Magliano Sabina, Md Madonna Grande all’asta. Corsetto (Lega): “Perché il Comune non revocò il diritto di superficie?”

Corsetto (Lega): "Venuto meno lo scopo mutualistico della storica convenzione, il Comune avrebbe dovuto e potuto revocare il diritto di superficie alla Coop Tevere 78. I maglianesi tornerebbero ad essere proprietari del canone d'affitto su un terreno che vale 200 mila euro annui. Adesso vanno a tutti i costi tutelati i dipendenti del supermercato".

Il 6 dicembre saranno aperte le buste della gara d’asta per l’esecuzione immobiliare del supermercato di via Veneto Lotti a Magliano Sabina. Il fabbricato, costruito durante la controversa convenzione per il complesso di residenza popolare, oggi ospita l’Md Discount, e il Tribunale di Tivoli entro il 2 dicembre raccoglierà delle offerte telematiche con una base d’asta da un milione e trecentomila euro.

La Corte dei Conti ha aperto un nuovo fascicolo

Proprio mentre i giudici del Tribunale per le esecuzioni immobiliari si preparano a pubblicare le buste, ammesso che ci siano offerte (questa non sarebbe la prima asta che finisce deserta), la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo a seguito dell’esposto di un imprenditore locale, per presunto danno erariale.

La storia della convenzione 167 di Madonna Grande

La vicenda non è nuova, tutt’altro. Tutto parte dal 2004, quando il Comune di Magliano Sabina ha autorizzato la Coop Tevere 78 delle varianti urbanistiche nell’ambito della edificazione di 5 palazzine popolari, per un totale di 10 mila metri cubi. Lo scopo si diceva mutualistico, che tradotto significa senza scopo di lucro. Anche perché il Comune di Magliano Sabina cedeva per novant’anni il diritto di superficie sull’area comunale di Madonna Grande, in via Veneto Lotti, in favore della Coop Tevere 78. In cambio, la convenzione stabiliva che vi fossero opere di urbanizzazione e di utilità sociale, come previsto dalla legge 167 del 1962 sull’edilizia popolare. Ma dagli scopi sociali e mutualistici poi è spuntato fuori un supermercato di dimensioni non “compatibili” con la ratio della convenzione stipulata nel 1995 tra Comune e Cooperativa.

Le accuse della Procura di Rieti e della Regione Lazio

Coop Tevere 78 ha ottenuto dal Comune diverse varianti – scriveva il Consulente tecnico, Margherita Aledda, incaricata dalla Procura di Rieti che nel 2008 ha ordinato il sequestro dell’edificio – “tese a sanare le irregolarità operate per favorire il concessionario dell’area, ovvero la Cooperativa 78”. Una variante, in particolare, secondo la Procura, è servita alla Coop Tevere 78 per eliminare due palazzine e fare spazio all’odierno supermercato, che è sorto lì dove, nella convenzione originale del ’95, dovevano esserci due palazzine per residenza popolare.

Variante dichiarata illeggitima anche dalla Direzione Regionale Territorio e Urbanistica della Regione Lazio, che nell’accertamento istruttorio sul piano di zona 167/62 di località Madonna Grande (prot. 31993) ha sancito che è stata “mutata la destinazione delle aree per attrezzature sociali. Modifiche che hanno comportato la previsione di nuove volumetrie commerciali e direzionali ex novo non previste nel Piano di Zona”. Il tutto in assenza del “preventivo parere paesaggistico. Trattandosi di area sottoposta a vincolo paesaggistico, occorreva il parere preventivo regionale sul Piano di Zona ai sensi dell’art. 16 della Legge n.1150/42.”

Problemi anche sul parcheggio, che per una “media struttura di vendita”, peraltro non prevista in convenzione, “risulta insufficiente, perché a fronte di 6674 metri cubi (…) è stata reperita una superficie a parcheggio di 838 metri quadri, contro i 1157 necessari”, sancendo “l’illegittmità procedurale delle varianti apportate al piano di zona con le D.C.C. n. 6/2004 e n. 21/2005 e l’illegittimità del permesso di costruire n. 141/2006”.

L’istruttoria si è chiusa con la richiesta al Comune di di Magliano Sabina “di assumere i necessari provvedimenti per ripristinare un corretto operato dello svolgimento delle procedure amministrative di variante ai piani di zona e di annullare il permesso di costruire n. 141/2006”. Annullamento però mai eseguito dal Comune di Magliano, anche perché in un primo momento il Comune aveva fatto ricorso al TAR contro l’istruttoria regionale, senza però dare seguito al ricorso che fu dichiarato “perento”.

Sindaco Lini e funzionari indagati

Nel 2008 il supermercato, all’epoca Eurospin, viene chiuso con i sigilli della magistratura, e sono stati indagati il sindaco e due funzionari tecnici del comune. Alla fine, in sede penale, il processo ha assolto tutti. Per assenza di colpe personali e prescrizioni. A difendere gli indagati c’era anche l’avvocato Antonio Falcetta, padre dell’attuale sindaco.

Il che, però, non vuol dire che quelle varianti urbanistiche operate dall’amministrazione sono diventate di colpo regolari. Tant’è vero che a criticare a gran voce l’operato di quell’amministrazione c’era Alfredo Graziani, fondatore di Magliano Insieme, sindaco fino a maggio scorso: “Non possiamo dimenticare la vicenda della 167 (Costruzione di Madonna Grande, ndr), la comunicazione della Regione Lazio, con la quale si intima il ripristino della situazione precedente”. Siamo nel dicembre 2007Graziani è un fiume in piena. Il discorso piace così tanto che ancora è pubblicato sul blog online del suo movimento.

