Moneta parallela, ecco l’Italia che reagisce alla dittatura dell’euro

Valuta per il circuito nazionale in biglietti di Stato, stato-note e moneta elettronica, da affiancare all’euro sono alcune delle strade percorribili per uscire dalla crisi. Basta solo metterle in pratica

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di Stefano Mastrillo

La crisi sanitaria, già tramutata in crisi economica per molte famiglie e piccoli imprenditori che molto probabilmente non riusciranno più a lavorare, ha riacceso l’interesse degli italiani su una tematica finora troppo trascurata: la moneta. I Paesi del Nord, Germania e Olanda in testa, propongono il ricorso a strumenti di debito come il MES o il Recovery Fund (il MES cambiato di nome) senza prendere minimamente in considerazione la monetizzazione dei debiti (la sovranità monetaria tanto per intenderci).

Non si prende tanto meno in considerazione la possibilità di derogare l’art. 123 TFUE e fare in modo che la BCE possa acquistare titoli di prima emissione sul mercato primario finanziando direttamente gli Stati e dunque l’economia reale anziché finanziare banche, fondi pensione, Hedge Fund ecc. e allora occorre prendere un’altra strada in considerazione: la moneta parallela. È davvero proibita dai trattati così come viene detto in maniera davvero semplicistica dalla propaganda mainstream? Cerchiamo di capirci qualcosa insieme.

L’art. 128 del TFUE recita testualmente:

  1. “La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione […]. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione; 
  1. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l’approvazione della Banca centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell’Unione.”

Per molti anni ci hanno fatto credere che la moneta parallela sia proibita dai trattati: in realtà questa possibilità non è esclusa, anzi… nel testo dell’art. 128 non si fa alcun riferimento ad una possibile altra valuta che possa circolare solo all’interno di un Paese Membro…

Un esempio tangibile è sicuramente la Danimarca: in Danimarca la moneta a corso legale è la corona danese; tuttavia viene accettato anche l’euro il che significa che non c’è un ostacolo a emettere una valuta nazionale che valga all’interno del Paese.

Come funziona questa moneta parallela nella vita pratica? Vi siete mai chiesti perché in Italia abbiamo l’euro e non un’altra moneta? Molti ci risponderanno: perché in Italia c’è una legge che impone l’utilizzo dell’euro essendo una moneta a corso legale. Vero, ma allora perché anche in Cina non c’è l’euro? Anche lì c’è una legge che impone l’utilizzo della moneta a corso legale. Ma cos’è che impone realmente una valuta? Un indizio: non è nemmeno la regola aurea, peraltro abrogata nel 1971… è la tassazione lo strumento con cui lo Stato impone la valuta!

Uno Stato per imporre una valuta deve far si che il cittadino possa pagare le imposte con la valuta che lo Stato intende imporre: quindi uno Stato per imporre una valuta parallela deve far si che il cittadino possa con questa nuova moneta parallela, pagare le tasse e provvedere alle sue necessità (fare la spesa, pagare le bollette, fare benzina, sfamare i propri figli). Insomma, al di là dell’aspetto giuridico, condizione altrettanto importante, ma non sufficiente, occorre anche guardare all’economia reale, quella di tutti i giorni. La nuova valuta, che possiamo chiamare con tutti i nomi che vogliamo (nuova lira, fiorino, scudi ecc.) avrà un tasso di conversione 1:1 (così da rendere più semplice il calcolo fra valuta parallela ed euro) e sarà immediatamente spendibile: secondo alcuni esperti la moneta parallela potrebbe portare anche ad un incremento del gettito fiscale e dunque permetterci di ridurre la pressione fiscale, favorendo l’aumento degli stipendi e del potere d’acquisto delle famiglie evitando l’effetto svalutazione.

Questa battaglia sta trovando molto consenso anche nei comuni italiani: da Castellino di Biferno per arrivare a Santa Marina, nel Cilento, i sindaci stanno pensando di coniare banconote plastificate da 20 o 50 “ducati” da distribuire ai più bisognosi con quali potranno acquistare beni di prima necessità nelle attività convenzionate che poi, successivamente, consegneranno l’incasso alle casse comunali per ottenere il corrispettivo in euro.

Un’altra proposta interessante è sicuramente quella del prof. Nino Galloni: “Se vogliamo uscire vivi da questa crisi – spiega – la strada da perseguire, non esclusiva comunque, è quella di immettere una valuta per il circuito nazionale in biglietti di Stato, stato-note e moneta elettronica, potremmo chiamarli euro-italiani, da affiancare all’euro, anche metallici, ma di taglio diverso per evitare confusione”. In pratica le stato-note, che sono moneta non a debito, diverse dall’euro, sono immesse nel sistema economico direttamente dallo Stato con le quali pagare i suoi fornitori, dare lavoro ai disoccupati e aiuti a chi ne ha bisogno.

Insomma, le soluzioni ci sono, basta metterle in pratica; volere è potere, dice il proverbio. Esatto, perché ora è il momento di passare dalle parole ai fatti prima che sia tardi.

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