Marra, il Pm nega la scarcerazione, il Riesame si riserva di decidere

Il tribunale del riesame si riserva la licenza di giudicare sulla richiesta di scarcerazione dell'ex dirigente capitolino Raffaele Marra. La procura di Roma si è espressa negativamente e intanto la difesa dice che i soldi dati a Marra da Scarpellini sono un normale prestito e che in nessun modo gli incarichi istituzionali di Marra avrebbero potuto giovare all'imprenditore

I giudici del tribunale di riesame di Roma si sono riservati la licenza di decidere sulle sorti di Raffaele Marra, dirigente capitolino arrestato per corruzione il mese scorso. Il pm Barbara Zuin si è espressa negativamente riguardo alla scarcerazione, sottolineando il fatto che i 370mila euro dati al dirigente dall’imprenditore Scarpellini, arrestato insieme a lui, erano legati all’ottenimento di favori. Secondo l’avvocato Francesco Scacchi, che appoggia una posizione completamente opposta, quella somma di denaro era un semplice presto e, inoltre, l’incarico ricoperto da Marra nel 2013 non gli avrebbe permesso l’eventuale contropartita in favori.

Il tribunale di riesame deciderà sulla richiesta di revoca della custodia in carcere entro il prossimo 8 gennaio. Secondo la Procura di Roma, l’episodio di corruzione risale a giugno 2013, quando Marra acquistò un appartamento in zona Prati Fiscali con un contributo di 367mila euro provenienti dai conti correnti personali dell’imprenditore Scarpellini. Così Marra avrebbe messo la sua funzione dirigenziale in Campidoglio a disposizione di Scarpellini, come peraltro si nota nell’intercettazione di una conversazione telefonica tra Marra e la segretaria dell’imprenditore risalente allo scorso 30 giugno.

Secondo la difesa, invece, i 370mila euro erano un normale prestito che il dirigente avrebbe dovuto restituire. E sottolinea, inoltre, che nel 2013 Marra aveva lasciato l’incarico alla Direzione Regionale Organizzazione Personale, Demanio e Patrimonio della Regione Lazio, assumendo la dirigenza al Dipartimento Partecipazione e Controllo Gruppo Roma Capitale e Sviluppo Economico Locale di Roma Capitale. I legali di Marra fanno inoltre notare che alla fine di quell’ano, l’ex dirigente venne nominato direttore dell’ufficio di scopo del Campidoglio, occupandosi della definizione del modello e degli strumenti per la cooperazione con i consumatori. Per questo motivo la difesa è convinta che in nessun modo Marra sarebbe tornato utile a Scarpellini riguardo al destino di alcune pratiche edilizie. (L’UNICO)

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