Lombardi in procura, si indaga su raggio magico e dossier per screditare De Vito

Roberta Lombardi è stata ascoltata in procura, e dopo di lei anche Marcello De Vito, Gianluca Perilli e Alessandro Canali. La procura vuole vederci chiaro sul dossier con cui Raggi, Frongia e Stefano avrebbero compromesso la candidatura di De Vito a sindaco di Roma. Grillo pensa al piano B: ci vuole un uomo a 5 Stelle in giunta. E l'identikit porta proprio a De Vito.

Roberta Lombardi è stata ascoltata sabato scorso dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Francesco Dall’Olio come persona informata dei fatti. E la prima persona a cui ha telefonato, secondo Repubblica, è Beppe Grillo, a cui la deputata grillina manifesta la sua preoccupazione per le nuove vicende sul “Raggio magico”. Ad essere coinvolto, stavolta, è il dossier preparato durante le comunarie grilline contro Marcello De Vito, il maggiore sfidante di Virginia Raggi e Daniele Frongia, che infatti poco dopo si ritirò dalla consultazione, lasciando piazza pulita alla candidatura della Raggi.

Lombardi esprime tutta la sua ansia, e crede che questa ulteriore inchiesta possa demolire la giunta capitolina, rimasta in piedi solo per miracolo dopo l’arresto di Marra. La deputata ha dovuto rispondere a numerose domande, a raggio più ampio rispetto all’indagine per cui è stata formalmente convocata: quella seguita all’esposto del 1 luglio 2016 dal senatore di Idea Andrea Augello. Sulla falsa riga di alcune cronache giornalistiche, Augello ha ricostruito il “processo” interno dei consiglieri grillini Frongia, Raggi e Stefani contro De Vito, che aveva promosso un accesso agli atti per una pratica edilizia che, a loro dire, avrebbe potuto costituire reato di abuso d’ufficio. E la cosa fu così eclatante che dovettero intervenite molti parlamentari e numerosi attivisti territoriali grillini. De Vito allora si giustificò: la richiesta era lecita ed era sollecitata dagli avvocati a cinque stelle della Regione Lazio per verificare una segnalazione di illeciti. Ma a nulla valsero le scuse e gli inquisitori pentastellati sollevarono numerosi dubbi tanto da compromettere la candidatura a sindaco dell’attuale presidente dell’assemblea capitolina. E questo scatenò una fitta serie di ipotesi e polemiche sull’ignoto autore del dossier, poi identificato in Raffaele Marra, che divenne l’uomo di fiducia della prima cittadina.

Secondo i pm, questo è uno dei motivi che hanno portato Raggi a legarsi al dirigente arrestato per corruzione, e diventa indizio di un possibile ricatto, sebbene ancora da provare. Infatti, dopo la Lombardi, in procura è stato ascoltato anche De Vito e, il lunedì, il consigliere regionale Gianluca Perilli, che è anche membro del direttorio romano, e l’avvocato del Movimento Alessandro Canali. Il motivo sempre lo stesso: i dossier e i movimenti grillini in campagna elettorale. Una serie di convocazioni che allarma i vertici del Movimento, che stanno pensando di attuare la mossa che non fu applicata, per l’ostilità della sindaca, dopo l’arresto di Marra: un vicesindaco grillino che rafforzi la giunta. Luca Bergamo è un tecnico, e invece ci vuole un pentastellato doc. Non bastano Colomban e Montanari, già presenti in giunta. Non sono né eletti né romani, anche se hanno la fiducia di Grillo e Casaleggio. E invece ci vuole un uomo della base, con la gavetta fatta interamente nel Movimento e riconosciuto da significative preferenze. Sembra, questo, l’identikit di Marcello De Vito. Ma lui è il protetto di Roberta Lombardi, la bestia nera di Virginia Raggi. (L’UNICO)

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