In centinaia questa mattina per avere la conferma di una proroga, mentre è in corso l’esame del Milleproroghe contenente il posticipo al 2020 per l’applicazione della direttiva Bolkestein. La stessa ha messo in agitazione, nel corso di questi mesi, migliaia di commercianti ( fruttivendoli, paninari, fiorai ecc.. ) che lavorano sul suolo pubblico, imponendo la liberalizzazione dei servizi nel mercato interno dell’Unione. In poche parole, entro maggio 2017 gli stati membri dovranno rimettere a bando le concessioni rilasciate dagli enti locali, rivalutando la possibilità di aprire un’attività commerciale su area pubblica, a tutti i cittadini europei, senza limite di nazionalità.

Il problema che fa tanta paura a molti dei venditori italiani è la parità di diritti di un ambulante spagnolo, tedesco o francese di trasferirsi in Italia, rivendicando la partecipazione al bando con il consequenziale rinnovo della licenza.

La speranza per molti di loro è quella di non incontrare ostacoli in parlamento.

Dopo tante proteste, parte di loro sono state accolte e capite: dal governo Renzi la promessa di una proroga al 2020 per agevolare i Comuni nell’organizzazione con regolamenti idonei e mirati. La proposta però deve passare in Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, all’interno del decreto “milleproroghe” licenziato dal Consiglio dei ministri il 29 dicembre.

Dodici gli emendamenti a favore del posticipo, fortemente voluto dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) otto contro, presentati dal centrodestra e sostenuti dai sindacati Anva confesercenti e Fiva Confcommercio.

A favore della proroga anche la vicepresidente di Legautonomie Lazio, Cristina Maltese, ex minisindaco del municipio XII. “La Bolkestein non è soltanto un problema che riguarda famiglie e lavoratori, tocca in profondità anche l’identità e l’economia di questo Paese, è necessario rivedere la normativa così da poter avere delle regole certe, che tutti i Comuni possano applicare”.

Secondo Maltese, la Bolkestein si può applicare solo sui mercati a norma e il 70 per cento a Roma non lo è. Qualora, quindi, venisse applicata, il mercato di Porta Portese e i mercati rionali sparirebbero. La stessa chiede tempo per mettere a norma il tutto in attesa di una riorganizzazione valida.

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