La maxi operazione anticamorra di oggi ha portato la Dia di Napoli, la Squadra Mobile della Questura di Caserta, il Gruppo della Guardia di Finanza di Formia e la Compagnia Carabinieri di Casal di Principe a notificare 31 ordinanze di custodia cautelare tra Casal di Principe, Parete, Formia e L’Aquila ad altrettanti soggetti appartenenti al clan casalese di Bidognetti, operativo tra il Casertano e il Basso Lazio. Arrestati a Formia figlie e genero del boss Bidognetti.

I tre fermi: Katia Bidognetti, 35 anni, terzogenita di Francesco Bidognetti soprannominato “Cicciotto e’ mezzanotte”, residente nel parco “Luci del Mare”, in via Madonna di Ponza, e l’ex marito Giovanni Lubello, già arrestato nel 2011 e domiciliato in via della Conca (finito ai domiciliari); per l’altra figlia del boss campano, Teresa, 27 anni, sono stati disposti i domiciliari perché in stato di gravidanza.

Le accuse a carico dei due sarebbero estorsione di denaro al resort Villa Mama, in località Civette a Cellole in provincia di Caserta.

Come spiegano gli investigatori, le indagini si sono avvalse delle dichiarazioni di numerosissimi collaboratori di giustizia e delle imprescindibili attività di intercettazione (telefoniche, ambientali e telematiche), il tutto rigorosamente riscontrato dalle dichiarazioni rese, non senza timore, dalle parti offese e dai tradizionali servizi di polizia giudiziaria (osservazione e pedinamenti)”.

Grazie, infatti, a delle microspie introdotte nella “casa di campagna” a cinque stelle, è stato possibile accusare Lubello di partecipazione ad associazione camorristica ed estorsione aggravata dai metodi mafiosi. Gli stessi, imponevano infatti ai titolari del Villa Mama l’acquisto di importanti partite di vino (20.000 euro) a prezzo decisamente maggiorato rispetto a quello di mercato, “avvalendosi della forza intimidatrice che il solo nome Bidognetti ancora incute negli operatori commerciali dei territori controllati dalla citata organizzazione camorristica”.

Per le donne l’ accusa – come spiegano gli investigatori della Finanza – “è di aver assunto incarichi qualificanti il delitto di associazione mafiosa, quali: la distribuzione degli stipendi ai componenti della famiglia; l’assistenza economica e legale ai familiari in carcere; la veicolazione di direttive e comunicazioni ‘da e per’ il carcere; il sostentamento, anche attraverso il reperimento di posti di lavoro, di familiari di associati liberi. Le stesse sono, altresì, accusate di ricettazione aggravata per aver goduto di uno stipendio mensile derivante dalle attività illecite del clan”.

 

 

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