Mafia Capitale, Ielo: “Prova nelle intercettazioni e Buzzi inattendibile”

Continua il processo a Mafia Capitale. Nell'inquisitoria di oggi, Ielo non ha ascoltato i difensori dei 46 imputati, rei di aver tentato di smontare il processo e ha accusato Buzzi di inattendibilità. Inoltre,per il procuratore la prova regina sta nelle intercettazioni

Oggi a mezzogiorno è cominciata la requisitoria del maxiprocesso Mafia Capitale. E a cominciare è il procuratore aggiunto Paolo Ielo, che si scaglia durissimo contro chi ha tentato di smontare il processo nel corso della sua 201esima udienza: i difensori dei 46 imputati a cui Ielo non intende rivolgersi durante l’inquisitoria. “Partiamo dalla fandonia della struttura associativa di tipo mafioso che non ci sarebbe: gli imputati sono tutti qui detenuti per 416bis e non si è sgonfiato nulla malgrado le archiviazioni – dice Ielo –. Al contrario le archiviazioni che ci sono state rafforzano il lavoro serio di questa procura. Abbiamo lavorato con scrupolo e chi non aveva implicazioni non è entrato in questo processo. Molti di loro erano stati accusati da Buzzi. Ascoltate quelle intercettazioni che noi abbiamo ascoltato e riascoltato e vedrete se erano le chiacchiere dei quattro amici al bar”.

Quindi Ielo entra nel cuore di quella che per lui è la principale prova del dibattimento, e cioè le intercettazioni. “Se queste intercettazioni fossero state pronunciate da calabresi o siciliani sarebbero state credute e ritenute consone al 416bis – precisa –. Perché non dovrebbero esserlo in questo processo? L’articolo 416bis è stato applicato come si applica nel resto della nazione. E sa perché sono attendibili? Perché le hanno pronunciate spontaneamente. Si sono detti responsabili di reati mentre parlavano tra loro”.

Infine attacca l’attendibilità di Salvatore Buzzi, che in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo dove è detenuto ha dichiarato di aver più volte mentito, talvolta anche a Carminati. “Alzi la mano chi in quest’aula avrebbe raccontato sciocchezze a Carminati libero – dice il procuratore –. Buzzi è un caso di scuola di inattendibilità giudiziaria. È totalmente inattendibile. Il 30 marzo del 2015 ad esempio accade che Buzzi propone ai 2 pm nel corso di un interrogatorio di spegnere il registratore a un certo punto delle sue dichiarazioni. Continua a dire: ‘se lo spegne ne parliamo’. E Cascini risponde: ‘questo ufficio rispetta le regole’. Può essere credibile una persona del genere?”. (L’UNICO)

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