Papa Francesco, il Patriarca Kirill e il possibile secondo “storico” incontro per la pace

L'Unico incontra il Gen. Prof. Gennaro Scala. "Assistiamo ad una guerra per le fonti energetiche e dei minerali, una guerra per le “terre rare”, indispensabili per proseguire il cammino verso l'inarrestabile progresso tecnologico ma nel mondo in questo momento ci sono 64 conflitti in atto dei quali nessuno parla o scrive

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Intervista di Pietro Fiocchi

La pace è ardua se si umilia Mosca, come continua a suggerire il presidente francese
Emmanuel Macron, e sicuramente impossibile senza il dialogo incessantemente auspicato
da Papa Francesco.
I titoli e gli approfondimenti della Stampa, gli interventi di esperti e opinionisti ultimamente
si sono soffermati sul ragionare se mandare o no armi all’Ucraina, eventualmente quali e
quante. Il Governo italiano è per l’invio di armi, buona parte del popolo italiano è
assolutamente contrario, e non per simpatia con le gravi scelte del governo russo. Il buon
senso opta per un linguaggio pacato, per diplomazia e volontà incondizionata di dialogo.
Il buon esempio in questa direzione lo dà continuamente Papa Francesco, leader religioso
che ascolta ed è ascoltato da oltre un miliardo di fedeli nel mondo. In pieno conflitto ha
espresso la volontà di incontrare Vladimir Putin e già qualche tempo prima aveva
confermato ai giornalisti la probabilità di un secondo incontro con il Patriarca Kirill,
incontro, per ora mancato, che si sarebbe dovuto tenere proprio quest’anno e sul quale
sono stati fatti di recente commenti non sempre raffinati e lungimiranti.
In tempi in cui una parte considerevole della politica è tutta presa da calcoli di interesse,
con il sospetto di qualcuno che uno di questi interessi sia proprio il prolungamento del
conflitto o comunque di una situazione di instabilità, il Papa è il solo a lanciare appelli
incondizionati di pace, a richiamare l’attenzione globale sulle reali necessità dei popoli e
del loro benessere, a Oriente come ad Occidente.
Quello di Francesco è un ideale di diplomazia pacifica che esorta alla redenzione, a
cominciare da quella di una certa politica statunitense e di chi forse, per interesse, non si
fa scrupoli ad esportare guerra e libertà a modo suo, con un attivismo mirato e con la
fornitura degli strumenti tecnici.
La storia si ripete, ora con l’Ucraina, trasformata in un campo di morte, vittima del
confronto spietato tra poteri enormi. Ma anche della ferrea e cieca volontà di
ridimensionare la Russia, a qualsiasi costo. Fortunatamente, chi ha ben più carisma di
alcuni ragionieri della geopolitica, continua a prodigarsi per più giuste cause. E possiamo
continuare a sperare nella redenzione di chi dell’export della democrazia ha fatto la propria
religione. Per spunti di riflessione c’è un’ottima lettura di un giornalista americano, Vincent
Bevins: “The Jakarta Method – Washington’s Anticommunist Crusade & the Mass Murder
Program that Shaped Our World” (PublicAffairs, New York, 2020).
Il primo “storico” incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill si era tenuto nel 2016
all’aeroporto internazionale di L’Avana. Nella capitale di Cuba “crocevia tra Nord e Sud, tra
Oriente e Occidente”, così definita nella Dichiarazione congiunta dei due massimi rappresentanti cristiani, che nella stessa Dichiarazione hanno invocato fraternità,
riconciliazione ed unità.
Difficile pensare che a distanza di pochi anni da un evento di tale rilievo, queste due
personalità già abbondantemente nell’età della saggezza, abbiano cambiato idea l’uno
dell’altro e circa i fini superiori della loro missione e che abbiano deciso loro di non dar
luogo ad un secondo incontro, dal quale probabilmente sarebbe scaturito un messaggio
rasserenante per i popoli, anche ben oltre l’immensa comunità di fedeli d’Oriente e
d’Occidente, del Nord e del Sud del mondo, e di monito per chi ha la responsabilità di
governare.
E’ probabile che in questa impasse la politica abbia fatto la sua parte. Ma abbiamo a che
fare con un capriccio dell’effimero contro la volontà dell’eterno, e anche del buon senso
popolare, che chiede appunto fraternità e riconciliazione. Pace.
E’ importantissimo continuare a ragionare su quanto sta accadendo, capirne le ragioni, le
responsabilità, le possibili prospettive e vie d’uscita.
L’Unico, per i suoi lettori, ha voluto e potuto interpellare il Generale di Corpo d’Armata in congedo nel Ruolo d’Onore Gennaro Scala, che ci offre alcune preziose considerazioni, per provare a guardare oltre il caos, la banalità e la miopia politica che ci circonda e a cui noi stessi dovremmo porre un limite, con consapevolezza e partecipazione attiva.
Questo illustre signore napoletano, impegnato quest’anno in una serie di corsi e
conferenze sull’intelligence economica in Spagna, appuntamenti promossi dal locale
Ministero degli Esteri e dall’Università di Alicante, ha servito nelle fila dell’Arma dei
Carabinieri per quasi quaranta anni. E’ stato a capo, tra gli altri, dei comandi del Nucleo
Investigativo di Verona e Palermo, distinguendosi particolarmente nella lotta al terrorismo
e alla criminalità organizzata, comune e mafiosa.

