Matteo Salvini contro Matteo Renzi? Una genialata del Capitano

Un Renzi forte diventerebbe una delle poche possibilità che abbiamo di riuscire ad andare al voto prima del 2023

di Francesco Magrini

Da più parti nel mondo sovranista, ed anche su questo nostro giornale, nonostante la generale soddisfazione per la consueta ottima performance del Capitano, si nota qualche sopracciglio alzato, e più di una perplessità, per l’eccezionale “audience” che abbiamo sostanzialmente “regalato” a Matteo Renzi, nel seguitissimo Porta a Porta di Martedì 15 Ottobre. Intendiamoci, si tratta di perplessità logiche, ed assolutamente ben fondate; in un qualche modo, sancite dallo stesso Bruno Vespa quando, all’apertura del faccia a faccia, ha detto che l’ultima volta che due leader politici avevano duellato in televisione risaliva a ben 13 anni prima. Poi, più nulla. E la domanda è: ci sarà un motivo?

Certo che c’è. Ed è banalmente che i duelli televisivi sono un qualcosa che accade di norma solo nel caso in cui i candidati siano appaiati nei sondaggi, perché (gli analisti di flussi elettorali sono assolutamente concordi) in caso di distacchi importanti un duello va praticamente sempre a vantaggio di chi sta “dietro”. In caso di distacchi più o meno rilevanti nei sondaggi, il risultato di questi scontri è sempre, o quasi, lo stesso: il distacco diminuisce. E quindi, a parte i paesi dove sono obbligatori, i duelli frequentemente non avvengono, semplicemente perché quello che sta davanti scappa. Non accetta il duello. Banalmente, sa che nella migliore delle ipotesi il risultato sarà al massimo di riuscire a mantenere il suo vantaggio inalterato, quindi non gli conviene accettare il confronto.

Di qui, la più che comprensibile perplessità di cui si parlava all’inizio: come può un gigante, accreditato di ben oltre il 30% dei voti, accettare un confronto alla pari con una pulce che raggiunge poco più di un decimo delle sue preferenze? Invece, può. Può, se è un uomo dotato, secondo chi scrive (ad onta di certi media che cercano di dipingerlo come uno specie di pitecantropo tutto selfie e mojito), di una intelligenza e di una raffinatezza politica davvero senza pari, oggigiorno, in Italia. Perché, vedete, il fatto che Renzi ed il suo partito crescano, si gonfino, si sviluppino nei sondaggi e nel consenso, secondo chi scrive è un risultato politicamente rilevantissimo. E, per il fronte sovranista, in realtà è un risultato davvero del tutto conveniente e positivo. È estremamente positivo che Renzi cresca, e sia accreditato dal principale leader del fronte avversario, perché un Renzi che può godere di sondaggi ben più importanti delle misere percentuali attuali potrebbe diventare un elemento di frizione e di dissidio potentissimo, nel contesto dell’attuale maggioranza (ove con ogni evidenza frizioni e dissidi non mancano). E guardate che se Renzi cresce, non lo fa mica a danno del fronte sovranista. I voti che prende, non li porta via mica alla Lega. Li porta via, nella stragrande maggioranza, al PD.

UN RENZI PIU’ FORTE INDEBOLISCE IL PD

Quindi, un Renzi più forte nei sondaggi, un Renzi naturiter accreditato leader del centrosinistra oggi sarebbe una manna per il fronte sovranista: sia per ragioni oggettive – ovvero divenendo uno spaventoso generatore di entropia all’interno di una maggioranza entropica di suo, e dove Conte, M5s e PD già lo sopportano a malapena ora, pensate che può succedere se si accorgono che il Bomba gli sta realmente succhiando via il sangue –, sia per ragioni soggettive – la spregiudicatezza del personaggio è tale che, se comincia a pensare di poter fare una specie di OPA sul PD o su parte del M5S, è capace di fregarsene delle raccomandazioni che gli potrebbero arrivare da oltralpe e dal Quirinale, e di provare a farla lo stesso.

