Si vax No Vax? Perché non vaccinarsi non può essere causa di licenziamento

Il giuslavorista Pietro Ichino afferma un non senso giuridico: se il vaccino funziona allora basta che se lo faccia il mio collega per rendermi libero di non farlo. Dalla aviaria alla suina abbiamo scoperto che i vaccini servono soprattutto a fare speculazione

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Riccardo Corsetto
Direttore L’UNICO

di Riccardo CORSETTO

Carissimi, vaccino SI vaccino NO è la domanda degli ultimi mesi. Non riesco a rendermi tifoso di una o dell’altra fazione, per partito preso, perché trovo che molto spesso questo dibattito venga pericolosamente strumentalizzato e ideologizzato. Credo che in questo caso la ragione sia nel mezzo. E’ innegabile l’importanza della medicina e della scienza, e quindi della farmacia. Questo ricordiamocelo sempre. Basti ricordare il vaccino sul vaiolo che ha salvato l’umanità da una pandemia che uccideva il 30% di chi si contagiava. Ma un po ‘di considerazioni possiamo farle, perché non voglio sottrarmi al dibattito, e non voglio nemmeno prendere parte per partigianeria cieca. Il vaccino per antonomasia, il primo della Storia, che davvero ha salvato il mondo porta la firma di un individuo. Edward Jenner aveva notato che le mucche da latte che si erano ammalate di vaiolo bovino, in seguito non lo sviluppavano più. Stessa cosa per gli individui che si ammalavano della variante umana.

Il Vaiolo non mutava e non si poteva riprendere una seconda volta

Era il 1798 e Jenner era un medico e non una industria farmaceutica e da questa osservazione comprese che sarebbe bastato inoculare delle dosi non mortali di quel virus per ottenere una immunità salvifica. Non è un caso che la parola vaccino derivi proprio da vacca, almeno da quando nel 1881, Louis Pasteur, in onore della scoperta di Jenner suggerì di usare il termine vaccino per tutte le inoculazioni basate sulla scoperta di Jenner. La scoperta di Jenner ha salvato milioni di vite umane, fino al 1979, quando il virus è stato completamente eradicato a livello mondiale. Anche se presso il Centers for Disease Control and Prevention ad Atlanta, in Georgia (USA) e il Centro statale di ricerca sulla virologia e la biotecnologia (VECTOR) a Koltsovo in Russia sono conservati di campioni di virus vaiolo con la giustificazione che potrebbero servire in caso di una eventuale guerra biologica, per motivi di ricerca e nel caso in cui, in futuro, venissero scoperti eventuali focolai originati da qualche sconosciuto serbatoio naturale di vaiolo.

Il vaccino è stato sicuramente la più grande scoperta medica dell’umanità. Napoleone Bonaparte ordinò campagne di vaccinazione coatte in tutto l’impero. Solo nel 1753 a Parigi morirono 20.000 persone, a Napoli, nel 1768 60.000 in poche settimane, e ogni anno l’Inghilterra aveva 40.000 morti per vaiolo. In Italia, fu Luigi Sacco (1769-1836), medico della Repubblica Cisalpina, a promuovere il vaccino di Jenner. Nel 1806 Sacco dichiarò di aver vaccinato di persona 130.000 tra uomini, donne e bambini.  Con l’Unità d’Italia il vaccino anti-vaiolo divenne obbligatorio, a partire dal 1888. L’obbligo fu abolito nel 1981. Ma la prima differenza è che il vaiolo non era possibile beccarselo la seconda volta. Basta questo per definirsi SI VAX. Ma il vaccino negli ultimi anni non ha più l’evidenza di Jenner, né porta la faccia di un uomo.

Dopo Jenner tanta speculazione. Il Caso Tamiflu, il vaccino antiaviaria inefficace

Solo nel Regno Unito furono spesi 500 milioni di sterline per comprare dosi di Tamiflu, il farmaco anti-suina che poi un gruppo di scienziati indipendenti (Cochrane Collaboration, vicino all’università di Oxford) definì assolutamente inefficace mettendo sotto accusa il gruppo farmaceutico Roche e l’OMS che aveva prescritto l’acquisto. Lo studio apparve sul British Medical Journal, concludendo che il vaccino taglierebbe soltanto il tempo di degenza da sette a poco più di sei giorni, senza nemmeno ridurre il numero dei ricorsi alle cure ospedaliere.

