Morte di Sara Di Pietrantonio: rito abbreviato per l’ex fidanzato

Vincenzo Paduano ha strangolato e dato alle fiamme il corpo di Sara Di Pietrantonio. Il processo al 27enne inizierà il 7 aprile, con rito abbreviato

Prima l’ha strangolata, poi ha dato alle fiamme il corpo della sua ex fidanzata Sara Di Pietrantonio, colpevole di non voler più stare con lui. La ragazza, 22 anni, fu trovata morta all’alba di una domenica di fine maggio (29 maggio 2016) in via della Magliana, alla periferia di Roma.

Il processo per Vicenzo Paduano, 27 anni, prenderà il via il 7 aprile con rito abbreviato, come deciso oggi dal giudice dell’udienza preliminare di Roma Gaspare Sturzo. Al vigilante 27enne la procura di Roma, nell’avviso firmato dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Maria Gabriella Fazi, contesta i reati di omicidio volontario premeditato, stalking, incendio e distruzione di cadavere. Dopo aver tentato di aggrapparsi a vari alibi, Paduano confessò l’omicidio dopo un interrogatorio durato 8 ore.

Tra i due c’era stata una relazione durata due anni, nel corso della quale Sara aveva già lasciato il suo ex altre volte, almeno tre, fino alla decisione definitiva. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la ragazza era apparsa preoccupata nell’ultima settimana prima del delitto per la morbosità del giovane, tanto da averne parlato anche ad alcuni amici.

Gli sms, le chat minacciose sui social network, le visite a casa della madre di lei, il sentimento strillato forte e poi le botte, i gesti inconsulti. Ci sono tutti gli elementi del “femminicidio” più conosciuto negli ultimi anni nella storia tra Vincenzo Paduano e Sara di Pietrantonio. Lei piccola e lui grosso, lei con la passione per la danza, lui vigilantes.

Nell’interrogatorio agli inquirenti Paduano ha spiegato: “Non saprei ricostruire perfettamente la scena, ho dato una versione nei giorni scorsi, probabilmente ne darò altre. Mi sono state proposte delle ipotesi su come potrebbe essere andata la vicenda, io ne ho in mente varie, non so quale sia quella vera. Faccio uso di cannabis. Il quantitativo di stupefacente che mi è stato ritrovato ce l’ho da Natale e solo per mio uso personale. Non mi è chiaro quanto accaduto. Sono certo che non era un gesto premeditato perchè mai avrei voluto farle del male”.

Ma questa storia finita così, in via della Magliana, di notte, aveva avuto un presagio secondo gli inquirenti. Perché Sara aveva già subito un’aggressione da parte del suo ex. A rivelarlo è l’ordinanza di custodia. Tra il 21 e il 22 maggio a difendere la ragazza era intervenuto il nuovo fidanzato od almeno il ragazzo che usciva con questa lei “piena di mossette e sorrisi”. Paduano allora scomparì per riapparire la sera dell’omicidio in cui localizza con una app la ‘sua’ Sara e le va incontro.

Lui conosceva le abitudini, i posti frequentati, le strade percorse. Paduano aveva fatto visita a Sara nella sua casa. Il tutto davanti alla madre di lei per chiarire la situazione. Grazie al web che nulla dimentica è stato trovato un messaggio che Sara aveva mandato. “Perché vuoi uccidermi?”, aveva chiesto. E lui: “Servirebbe a qualcosa?”. In un post Vincenzo alle 2 e 27 del 29 maggio, due ore prima dell’omicidio scriveva: “Quando il marcio è radicato nel profondo ci vuole una rivoluzione, tabula rasa. Diluvio universale”. Col nome social ‘Vince Mc Ojons’, le foto di lui e lei abbracciati e stretti come i fidanzatini che non si fanno mai male, le è andato incontro. Ma Sara glielo aveva detto: “Ho paura di te dopo quello che mi hai fatto! Ma sono convinta che tu mi debba delle scuse. Sì, ti voglio vedere, voglio sentire cosa devi dirmi…”.

Il pm Maria Gabriella Fazi non ha dubbi: “La ragazza cercava in ogni modo di tranquillizzarlo e assecondare le sue continue richieste”. Dopo averla resa inerme e fatta smettere di respirare lui cosparge lei di liquido infiammabile e accende il fuoco. E’ la fine di un film brutto. Oggi il padre e la madre di Sara non hanno voluto parlare con i cronisti. Sono divisi da tempo, ma hanno buoni rapporti, dice chi li conosce. Entrano insieme nell’aula dell’udienza preliminare e poi vanno via contornati da amici.

L’avvocato Maria Teresa Manente, dell’associazione Differenza donna, che si è costituita parte civile, ha spiegato i danni causati da una “cultura sessista e patriarcale che legittima la proprietà della donna da parte degli uomini”. Oggi l’udienza preliminare davanti al gup Sturzo del Tribunale di Roma è stata aperta e subito rinviata. Il processo, come già anticipato, si terrà in abbreviato.

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