Pamela Mastropietro, lo zio e avvocato di famiglia sul palco con Stefano Parisi

L'avvocato della famiglia di Pamela Mastropietro è membro dell'Assemblea Nazionale di Fratelli d'Italia della Meloni: “Per mia nipote meglio essere qui che in Tv”

E’ salito a sorpresa sul palco durante l’apertura della campagna elettorale di Fabrizio Santori – consigliere uscente della Regione Lazio – kermesse a cui ha partecipato anche Stefano Parisi, candidato in zona Cesarini alla presidenza della Regione per il  centrodestra. Marco Valerio Verni, 41 anni, avvocato penalista, zio di Pamela Mastropietro – la ragazza smembrata e fatta ritrovare dentro a due valigie a Macerata – era stato eletto all’Assemblea Nazionale del partito di Giorgia Meloni, durante il congresso nazionale di Trieste nel dicembre scorso. In quell’occasione, l’avvocato aveva avvisato sui “pericoli dell’immigrazione selvaggia.” La banalità del male secondo Arendt. Il male dell’immigrazione secondo Verni e molti altri. Pamela squartata al modo di Aaron Kominski, meglio noto come Jack Lo Squartatore, e chiusa a pezzi dentro a due valigie. Anche Kominski, quando compì i suoi delitti nella Londra vittoriana di fine Ottocento – che tanti film e letteratura avrebbero ispirato – era un immigrato 23enne, proveniente dalla Polonia in cerca di fortuna come barbiere. Le forbici dimostrò di utilizzarle così bene che quando le autorità britanniche scoprirono le sue prime vittime, crederono di avere a che fare con un chirurgo. Un caso, quello di Jack Lo Squartatore, che ha sempre impegnato la sociologia nella misurazione dell’incidenza del contesto sociale, nella consumazione dei delitti. Quanto, insomma, la proliferazione dei famigerati slums (quartieri sordidi, malsani e privi di servizi minimi) abbiano contribuito a “partorire” il famoso assassino, tra gli anfratti bui della ricca e industrializzata Londra vittoriana. Certo nella Londra di quegli anni non c’erano Salvini, né la Meloni, ma non mancavano le voci di chi trovava anche allora delle connessioni sociologiche. Talvolta, come è stato per anni per una certa sinistra, per usarle come attenuanti. Oggi, sull’immigrazione come fattore influente sui delitti insistono la destra e l’avvocato Verni. E se non fosse realtà, sembrerebbe il canovaccio scritto da autori di fiction la reazione di Traini: un ragazzo normale fino all’attimo prima di sparare su un mucchio di neri, in un impeto di giustizia selfie. Quel Traini che pure tanta solidarietà sta ottenendo, persino da Povia, vincitore di Sanremo. Come sembrerebbe fiction la circostanza che vuole l’Avvocato Marco Valerio Verni – fratello e avvocato della madre della povera Pamela – membro dell’Assemblea nazionale di Fratelli d’Italia. Scherzo del destino, Verni era stato eletto nemmeno due mesi fa, durante il congresso nazionale a Trieste, tra circa 4000 delegati del partito di Giorgia Meloni. Uomo vicino al consigliere regionale Fabrizio Santori, Verni a Santa Marinella ha un circolo territoriale che si chiama “Invictus” e organizza corsi di formazione politica. E proprio dal pulpito di Trieste, il penalista, aveva insistito sul “contrasto all’immigrazione clandestina” auspicando “azioni per la sicurezza dei nostri cittadini”. Parole che oggi, fanno venire la pelle d’oca. In un teatro al Portuense, (sabato 10 febbraio, nda) dopo un saluto del candidato presidente Stefano Parisi, Verni è salito a sorpresa sul palco, in un fuori programma. “Scusate la commozione, avrete capito chi sono, sono lo zio di Pamela… oggi ero stato invitato in Tv, sul caso di mia nipote. Mi hanno detto che non partecipando Pamela finirebbe in secondo piano rispetto alla politica. Non è così. Io sono qui per lei, perché solo la politica e il controllo dell’immigrazione possono impedire questi reati e garantire la certezza della pena.”