L’Italia ai domiciliari ma i rom girano tranquilli?

Gli sforzi e le restrizioni che i poveri cittadini italiani stanno subendo, a ben poco serviranno, visto che certi signori si assembrano, girano, si infettano a vicenda impunemente, senza controllo alcuno ed alla prima occasione, reinfetteranno il tutto (e tutti…)

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Tempo di pandemia, tempo di chiusura. Ma anche tempo di un continuo,
incessante, martellante, bombardamento mediatico. Il virus è là che gira, come un
invisibile nemico, un terrorista in vitro che piglia e colpisce quando meno te lo
aspetti, ti dicono. Sconsolanti immagini di strutture sanitarie allo stremo, medici
sull’orlo di una crisi di nervi, lugubri cortei di automezzi militari carichi di bare che
sfilano sotto il naso della povera gente rinchiusa in casa…E poi i divieti. Divieto di
assembramento, di uscita, di attività sportiva all’aperto,giustificare ogni movimento
e specialmente stare chiusi in casa, puliti, igienizzati a dovere. Mascherine, guanti,
ma, specialmente lavarsi le manine con tanta cura, abbandonar le scarpe innanzi
casa e magari, passar loro pure una botta di disinfezione che dovrebbe, arrivati a
questo punto, pure riguardare gli abiti indossati fuor di casa; non si può mai sapere.
E poi i controlli. Occhiuti, come non mai. Pattuglie, droni, tracciabilità degli
smartphone e chissà cos’altro. Ma, si sa, l’Italia è un paese meraviglioso, ricco di
colorite contraddizioni, frutto della nostra latina creatività e di uno spirito di “lassez
faire”, che tanto risente del dolce e primaverile clima mediterraneo. E così,
scendendo dalle pendici di Monte Mario, ammirando la vista di Roma dall’alto,
uscendo dal tornante finale, lo sguardo andrà diritto diritto a posarsi tra la boscaglia
prospiciente il Tribunale di Piazzale Clodio, divenuta un piccolo e lercio
accampamento nomade.

Lì la splendida natura boschiva, si unisce ad una strabordante pletora di immondezza, in un quanto mai originale “pout pourri” che stona con le austere architetture del prospiciente Tribunale. Quattro-cinque tende, ove vive un congerie umana, che vedi uscir di lì, armata di carrelli per andare a raccogliere immondezza, all’insegna della più completa indifferenza per le tanto propagandate distanze e tutte le altre raccomandazioni igieniste sin qui propalate.
Imboccando invece l’Olimpica, lo sguardo non può non andare allo splendido
spettacolo dei monti che si stagliano ad Est di Roma, come non può non andare a
finire su un altro e ben diverso, sottostante spettacolo, rappresentato da una
quanto mai immensa e sudicia baraccopoli abusiva. Cartoni, plastica, lastre di
metallo ed altre masserizie, costituiscono la principale intelaiatura di un disordinato
groviglio di abitazioni. Il “campo” è ben delimitato da una serie di cassonetti,
disposti a barricata. Tanto per dissuader chiunque dall’entrare e fare un po’ di
chiarezza. Prospiciente a tutto ciò, un’area dove si ammassano a chiacchierare,
socializzare, gruppi di individui, seduti tranquillamente l’uno accanto all’altro. E se
sarete fortunati, vi potrà capitare di vedere una bella adunata di quaranta e più donne e ragazzine, tutti in circolo, intenti a praticare ludiche e giocose attività al sole (così come accaduto di vedere allo scrivente la scorsa settimana). Senza contare l’andirivieni di ragazzotti sbracciati, che gironzolano tranquillamente e senza meta, qua e là sui bordi dell’Olimpica. Continuando verso la Stazione Tiburtina, potrete notare i vari sottopassaggi e ponti di collegamento che, dalla strada a scorrimento veloce, si diramano in città, occupati da tende e capanne in cartoni e masserizie, attorno alle quali si affaccendano beatamente tanti pittoreschi personaggi. Anche qui, di igiene, manco a parlarne…Un capitolo a parte, merita poi la Stazione Tiburtina. Silenziosa, con tanto di pattuglioni di Carabinieri e Ps, in attento stazionamento lì davanti. Ma, se si va a ben guardare, gli unici che ti vedi girare lì intorno, sono coppie di baldi e giovani “migrantes”, a zonzo, in cerca di chissà che.

Spariscono dietro anfratti ed angoli prospicienti alla Stazione, salvo poi uscir di notte e starsene beatamente in bei grupponi per godersi le brezze primaverili, come
splendidamente testimoniato da uno dei tanti talk show di La7, lo scorso Venerdì
sera….Eccola dunque, la magia dell’Italia: quelle leggi e disposizioni per gli italiani si
applicano attraverso occhiuti controlli e draconiane restrizioni, per tutti coloro che
hanno qualifica di migrante, nomade o, comunque, straniero,sembrano vaporizzarsi,
sparire, come in un allettante giuoco di prestigio. Vedete, non è frutto di un tragico
caso, se il nostro paese, quanto a numero di vittime e contagi da Coronavirus, è
secondo solo alla Cina. Il modo approssimativo e cianfrusagliesco con cui da noi è
stato gestito l’affaire Coronavirus, lasciando in Gennaio e Febbraio entrare
beatamente duemila cinesi, più tutti gli altri “migrantes” di cui nulla si sa, poiché
entrati clandestinamente, ce la dovrebbe dir lunga. Da Nord a Sud, l’Italia intera è
una specie di autostrada aperta a tutti e di più. Laboratori clandestini dei soliti
cinesi, orde di rom e di altre etnie che, senza alcun controllo, si riversano nelle
nostre città, accampandosi in sistemazioni sudice e provvisorie. La rinomata
indifferenza delle nostre autorità per la pubblica igiene, ha contribuito a fare del
nostro paese una vera e propria bomba batteriologica, l’humus ideale per
l’insediarsi della bestiola cinese. Gli sforzi e le restrizioni che i poveri cittadini italiani
stanno subendo, a ben poco serviranno, visto che certi signori si assembrano,
girano, si infettano a vicenda impunemente, senza controllo alcuno ed alla prima
occasione, reinfetteranno il tutto (e tutti…). Il nostro adorato esecutivo, così lesto e
pronto a chiudere, bloccare, restringere, pur avendo avuto il sentore che quella del
Coronavirus non era proprio una cosetta da nulla, ha lasciato correre ed ora a
pagare sono, al solito, i cittadini ed i lavoratori italiani. Aziende chiuse, ma anche
ambulatori e quant’altro, per cui, ora, per chi dalla bestiola cinese non è stato ancora infettato, è divenuto tassativamente proibito l’ammalarsi, altrimenti ci si
lascia la pellaccia, così, come nulla fosse. Lasciandovi con queste amare riflessioni,
continueremo a narrarvi le “meraviglie” di una Roma, trasformata in una prigione a
cielo aperto, ma non per tutti però…Con la speranza che, stavolta, visto che ce
l’hanno fatta davvero troppo grossa, certi signori non la passino più liscia, come
sinora è stato.

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