 

L’Aviaria, la Novartis fece un miliardo di euro per dosi mai usate

Sull’aviaria in Italia successe questo nel 2010: il governo acquistò 24 milioni di dosi, contro il virus H1N1 al prezzo di 184 milioni di euro, ma ben oltre le 10 milioni di scorte rimasero inutilizzate nei magazzini delle fabbriche e soltanto 800 mila italiani furono effettivamente vaccinati. Alla fine 2,4 milioni di dosi furono donate all’OMS affinché le portasse nei paesi del Terzo mondo, e una buona parte invece finì per scadere e deteriorarsi. Il business di Novartis però era stato assicurato. E con lei quelli dei mediatori che riuscirono a far stipulare al nostro governo italiani contratti di approvvigionamento segreti e capestri. Esattamente come sta avvenendo per il vaccino Covid.

Cosa diceva l’articolo 10.2 della commessa del vaccino aviaria?

L’Italia sotto il IV Governo Berlusconi stipulò un contratto segreto con Novartis, ma quella clausola contenuta all’articolo 10.2 era impossibile da rispettare vista l’evidenza pubblica della procedura. E infine il contratto prevedeva che gli eventuali effetti collaterali del vaccino sui pazienti fossero a carico del ministero e non come di solito avviene dell’azienda farmaceutica. “L’articolo 4.5 – contesta la Corte – prevede rimborsi al Ministero per danni causati a terzi, limitatamente a causa di difetti di fabbricazione, mentre ai senso dell’articolo 4.6 il Ministero dovrà risarcire Novartis per danni causati a terzi in tutti gli altri casi”. Insomma se qualcuno fosse morte per il vaccino non avrebbe pagato il produttore, ma l’acquirente: il governo. Cornuti e mazziati.

Su questi fatti intervenne la Corte dei Conti. 

La Novartis incasso un miliardio di euro nel mondo, ma le dosi andarono per oltre la metà scadute e non utilizzate.

Stessa riservatezza dei vaccini anto-covid? Chi paga in casa di effetti collaterali?

Le medesime clausole di segretezza riguardano del resto il vaccino anti-Covid. Al centro dell’opinione pubblica sono in particolare la questione sulle varianti del virus e la segretezza dei contratti. Una domanda che ha rivolto al governo il senatore Gianluigi Paragone“Perché non dicono ai cittadini cosa è stato firmato? Perché non parlano delle cifre di questo affare? Se i vaccini ora non fossero efficaci per la nuova variante lo ammetterebbero mai?”

“Tutti dicono che la variante inglese inficerà poco sul vaccino… Perché ci dicono una cosa del genere? Secondo voi dopo i tanti contratti che hanno stipulato fino ad oggi, che hanno fatto ricche le multinazionali del farmaco, la Commissione Europea si permetterebbe mai di dire che quel vaccino non è efficace? Hanno firmato dei contratti che nessuno ancora ha visto, i cui importi non sono chiari, e che sono già pagati e ora ci dovrebbero dire che non sono efficaci? Certo che no. Se non ci fanno vedere quei contratti c’è un’opacità che vince. Perché non vogliono la trasparenza? Perché evidentemente quei contratti sono firmati per lo più per i vantaggi di #BigPharma e perché i Governo che non sono in grado di gestire questa situazione sono dipendenti dalle multinazionali del farmaco.

Non senso giuridico del giuslavorista Pietro Ichino

Poche ore fa il giuslavorista Pietro Ichino ha affermato che se un dipendente non si vaccina il datore può licenziarlo. Questa ci sembra una follia giuridica. Ragioniamo insieme: la legge nasce e si evolve per tutelare l’individuo e la collettività da azioni e comportamenti altrui recanti ingiusto danno. E’ il banale e ovvio principio per cui un uomo che si ubriaca non commette reato, ma se si mette alla guida di un veicolo, lo commette: poiché mette a rischio gli altri. Ergo se un dipendente di un reparto o di un ufficio non si vaccina, ma lo fanno tutti gli altri colleghi, perché mai la legge e il datore dovrebbero punirlo? E’ proprio la convinzione di Ichino sull’immunità del vaccino a rendere libero il dipendente di non vaccinarsi. Basterà che lo facciano gli altri colleghi e saranno immuni dal Covid. Se è vero che il vaccino funziona. Ma funziona? E per quanto? E sulle mutazioni? (L’UNICO)

 

 

 

 

 

 

 

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