Liberati i pescatori di Mazara. Ma a che prezzo?

I pescatori di Mazara, in Libia da 107 giorni, pagano l'inefficienza della diplomazia italiana. Alla fine c'è sempre bisogno dell'intervento dell'Aise: si paga il riscatto e si chiude la questione

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Sono stati finalmente liberati, dopo 107 giorni di prigionia in Libia, i 18 pescatori di Mazara del Vallo. È una bella notizia, visto che i 18 uomini potranno fare ritorno a casa e trascorrere serenamente con le loro famiglie le feste di Natale. La prigionia è stata molto sentita dai cittadini siciliani e non solo, che da più fronti hanno elevato le loro richieste di liberazione, ottenendo l’appoggio di numerosi enti ed associazioni.

All’annuncio della liberazione, ieri, subito il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si sono recati a Bengasi, per accogliere gli uomini adesso liberati. La solita passerella politica, d’ordinanza ogni volta che qualcuno viene liberato.

Ma sono davvero di Conte e Di Maio i meriti di questa liberazione? Pare, infatti, che in realtà la Farnesina e Palazzo Chigi c’entrino poco. Ad essere decisiva per la liberazione è stata l’Aise – Agenzia informazioni e sicurezza esterna -, uno dei rami dei Servizi segreti. “Sono veramente contento per la liberazione dei pescatori trattenuti in Libia. Un mio sincero ed affettuoso ringraziamento al Generale Caravelli e al personale dell’Aise per la costante dedizione e il determinante lavoro svolto“, ha detto il Presidente del Copasir, Raffaele Volpe, in una dichiarazione riportata da Geopolitical News PR. “Unicamente a loro va la mia sentita gratitudine“, ha aggiunto, escludendo di fatto Conte e Di Maio.

Il che, in sostanza, significa una cosa solta: riscatto. Sempre Geopolitical News PR riporta, infatti, una lista di cose offerte dall’Italia in cambio dei pescatori liberi. Si tratterebbe della liberazione dei quattro trafficanti di esseri umani recentemente condannati a Catania, per la quale Conte ha assicurato di trovare una soluzione adeguata. Ma anche la promessa di non ripetere più episodi simili – e quindi che le imbarcazioni italiane lasceranno campo libero a quelle libiche nelle acque internazionali – e l’impegno a cambiare sponda: da Serraj il sostegno italiano passa ad Haftar. Infine Di Maio ha promesso di sostenere i progetti di ricostruzione della Libia orientale.

È l’ennesima prova che la diplomazia italiana fa acqua da tutte le parti. E alla fine è sempre necessario l’intervento dei Servizi segreti: si paga quello che c’è da pagare e si chiude la questione. A rimetterci, però, sono le vittime. In questo caso i marinai, che, meglio tardi che mai, sono finalmente tornati a casa.

Francesco Amato

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