Leo Gullotta incanta il Quirino con “Bartleby lo scrivano”

Una straordinaria versione di "Bartleby lo scrivano", riadattata dal celebre romanzo di Melville, in scena al Teatro Quirino di Roma fino al 3 aprile. Protagonista, dalle poche ma decisive parole, Leo Gullotta.

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Doveva andare in scena già nella scorsa stagione, ma la pandemia ha fatto slittare tutto, e così il sipario del Teatro Quirino di Roma su “Bartleby lo scrivano” si è potuto aprire solamente ieri. Quella che andrà in scena fino a domenica è una versione di Francesco Niccolini, per la regia di Emanuele Gamba, liberamente ispirata dal noto romanzo di Herman Melville.

Protagonista indiscusso è Leo Gullotta, interprete sensazionale di Bartleby in tutta la sua complessità, nei suoi silenzi e nella sua mimica. Con lui sul palcoscenico del teatro dedicato a Gassman un cast d’eccezione: Giuliana Colzi nei panni di Rita, la donna delle pulizie, Massimo Salvianti nei panni del signor Turkei e Andrea Costagli in quelli del signor Nippers, suo collega e rivale. Dimitri Frosali è l’interprete dell’avvocato mentre Lucia Socci è la signorina Ginger, segretaria dello studio legale.

La vicenda è ambientata in un anonimo studio legale, e la Wall Street del romanzo di Melville può diventare qualsiasi posto del mondo. Uno studio in cui scorre frenetica la vita degli inquilini, che si ritrovano a rivivere ogni giorno la stessa, burocratica, monotonia, con i soliti atti da compilare, i consueti screzi tra Nippers e Turkey, le manie “igieniche” di Rita e le seducenti provocazioni di Ginger. Tutto uguale, giorno dopo giorno.

bartleby lo scrivano
Una scena da “Bartleby lo scrivano”

Fino a quando non bussa alla porta Bartleby, che ha risposto ad un’inserzione dell’avvocato che cercava un nuovo scrivano per il suo studio legale. È lui, con i suoi silenzi, a turbare l’equilibrio dell’ufficio. Subito si mette lì a scrivere, diligente nel suo lavoro, e in men che non si dica consegna al suo datore di lavoro le cartelle debitamente copiate. L’avvocato – persona buona e generosa – è soddisfatto del suo lavoro. Ma a questo punto, quando gli chiederà di rileggere gli atti appena scritti, Bartleby si rifiuterà. “Avrei preferenza di no“, saranno le parole che lo scrivano ripeterà ad ogni richiesta che gli viene posta.

Quattro parole, scandite con una gentilezza disarmante, che rende l’avvocato del tutto incapace di licenziarlo. Una scelta ferma e irrevocabile, che Bartleby porterà con sé fino alla morte. Una decisione che appare spiazzante, in un mondo che pretende sviluppo ad ogni costo e ricchezza al di là di ogni limite. Lo scrivano è l’esatto opposto, e rinuncia sempre ai soldi e ai regali che il suo datore di lavoro gli fa. Per lui ciò che conta davvero è l’essenziale, come quel raggio di sole che poche volte al giorno penetra nell’oscurità dell’ufficio. E nel quale Bartleby troverà riparo e consolazione.

Francesco Amato

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