli interessi della cittadinanza residente”. 

Numerose le proteste da parte della comunità islamica, più volte in piazza, per il rispetto del diritto alla libertà di culto sancito dalla Costituzione, fornendo luoghi di preghiera, se quelli realizzati “fai da te” non sono giudicati idonei. La sentenza del Tar però potrebbe cambiare le cose, anche in merito ai sequestri effettuati tra giugno e novembre sulle finte moschee di Roma est.

 

 

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