Mi rendo conto che la mia analisi sembra complessa, ma in realtà è semplice: un politico dotato di intelligenza e raffinatezza politica sa benissimo, deve saperlo, che la politica non è solo alti ideali, valori e programmi, ma è anche tattica. E la tattica politica non si fa solo cercando il “bene” tuo e dei tuoi amici, ma anche il “male” dei tuoi avversari. Anzi, vi dirò di più: un Renzi forte diventerebbe una delle poche possibilità che abbiamo di riuscire ad andare al voto prima del 2023. Perché, vedete, chi scrive è convinto che il governo in carica decisamente abbia davanti pochi mesi di vita. Ma la legislatura, purtroppo, no. La legislatura, salvo eventi rilevantissimi, secondo me andrà avanti fino a scadenza. Vi tralascio, perché non pertinenti al tema, le previsioni di governi (apocalittici) che potrebbero seguire a questo.

Vi dico solo che, a parte le pressioni internazionali, sono i numeri stessi, al momento, a suggerire questo scenario. Al momento, gli unici ad avere vero interesse ad andare al voto sono la Lega e Fratelli d’Italia. Sono gli unici due partiti i cui eletti potrebbero praticamente dirsi certi della riconferma, e quindi pronti a chiudere anzitempo la legislatura. Gli eletti di tutti gli altri partiti (a cominciare da Forza Italia e Italia Viva di Renzi) rischiano, in caso di elezioni anticipate, di dover andare a cercarsi un lavoro. Beh, i senatori (mi limito al Senato perché è la camera più in bilico) di Lega e FdI sono 76 su 319, poco più del 23%. Forse, contando qualche fuoriuscito pentastellato, possiamo arrivare al 30%. Ma con il 70% del senato che non vuole assolutamente andare al voto (pena, in alcuni casi, la scomparsa), fatico davvero ad immaginare che la cosa sia possibile.

Se cade il Governo Conte, tireranno fuori qualche altro nome (e tremo già al pensiero), blaterando di responsabilità, di spread e di bene del paese, spareranno fuori qualche ridicolo programma di legislatura, la maggioranza ce l’hanno e Mattarella sarà costretto (costretto?) a nominare un nuovo Presidente del Consiglio. Certo, la situazione politica è fluida, e può sempre intervenire quello che in America si chiama “game changer”, ovvero un evento che cambia completamente la situazione: penso ad esempio alle indagini sull’organizzazione del Russiagate attualmente in corso da parte dei servizi segreti americani, penso ad un possibile e auspicabile filotto alle regionali, Umbria Calabria ed Emilia Romagna al centrodestra. Ma uno dei “game changer” più probabili, secondo me, è proprio Matteo Renzi. Che, se si sente abbastanza forte da farlo, e se vede un suo tornaconto personale, potrebbe decidere la mossa a sorpresa. E scompaginare tutto.

È per questo, secondo me, che il Capitano da deciso di dargli spago, e di accettare il confronto. Perché aveva tutto da guadagnarci, nella baraonda che si potrebbe generare nel campo avversario, e nulla da perderci nel suo. È per questo, secondo me, che nonostante le immense possibilità che il personaggio gli offriva, a differenza di Renzi non ha mai affondato il colpo sotto la cintura (banalmente, accenni ai genitori, a banca Etruria, a MPS, alla villa da diversi milioni acquistata a Firenze…). Facendoci, peraltro, rispetto alla piccineria dell’avversario, anche una figura da grandissimo signore. Ed è una cosa che gli italiani sanno apprezzare.

È per questo che il Capitano non è scappato dalla sfida di Renzi, e non è stato “cattivo” come avrebbe potuto e saputo essere. Perché, politicamente, è un genio. Cari amici dei media, cominciate a farvene una ragione.

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