Manfredi Mattei e Fondazione Filo della Torre al fianco degli studenti ucraini

Manfredi Mattei: "Siamo molto orgogliosi di questo risultato, oggi abbiamo iniziato un nuovo percorso con un ente universitario di prestigio internazionale quale la Lumsa"

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Nell’ambito dell’accordo con l’Università Lumsa e il nuovo portale www.FilodellaTorre.Com, la Fondazione Alberica Filo della Torre, presieduta da Manfredi Mattei, ha presentato l’accordo stipulato con l’Ateneo, all’indomani delle collaborazioni già avviate con La Sapienza e con Roma Tre per sostenere i giovani studenti ucraini in Italia. Con l’occasione è stato presentato 1’ Torneo padel a scopo di Beneficenza a sostegno del progetto, in collaborazione con l’Antico Circolo Tennis Acquasanta.

Il 18 settembre si è tenuto l’evento di premiazione dei vincitori del torneo con il Segretario Generale, Manfredi Mattei che ha assegnato i premi per i vincitori tra cui un soggiorno a Malta in hotel di lusso offerto da Visit Malta. Il torneo di padel non competitivo, è stato vinto dalla coppia Francisco Grechi e Andrea Moriconi, seguito dal cocktail di premiazione e cena spettacolo presso il circolo, con la conduzione della showgirl Angela Achilli ed il supporto musicale di Thomas Grazioso. “Siamo molto orgogliosi di questo risultato, oggi abbiamo iniziato un nuovo percorso con un ente universitario di prestigio internazionale quale la Lumsa, e con l’occasione abbiamo presentato il nuovo portale della Fondazione con cui connettere la comunità alle nostre attività” ha dichiarato Manfredi Mattei – che fondò insieme al padre Pietro la fondazione che che porta il nome della madre, nel 2012.

La contessa Alberica Filo della Torre, venne uccisa nel 1991 nella sua Villa all’Olgiata di Roma, nel giorno del suo anniversario di matrimonio. A ucciderla un domestico filippino sorpreso a rubare ingenti valori. Furono necessari 20 anni e la tenacia del marito per individuare il responsabile, Manuel Winston, assicurato alla giustizia con 20 anni di ritardo a causa di indagini approssimative. Una delle prove regina – infatti – era contenuta nel nastro di una intercettazione telefonica che la Procura non sbobinò per 20 anni.

 

 

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