Mascherine, Arcuri le ha ordinate a ditta nata cinque giorni prima

Come mai per ordinare delle mascherine Arcuri si è rivolto ad un'azienda nata da cinque giorni e legata ad un gruppo industriale cinese, che normalmente produce valvole petrolifere? La Procura indaga, ma i dubbi sono tanti.

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Un accordo miliardario, una provvigione di 72 milioni di euro per Mario Benotti, Andrea Vincenzo Tommasi e Jorge Solis, e un’azienda cinese fornitrice di mascherine. Sembrerebbe tutto normale, se non fosse che l’azienda – la Luokay Yongjia Trading Co. – fosse stata creata appena 5 giorni prima rispetto all’ordine, datato 15 aprile 2020. Lo testimonia un documento scoperto dalla trasmissione televisiva “Fuori dal Coro”, condotta da Mario Giordano ogni martedì su Rete 4. Si tratta di un documento che obbliga a porsi alcune domande. Come faceva Arcuri a conoscere un’azienda nata appena 5 giorni prima? Nemmeno la migliore campagna di marketing avrebbe potuto raggiungere questo scopo. È lecito, allora, sospettare che sia una ditta creata ad hoc, in vista di un così grosso ordine di dispositivi di protezione individuali.

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La società fornitrice delle mascherine, nata 5 giorni prima dell’ordine

Ma l’ex direttore del TG4 ha scoperto, inoltre, che dietro la Luokai c’è un’altra azienda, la Prince International, non specializzata nella produzione di dispositivi sanitari ma in valvole ed altri prodotti per impianti petroliferi. Tra l’altro, quest’altra azienda è strettamente collegata con la Athena Engineering srl di Settimo Milanese, e per entrambe è mister Pan Qiuhe a possedere la quota di maggioranza. Sarà la Procura ad accertare la questione, ma i dubbi sono tanti. Come mai, per esempio, per ordinare delle mascherine ci si è rivolti ad un gruppo industriale cinese, che normalmente produce valvole petrolifere, con l’intermediazione di Benotti, Tommasi e Solis.

Arcuri, il commissario individuato dal governo per gestire l’emergenza, non è indagato, ma i giudici ritengono che sia stato messo in mezzo da coloro che hanno fatto da intermediari per incassare le laute provvigioni. Tra questi, secondo La Verità, Benotti avrebbe sfruttato l’amicizia e le relazioni personali con Arcuri per assegnare le commesse a Tommasi e Solis, non impegnati nel settore biomedico. Questi, però, nega, e anzi ha riferito ai suoi legali di conservare ancora i messaggi di sollecito ricevuti dal commissario ad acta. Anche se conferma l’estraneità di Arcuri dalla vicenda.

Intervistato da Bruno Vespa, infatti, ha detto che si trattava di un periodo in cui parlava con Arcuri di varie questioni. “Stavo preparando un libro, su questioni di politica industriale eccetera. Poi scoppiò l’ emergenza e fra le tante persone che, immagino, siano state interpellate, Arcuri mi chiese di dare una mano nella ricerca di dispositivi di protezione individuale – ha raccontato al conduttore di Porta a Porta -. Misi in contatto la Protezione civile, cioè l’ ufficio del commissario Arcuri, e la persona che ritenevo in quel momento più importante“. Si tratta dell’ingegnere Tommasi. “Quando cercai evidentemente all’ interno dei miei contatti, di vedere come si poteva dare una mano, io informai Arcuri: Forse abbiamo una soluzione e Arcuri mi mise immediatamente in contatto con la struttura tecnica. Dopodiché, Arcuri in questa vicenda non è più entrato“.

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Mario Benotti

Benotti non specifica le date, ma pare che gli investigatori abbiano ritrovato proposte di incarico da parte di due aziende cinesi per consulenza in tema di promozione e vendita di dispositivi medici al di fuori della Cina, datate 10 e 16 marzo. Arcuri è stato nominato commissario il 12 marzo, iniziando a lavorare ufficialmente cinque giorni dopo. Già dal 10 marzo, quindi, Tommasi aveva pronti i fornitori delle mascherine, anche se i contratti sono stati firmati tra la fine di marzo e l’inizio di aprile. Benotti ha scaricato a Tommasi, invece, la decisione di coinvolgere anche Solis, che ha incassato una commessa da 4 milioni con una società che si occupa di bibite. “A me l’ ha segnalato l’ingegner Tommasi – ha detto Benotti -. E io ho detto alla Protezione civile che c’erano queste due persone che si stavano occupando di questa cosa. In quel momento posso aver peccato di non aver controllato che questo signore si occupasse di bevande“.

Viene da chiedersi, allora, se è vero che sia stato Arcuri a chiedere aiuto a Benotti e non il giornalista a proporsi, e come mai Arcuri si sia rivolto proprio a un uomo impegnato in altri settori economici. Tra l’altro la vicenda desterebbe ancora più sospetti se il business di Benotti già dal 10 marzo, prima quindi della nomina di Arcuri a commissario. Business che gli ha fatto fruttare milioni di provvigioni, solo per aver messo in contatto Tommasi con la Protezione Civile. Incassi senza spese, a vantaggio esclusivo del suo portafoglio, insomma.

Francesco Amato

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