Mafia Capitale, Carminati fa il saluto romano: chiesta acquisizione video

Saranno inviate alla Procura di Roma le immagini dell'udienza dell'8 marzo scorso, al termine della quale Carminati ha fatto il gesto del saluto romano all'indirizzo della telecamera. Intanto, nel secondo giorno di interrogatori, Buzzi ha mosso le sue accuse nei confronti di Luca Odevaine. “Si propose come facilitatore" ha dichiarato

Saranno inviate alla Procura di Roma le immagini dell’udienza dell’8 marzo scorso, al termine della quale Massimo Carminati, collegato in videoconferenza dal carcere di Parma all’aula bunker di Rebibbia dove si sta celebrando il processo ‘Mafia Capitale’, ha fatto il gesto del saluto romano all’indirizzo della telecamera.

Lo ha deciso il presidente della decima sezione penale del tribunale Rosanna Ianniello che ha invitato l’ufficio dei Pm a verificare se il comportamento dell’ex esponente dei Nar sia rilevante penalmente al punto da ipotizzare il reato di apologia del fascismo. Le immagini dell’udienza di cinque giorni fa sono state trasmesse oggi in aula dove è previsto il seguito dell’esame di Salvatore Buzzi, il ‘ras’ delle cooperative, a sua volte collegato in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo.

Intanto, nel secondo giorno di interrogatori, Buzzi ha mosso le sue accuse nei confronti di Luca Odevaine, ex componente del tavolo sui migranti indagato nel processo Roma Capitale. “Si propose come facilitatore – ha spiegato –. In cambio mi resi disponibile, su sua richiesta, a pagare l’affitto mensile di due appartamenti di cui fruiva unitamente ad una somma di 5 mila euro al mese”.

Il ras delle cooperative ha aggiunto che in una occasione gli diede “anche diecimila euro in nero per pagare i componenti di una commissione che ci aveva aggiudicato una gara. Mi disse che avrebbe risolto tutti i miei problemi col prefetto Gabrielli, estraneo ai fatti, di cui Odevaine era amico, per quanto concerne i pagamenti per l’accoglienza dei migranti”.

“Odevaine garantiva i nostri rapporti con i più importanti prefetti e funzionari del ministero dell’interno – ha concluso –. Quando viaggiavo con lui mi sentivo ‘il presidente’, ci spostavamo con la scorta della polizia”. (L’UNICO)

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