L’orgoglio italiano per fermare lo spread: ecco l’asso nella manica di Salvini per ripartire

Il Governo sta studiando un nuovo BTP Italia che possa invogliare i risparmiatori italiani, ma c’è una proposta della Lega ferma da ottobre in Parlamento…

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di Stefano Mastrillo

Il tesoro lancerà un nuovo BTP Italia: la conferma arriva proprio da Via XX Settembre. Questo strumento finanziario, assieme al BTp€i, ha riscosso molto successo sia fra le famiglie che tra gli investitori istituzionali; a quest’ultimi, infatti, vengono ormai riservate una o più giornate nel periodo di collocamento. Tuttavia, potrebbe essere molto difficile coprire l’intero fabbisogno atteso per quest’anno; il BTP Italia ha fra le sue caratteristiche quella di protezione dal rischio monetario (o di inflazione) e tuttavia c’è il rischio che, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando con la spada di Damocle dello spread, questo asset finanziario non riesca ad allettare ancor di più le famiglie, dal momento in cui il tasso di inflazione in Italia è allo 0,1% (Fonte: ISTAT) è decisamente troppo basso per destare le preoccupazioni degli italiani per quanto riguarda un possibile surriscaldamento dei prezzi.

Secondo il Sottosegretario dell’Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta, “nei conti correnti degli italiani sono fermi 1.400 miliardi di euro” (il PIL italiano ammontava a quasi 1900 miliardi di euro tanto per intenderci prima dell’emergenza Coronavirus): una cifra sicuramente degna di nota che, qualora fosse canalizzata in settori d’investimento virtuosi, grazie agli italiani che vorranno volontariamente contribuire a questa causa (volontariamente, non con la patrimoniale tanto bramata da Prodi e Co), farebbe ripartire molto velocemente il Paese. La Lega, che negli ultimi giorni ha lanciato l’idea dei Buoni per l’Orgoglio Italiano,  in realtà ha già presentato un disegno di legge (N.1578) il 28 ottobre 2019 con il quale si vuole lanciare una novità per quanto riguarda il settore dei titoli di Stato: i conti di risparmio individuali (i cosiddetti CIR). Ma cosa sono? Come funzionano? Proviamo a capirlo insieme.

I CIR riprendono in un certo senso, i Piani individuali di Risparmio, con la differenza che i primi vogliono incentivare l’investimento nei BTP italiani mentre i secondi veicolano i risparmi verso le piccole e medie imprese italiane; entrambi offrono vantaggi fiscali. I CIR sono dei conti sui quali affluiscono gli investimenti in titoli di Stato emessi nel 2019, riservati alle persone fisiche; gli interessi e le plusvalenze maturate sui titoli di Stato non sono soggetti a imposizione fiscale che normalmente invece ammonta al 12,5% per quanto riguarda i titoli di Stato. Un altro vantaggio fiscale è la deducibilità del 23% sul totale dell’investimento, l’inapplicabilità dell’imposta di successione e di donazione, la possibilità di conferire il TFR nei CIR (con lo stesso trattamento fiscale privilegiato riservato ai fondi pensione) e un credito di imposta del 3,5%; le somme contenute nei CIR non potranno essere oggetto di impignorabilità o a sequestro secondo il principio del risparmio blindato, ma se le somme dei CIR venissero disinvestite prima della scadenza, il Regolamento dei CIR prevede la perdita dei benefici fiscali.

Perché preferire i CIR anziché tenere i soldi fermi in banca? Ce lo spiega Armando Siri in un video sulla sua pagina Facebook: “I conti bancari oggi non fruttano interessi, come ben sappiamo, mentre se il denaro viene trasferito nei CIR (importo a scelta chiaramente, ipotizziamo 20000 euro) tra 10 anni hai la garanzia di recuperare i soldi investiti e nel frattempo, ogni sei mesi, incassi gli interessi. Oggi i BTP italiani rendono uno 0,88% netto: con questa legge gli italiano che scelgono di investire nei titoli italiani non solo godono dello 0,88% di rendimento, ma godono anche di un credito fiscale e gli viene azzerata la ritenuta. Questo porta ad avere un extra rendimento aggiuntivo che fa aumentare il rendimento complessivo all’1,5%”.

Cosa potrebbe convincere gli italiani a tornare ad investire in titoli di Stato? Oltre alla componente fiscale, altri elementi che potrebbero convincere gli italiani potrebbero essere l’impignorabilità e l’insequestrabilità come già avviene per le polizze vita. Cosi facendo, molte persone, anziché farsi tartassare dalle tasse, molte persone potrebbero optare per questa soluzione, in modo tale da poter lasciare un domani ai loro figli una capitale abbastanza corposo. Un’altra possibile opzione, secondo il nostro parere, è quella di applicare questo progetto anche alle obbligazioni irredimibili (o perpetue) in modo tale da assicurarsi una rendita a vita, senza scadenze che possono essere chiaramente nell’asse ereditario e dunque passare da genitori in figli senza pagare alcuna imposta, fra cui quella di successione.

Occorre agire in tempi brevi, la minaccia MES non è del tutto tramontata, anzi… ma la storia insegna: i prestiti che arrivano dall’Unione Europea e dalla Troika, vedi la Grecia, si sono tradotti in svendita di porti, aeroporti e aziende strategiche al miglior offerente. A questo punto, meglio soli che male accompagnati.

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