MES, l’economia e le barzellette tristi

La non convenienza del MES è evidente. È come se delle galline dovessero prendere in prestito le proprie uova, dovendo accettare che le faine determinino le regole del pollaio per poterlo ottenere.

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Stiamo assistendo alla pantomima del MES, una storia triste che non meriterebbe neanche di essere raccontata e probabilmente sarà studiata dagli storici e sociologi. Sarà studiata dagli storici perché ad occhi distaccati e non immersi nella nostra attualità sarà difficile spiegare l’irrazionalità e l’autolesionismo economico della firma del MES.

In pratica dovranno spiegarci perché delle galline dovrebbero prendere in prestito le proprie uova ipotecando il pollaio e per poter avere questo prestito dovrebbero accettare che le volpi e le faine determinino le regole per la gestione del pollaio stesso. Il paragone può sembrare forte ma vi assicuro che, applicando un minimo di analisi economica, ne vedrete l’attinenza.

Per chi lo avesse dimenticato, l’Italia ha visto la propria economia distrutta negli ultimi 30 anni ma è ancora un paese solido, con un forte risparmio privato. La popolazione italiana è relativamente ricca, in quanto proprietaria della prima casa, a volte anche di seconde case ed investimenti finanziari.

Abbiamo un forte debito pubblico, gran parte acceso dopo il divorzio con la Banca d’Italia nel 1981 ed aumentato vertiginosamente dopo la “cura” a base di austerity dell’ultimo decennio, che attualmente è molto richiesto e venduto sul mercato a tassi di interesse molto bassi ed in alcuni casi negativi.

Visto l’agevole accesso al mercato non c’è logica nella scelta di finanziarsi presso gli usurai del MES, un fondo di diritto lussemburghese alquanto oscuro, al di sopra della legge, che rappresenterebbe un creditore preferenziale e potrebbe decidere con ampi margini di autonomia del nostro futuro.

Per chi non avesse seguito il dramma sociale ed economico dei cugini greci nel 2015, le polemiche e gli avvertimenti di tanti economisti e parlamentari in questi mesi, e non avesse seguito neanche l’ultimo intervento in parlamento di Claudio Borghi, faccio un breve riassunto delle caratteristiche dell’accordo che stiamo sottoscrivendo.

Il MES è un creditore preferenziale per cui, in caso di default dell’Italia, verrebbe pagato prima di tutti gli altri ed i titoli di stato venduti sul mercato diventerebbero di fatto titoli subordinati. In qualsiasi mercato, titoli pubblici compresi, un creditore subordinato chiede sempre una remunerazione maggiore, per cui è altamente prevedibile (per non dire certo ceteris paribus) che per poter vendere sul mercato i titoli di stato di nuova emissione si dovrà pagare un tasso di interesse più alto.

Il MES ed il suo operato sono completamente oscuri

Il MES è una società commerciale anonima di diritto lussemburghese, i cui azionisti noti sono 19 Stati membri dell’Eurozona. L’operato del MES è coperto da segreto professionale, tutti i suoi atti sono segreti e inviolabili e persino il suo personale non può essere né indagato né citato in giudizio. Dal momento che accorda un finanziamento, il MES assume il diritto di incidere sulle scelte politiche del Paese che vi si rivolge e mantiene una autonomia di gestione estremamente ampia, tale da comprendere il diritto di avviare la ristrutturazione del debito (in pratica di mandarci in default), decidere se siamo solvibili o meno e chiedere nel caso il rientro del versamento quasi immediato e l’intervento della Troika che abbiamo potuto vedere sulla pelle dei poveri cugini Greci.

La non convenienza di questo accordo è evidente, non si può non capire. Non bastano l’incompetenza e l’ingenuità dell’attuale classe politica per spiegare la scelta di ipotecare il pollaio, ed accettare che le volpi e le faine determinino le regole per la sua gestione, in cambio di un prestito a condizioni leggermente migliori del mercato che determinerà un aumento dei costi dei futuri finanziamenti.

Del fatto che poi dobbiamo farci prestare la nostra moneta, ne parleremo in una prossima puntata.

Paola De Santis

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