La poesia nell’infinito. Omaggio a Leopardi

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di Paolo Dragonetti

La ricorrenza della celebre poesia del Leopardi, scritta nel 19’, non è stata valorizzata nel corso del presente anno in modo appropriato. Se consideriamo che qualcuno ha definito il popolo italiano un popolo di poeti, il tributo concesso dal poeta di Recanati è una pietra miliare della poesia tout court. In alcuni versi di un poeta contemporaneo si enuncia un principio: perché vengono i poeti al mondo, perché il Signore li manda in questo mondo? C’è probabilmente bisogno di qualcuno che veda questo mondo con occhi diversi, che possa guardare oltre la realtà. Qualcuno capace di percepire nelle cose quotidiane il loro lato invisibile.
L’idillio leopardiano, dal greco “eidullion” come diminutivo di “eidos”, è un’immagine. Il paesaggio è strettamente legato allo stato d’animo del poeta che ci comunica i suoi pensieri e i propri sentimenti di colui che scrive versi. Oltre il caro colle della realtà provinciale, descritta in tante sue poesie ove descrive l’amore per la sua terra, basti ricordare “Il sabato del villaggio”, appare il sogno poetico.
Poiché l’universo è una vera rappresentazione di una intelligenza e di una forza infinita, e l’uomo vive in esso. La poesia è applicazione all’universo del primo elemento del proprio ingegno, la fantasia, e della manifestazione del modo onde ella segue. In ogni caso l’essere poeti è qualcosa di più dell’essere versificatori: molti sanno rimare le parole, ma questo forse significa diventare poeta? C’è nei versi quello che la tua parola suscita nel profondo del petto di colui che ti legge, attraverso la gioia e il dolore. Quel dolore leopardiano trasmesso con intensità emotiva profonda, oltre il “sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe”. Nel seguente verso “Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”. Ecco è arrivato quel momento che cancella il confine tra i due mondi, e tutto viene avvolto nel silenzio. Tutto tace. Non si può che restare in silenzio estasiati.
Siamo in presenza di uno dei sonetti più meravigliosi dell’intera poesia lirica universale, di un sentimento scevro di ogni religiosità, anticipatore della poesia mistica. L’ermo colle rappresenta la realtà delle cose, lo sguardo oltre il seme della poesia. L’orizzonte lontano simboleggia l’eterno, e in questa immensità si fa strada l’animo del poeta che si esprime in
quelle auliche sillabe “ Così in questa immensità s’annega il pensier mio” e “il naufragar m’è dolce in questo mare”. Il perdersi nell’infinito immaginario è l’immenso respiro del Leopardi, di un poeta, e di chiunque si possa definire tale Infine la celebrazione della centenaria poesia ricorda il verso di Claudio Trivulzio ”un lampo aprì, pur come un occhio, il cielo”.

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