“La Regione – tuonava l’ex primo cittadino, all’epoca ancora all’opposizione – contesta la non corretta perimetrazione del piano di zona, l’eccedenza delle aree commerciali rispetto a quelle residenziali, la mancata relazione tecnica per lo studio di impatto ambientale, in quanto zona sottoposta a vincoli, l’inadeguatezza dei parcheggi, il mancato invio alla Regione di due delibere di variante. Lei dovrebbe rassegnare le dimissioni prima ancora che qualcuno gliele chieda, lei costituisce un problema per questa amministrazione. Lei è un problema per la collettività”, dice al sindaco Lini.

Appena vinte le elezioni, però, Graziani e Magliano Insieme hanno improvvisamente dimenticato l’istruttoria regionale. Non solo. Ugo Stazi, presidente della Coop Tevere 78 e firmatario della convenzione sui diecimila metri cubi di Madonna Grande, è tra gli animatori del movimento civico del dentista, che è addirittura intervenuto al microfono in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Magliano Insieme in via Cavour.

Il mutuo da 850mila euro da Banca Etruria mai onorato

Adesso di questa vicenda annosa restano 640 mila euro di quel mutuo immobiliare che dal 2013 non viene più onorato. Mutuo acceso da Coop Tevere 78 per costruire e poi ceduto al nuovo soggetto, la B.S.E. Soldi che non sono certo piovuti da Marte, ma dai risparmiatori di Banca Etruria. La banca del papà dell’ex ministro Maria Elena Boschi, finita sotto inchiesta dopo il crack dovuti ad allegre gestioni sanzionate anche dalla Banca d’Italia.

La Coop Tevere 78 vende quindi a Business Service Express Holding Spa, holding con sede a Monterotondo (non a Montecarlo), tre milioni di capitale sociale, che è riuscita in un solo anno a bruciare 35 milioni di euro in perdite, portando spontaneamente i libri in tribunale. Che ci azzecca una convenzione mutualistica per fare case popolari a chi in quegli anni faceva fatica ad avere un tetto sulla testa, con gruppi che bruciano 35 milioni in un anno? Il presidente della BSE all’epoca era Mauro De Dominicis, già proprietario dell’Acqua Claudia. È sotto la sua presidenza che BSE, nel 2006, compra l’immobile dalla Coop Tevere 78.

I bilanci illeggibili di chi faceva affari con la Coop convenzionata col Comune di Magliano

Un revisore contabile è chiamato dai giudici durante l’apertura della procedura fallimentare. Deve giudicare la regolarità dell’ultimo bilancio, quello che davanti all’assemblea dei soci dichiarerà il crack della BSE. “Non sono in grado di esprimere un giudizio sul bilancio di esercizio a causa degli effetti delle incertezze (…). Nel corso del 2013, la società ha posto in essere rilevanti operazioni di dismissione che hanno riguardato i beni oggetto principali della attività aziendale della Holding modificando l’assetto patrimoniale della stessa. La dismissione – verga il revisore – è stata avviata direttamente da BSE mediante la sottoscrizione di un accordo quadro, in data 30 settembre 2013, con una società di diritto lussemburghese, la EVI SA. Accordo che ha visto il coinvolgimento, a più livelli, di tutte le società del gruppo (…)”. “Imprecisioni”, “contraddizioni” e “limitazioni” che rendono impossibile esprimere un giudizio al revisore sulla bontà di quel bilancio di fallimento.

Corsetto (Lega): “Comune avrebbe dovuto da anni revocare diritto di superficie”

Insomma una vicenda che sembra fare acqua da tutte le parti. Come la si giri e da qualunque parte la si voglia guardare. Adesso alla Corte dei Conti è arrivato l’ennesimo esposto, per presunto danno erariale. Al tempo delle varianti urbanistiche in oggetto, il Comune di Magliano aveva nominato un Direttore generale, anche se la legge – si sostiene nell’esposto querela – prevedeva per i Comuni con meno di 15 mila abitanti soltanto la nomina di un semplice segretario comunale. Dal 2010 i direttori generali, che costano di più alle casse comunali di un normale segretario, sono previsti soltanto oltre i centomila abitanti.

Anche il capogruppo della Lega in Consiglio Comunale, Riccardo Corsetto, oggi in un post ha commentato la notizia dell’asta alle porte dichiarando che “dalle carte al nostro vaglio esistevano, negli anni passati, validi presupposti per revocare il diritto di superficie concesso dal Comune di Magliano a una cooperativa per scopi edificatori. Oggi la società che gestisce il supermercato di Madonna Grande deve quasi duecentomila euro annui di affitto al curatore fallimentare. Se il Comune revocasse il diritto di superficie per via della convenzione che le carte ci dicono non essere stata rispettata da una delle parti in vari punti, i maglianesi tornerebbero ad essere proprietari di un pezzo di casa loro che gli appartiene. Non solo: le casse comunali avrebbero incassato due milioni di euro negli ultimi dieci anni, e continuerebbero a incassare 200 mila euro all’anno in canone di locazione. Senza contare che oggi i lavoratori dell’Md – che vanno tutelati in tutti i modi – sono però appesi al destino di un’asta fallimentare provocata dalla politica”.  (L’UNICO)

Teo Morganese