Musei Capitolini: in mostra L’Annunciazione di El Greco

I Musei Capitolini ospiteranno L’Annunciazione di El Greco. La mostra, ospitata nelle sale al piano terra dei Musei Capitolini e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali è a cura di Sergio Guarino

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La Anunciacion

Questa volta la Sovrintendenza Capitolina ha scelto di esporre a Roma L’Annunciazione di El Greco, l’artista di origine cretese che visse in Spagna per 40 anni della sua vita, prendendo così il soprannome con il quale è noto. In Italia, dove ha vissuto per oltre dieci anni (1567-1577) e a Roma all’incirca tra il 1570 e il 1576, esistono rare opere di El Greco.

La mostra, ospitata nelle sale al piano terra dei Musei Capitolini, e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali è a cura di Sergio Guarino.

L’Annunciazione, dipinta da El Greco a Toledo, era il modello definitivo per un quadro di grandi dimensioni destinato alla pala (in spagnolo retablo) dell’altare maggiore del Colegio de Nuestra Señora de la Encarnación di Madrid. Realizzato negli anni 1596-1600, il Retablo di Doña Maria de Aragon, fondatrice del collegio e committente, venne smembrato a inizio ‘800 e cinque dei grandi dipinti che lo componevano furono accolti al Prado, mentre il sesto al Museo Nacional de Rumania di Bucarest. Il retablo era dedicato alla Redenzione e probabilmente su due livelli: in basso, l’Annunciazione affiancata dall’Adorazione dei pastori e dal Battesimo di Cristo; in alto la Crocifissione, la Resurrezione e la Pentecoste. Forse un settimo dipinto, più piccolo, chiudeva l’opera.

Domínikos Theotokópoulos nasce nel 1541 nell’isola di Creta, all’epoca sotto il dominio della Repubblica di Venezia ma legata artisticamente alla tradizione bizantina. Nel 1567 si trasferisce a Venezia, dove studia le opere di Tiziano – di cui diventa uno degli ultimi discepoli – Veronese, Tintoretto e Jacopo Bassano. Il suo soggiorno di circa sei anni a Roma, iniziato nel 1570, non gli fa ottenere il successo sperato, malgrado la fama raggiunta presso alcuni amatori d’arte. Nel 1576 si sposta in Spagna, dove rimane per il resto della sua vita. Risiede a Toledo, antica capitale e centro artistico, diventando presto un maestro affermato. Non consegue la carica di pittore di corte, poiché non è apprezzato dal re di Spagna Filippo II, ma acquisisce numerose commissioni che gli consentono un alto tenore di vita. Muore il 7 aprile 1614, dopo aver lasciato tutti i suoi beni al figlio Jorge Manuel, nato dalla sua relazione con Jerónima de Las Cuevas.

Lo stile di El Greco è il risultato di una profonda assimilazione di tre diverse culture figurative: la tradizione bizantina (ieratica e spirituale, legata a schemi fissi), l’arte italiana – che nel Rinascimento raggiunge un insuperato vertice espressivo, traducendo la natura in termini figurativi – ed infine la pittura spagnola, rivolta spesso all’introspezione. Pur non avendo mai rinnegato quanto appreso nel corso del suo soggiorno in Italia, solo in Spagna tuttavia, nella città di Toledo, El Greco raggiunge altissimi livelli di spiritualità. La riflessione sui temi religiosi viene accentuata dall’uso di figure allungate e dallo stravolgimento del dato naturale in favore di un’evocazione quasi astratta: non a caso la “riscoperta” del pittore alla fine dell’Ottocento è una delle premesse delle moderne avanguardie artistiche. L’Annunciazione è una delle vette più alte del suo stile finale, dove le forme allungate si intrecciano con una stesura veloce, quasi parossistica del colore e un horror vacui che lo porta a riempire ogni spazio della composizione. (L’UNICO)

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