Luigi Tenco, 50enario della morte ma il poeta non riposa

L’avvicinarsi del 50esimo anniversario dalla morte del cantante, avvenuta il 27 gennaio del 1967, all'origine di una competizione tra organizzazioni e impresari per aggiudicarsi il memorial migliore

Sono i nipoti di Luigi Tenco e recentemente danno un gran da fare a legali e addetti stampa. A settembre non gradirono alcune cose raccontate da Massimo Giletti durante la trasmissione Rai “Viva Mogol”. Giulio ai funerali di Luigi? Ma non è affatto vero, secondo Patrizia, Giuseppe e Graziella, figli di Valentino, fratellastro del cantautore. Sono gli ultimi eredi viventi del cantante di Ricaldone, che con De André e Paoli rappresentò la cosiddetta Scuola genovese.

Luigi Tenco scoprì di non essere figlio naturale del papà di Valentino solo in tarda adolescenza. Un evento traumatico che, come confessò lo stesso Tenco, ebbe influenze disastrose sul suo animo. Costretto a ereditare su di sé lo stigma subito dalla giovane madre che lo ebbe da una relazione extraconiugale (negli anni ’30 uno scandalo). Quando Tenco scopre che il padre non è il padre “si sente crollare il mondo addosso” e la serenità della sua infanzia, tra Cassine e Ricaldone, è interrotta dalla rivelazione di un “adulto” del paese. Il ragazzo scopre in un sol giorno della madre ripudiata, di un padre naturale che lo ha diseredato e che suo padre non è suo padre.

Ma è inutile fare psicologia. Tanto meno su un personaggio complesso come è stato Tenco. Ciò che importa al pubblico non è la biografia dell’uomo, ma le sue parole. Leggére e pesanti al tempo stesso, parole che forse non hanno nemmeno bisogno della musica per essere arte. Parole che a quasi 50 anni dalla morte ormai appartengono al mondo e alle antologie. Questo forse è un complesso comune a molti familiari di uomini illustri. Non accettare che l’uomo non è solo un congiunto ma anche patrimonio di terzi. Un patrimonio spirituale.

E quando Giletti parla di depressione loro non ci stanno. “Luigi era allegro e divertente.” Del resto il fratello di Tenco, Valentino, prima di morire, ha combattuto a lungo per dimostrare che c’è qualcosa di strano nella tesi del suicidio. Qualcosa che non torna. La sabbia sui pantaloni, l’ecchimosi sul cranio, la pistola perfettamente pulita. La lettera pastrocchiata. Lucio Dalla nella stanza vicina che non sente il colpo di pistola. Dalidà, la prima a vedere Tenco morto, che non verrà mai interrogata dagli inquirenti. Tutto molto strano. Come conferma pure la testimonianza straordinaria di un poliziotto in pensione, che il giorno della morte di Tenco, da questore di Sanremo corre sul posto per vedere il cadavere e non lo trova. Qualcuno lo ha spostato.

“Lo rimettemmo noi a terra per scattare le foto”, dirà Molinari, morto anni dopo in circostanze poco chiare, e dopo quelle rivelazioni scioccanti rilasciate a Paolo Bonolis durante una trasmissione televisiva. E l’ex questore di Sanremo, morto ufficialmente a seguito di una rapina in casa dopo l’ospitata da Bonolis, non è l’unico morto insieme a Tenco. A distanza di anni muoiono anche Dalidà e suo marito Luciene Morisse. Di Morisse – anche lui a Sanremo la notte della tragedia – si disse che la gelosia per Dalidà poteva essere un movente. Ma anche Dalidà poteva averne uno: la gelosia per Valeria, la donna che secondo il biografo di Tenco, Aldo Fegatelli Colonna, rimase incinta di Tenco e che Tenco amava davvero. Si è parlato anche di complotti. Marsigliesi, omicidio politico e scommesse clandestine. Ma al di là delle ipotesi alla fine una recente perizia anatomopatologa seguita ad una riesumazione ha confermato ufficialmente la tesi del suicidio.

Una tesi che non convince ancora Giuseppe Bità, fondatore della più grande associazione italiana di tenchiani, 50mila aderenti solo su Facebook.

Nel 2015 Bità, che ha chiamato la sua associazione “La Verde Isola” attingendo al repertorio del cantante, organizza un concerto Memorial per Luigi Tenco. L’organizzazione è senza pretese ma Bità riesce a portare sul palco nomi come Franco Simone e poi nel 2016 Don Backy, Amedeo Minghi e Nicola Di Bari, cosa non passa inosservata. In quella data, in Piemonte, sono diverse le manifestazioni in ricordo del cantautore. Bità sembra prevalere. Sarà per la passione smisurata per Tenco che a chi non capisce può sembrare un’ossessione. Una passione che i familiari non comprendono. Allora oggi sul profilo Facebook dell’associazione che combatte per riaprire il caso Tenco c’è scritto che il memorial-concerto “La Verde Isola” non si terrà mai più. Per rispettare i familiari secondo i quali il concerto de LA Verde Isola “non ha nulla di commemorativo, ma “è una rassegna di cantanti che si esibiscono davanti a un pubblico pagante.” Memorial mercenario insomma. Anche se il concerto è andato in rosso nel 2015 e l’ammanco ce l’ha rimesso Bità di tasca sua.

E poco importa che Patrizia Tenco, come dimostra un video di Youtube, partecipò alla prima edizione del Memorial Tenco La Verde Isola, ringraziando gli organizzatori.

IL 50ENARIO DELLA MORTE DI TENCO

Secondo i maligni sarebbe proprio l’avvicinarsi del 50esimo anniversario della morte l’origine di una competizione tra organizzazioni e impresari per aggiudicarsi la data migliore in ricordo del cantautore.

Una competizione da cui però La Verde Isola decide di sfilarsi. Così Bità, noto per il sostegno alle “5 prove dell’omicidio” di Tenco, condivise anche da Orietta Berti e la criminologa Roberta Bruzzone, rinuncerà al terzo concerto. Quello del 50enario. Quello più importante.

Qualcosa potrebbe organizzare il portavoce di famiglia Michele Piacentini, figlio di Tullio. Tullio è noto per avere inventato il videoclip in Italia, sperimentazioni a cui Tenco collaborò. Michele eredita dal padre i legami con i Tenco. E’ stato titolare di un locale per artisti a Trastevere a Roma, e oggi è promoter di artisti più o meno emergenti e organizzatore di spettacoli. Nel 2014  riesce a prendere l’incarico di organizzatore del Museo Tenco di Ricaldone, gestito dal Comune, ma l’incarico a Piacentini (che sul suo sito LesArtistes comunica di essere agente di Patty Pravo e di pornostar come Edelweiss) viene revocato nel 2015. Poco dopo la famiglia Tenco e Piacentini diffideranno il Comune di Ricaldone. La richiesta finita su La Stampa di Torino è togliere l’immagine di Luigi Tenco dalla facciata del museo. Una gigantografia che ricorda il cantante. Il sindaco non acconsente. Il succo è questo: Tenco appartiene ai suoi familiari, ma la sua arte a coloro che sanno apprezzarla. E questo nessun portavoce e nessun legale potrà impedirlo.

Riccardo Corsetto

(L’UNICO)

 

 

Lascia un commento

commenti