Capo Ufficio Addestramento della Scuola Allievi Carabinieri in Roma, è stato poi Direttore di Sezione presso la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga ed “Esperto” in America del Sud, acquisendo numerose benemerenze, nazionali e straniere, soprattutto in relazione a sequestri di ingentissimi quantitativi di cloridrato di cocaina, alla scoperta di multinazionali del crimine e alla liberazione di ostaggi. Ha partecipato a investigazioni di livello transnazionale unitamente alla DEA, al FBI, alle Agenzie di intelligence e polizie di
numerosi Paesi, europei ed extra continentali.
Congedato nel 2001 per riforma a seguito di eventi traumatici in servizio, è stato
responsabile per la sicurezza di importanti gruppi industriali. In tali incarichi internazionali,
è stato per più mandati il presidente della Comunidad de los Oficiales de Enlace Policial
en Venezuela – C.O.D.E.V. e della Sezione Security dell’Asociación Venezolana de
Hidrocarbúros – A.V.Hi. Ha fatto parte altresì del Direttivo dell’Associazione Italiana
Professionisti della Sicurezza Aziendale – A.I.P.S.A. ed è membro della International
Crime Analysis Association – I.C.A.A. e di Comitati Scientifici di Istituti di Alta Formazione.
È internazionalmente accreditato come Senior Security Advisor ed esperto di questioni
latino-americane.  Collabora con riviste specializzate e di intelligence e con la
spagnola Radix Intelligence Solutions di cui è docente e direttore di corsi.

Ha svolto attività di docente presso scuole e accademie militari e di polizia, in Italia e
all’estero, in particolare presso il Dipartimento di Studi Giuridici e Diritto dell’Università di
Alicante. A titolo gratuito, è stato consulente per la sicurezza del Sottosegretario al Lavoro.
Nel 2013, con decreto del Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica
Sicurezza è stato riconosciuto “Vittima del Dovere”.

Generale, rispetto al conflitto in atto cosa e quanto delle scelte dei governi dei
principali paesi coinvolti, compreso il nostro, sono nel reale interesse dei popoli
che rappresentano o abbiamo a che fare con logiche di élite a confronto per un
riassestamento di ruoli di potere a livello globale?

Credo che la strategia dei governi cosiddetti “occidentali”, almeno inizialmente, sia stata
debole e succube degli Stati Uniti. Come sempre, la “dimenticanza” è una nostra
caratteristica. Siamo andati in ordine sparso da Putin e gli abbiamo fornito la prova della
nostra intrinseca debolezza.
Se pensiamo alla tremenda contraddizione – per mancanza di una politica energetica a
medio-lungo periodo – ancora esistente, quella cioè di aver elaborato ed applicato una
serie di sanzioni e al tempo stesso continuiamo a pagare oltre due miliardi al giorno per
gas, petrolio e carbone, e per l’embargo del petrolio se ne parla – forse – ad ottobre, il livello di ipocrisia istituzionale europeo mi appare indecente.
Stiamo altresì assistendo alla trasformazione della geopolitica, al punto che evitiamo di
discutere di globalizzazione, così come sin qui intesa. Dall’unilateralismo di Trump siamo
passati, in campagna elettorale, al multilateralismo di Biden, trasformato ora in
multipolarismo. La politica, sin qui economico-dipendente, sembra riassumere un nuovo
ruolo, se si vuole, riconducibile a vecchie logiche ed élite.
Ancora recentemente lo ha affermato Kissinger. Nessun paese europeo, prima del 24
febbraio, credeva alla possibilità di un’invasione e sono stati colti tutti di sorpresa. Hanno
fallito i governi, hanno fallito i servizi di intelligence. Ed almeno dal 2008, assistiamo, in
quell’area, alla presenza di militari ed agenti americani, oltre al potenziamento di
armamenti e di addestramento.
Dovevamo prendere posizione come Unione Europea almeno dal 1991, a seguito della
disgregazione del blocco sovietico, e non assistere passivamente all’improvviso livello di
allargamento di un’alleanza – la NATO – dapprima squisitamente militare ed ora con
caratteristiche proprie di un apparato finalizzato a consolidare le sfere di influenza.
La stessa Brexit, a mio sommesso parere, non è stato un fenomeno contingente né
estemporaneo. È stato pianificato, elaborato ed attuato, scaricando talvolta gli esisti dei
referendum sulla capacità di penetrazione ed interferenza dei russi. Ora abbiamo
l’anglosfera con l’AUKUS e rimando alla vicenda della costruzione dei sottomarini, prima
ordinati alla Francia in base a tecnologia convenzionale (propulsione diesel-elettrica), il cui
contratto è stato cancellato come carta straccia, per essere affidato all’Australia con
tecnologia a propulsione nucleare. E qui si apre lo scenario dell’Indo-Pacifico e la “sfida” alla Cina.

Con riguardo agli eventi delle ultime settimane, le scelte fatte o mancate da parte
dei dirigenti politici da una parte e l’umore, la percezione, la condizione della gente comune dall’altra, possiamo ancora parlare di una vera leadership della politica o siamo sempre più in una realtà da Leviatano?       

Confesso il mio pessimismo! Nonostante la guerra, l’inflazione – Confindustria afferma che è già recessione tecnica – ed il facile quanto inconcludente pacifismo, la possibilità che ad ottobre saremo in una crisi nera per mancanza di energia, prodotti ad alta tecnologia e finanche di beni di prima necessità, quote intere di popolazioni continuano a schierarsi ideologicamente. Non solo le recenti elezioni francesi. Non vedo, a livello mondiale, leadership politiche, fatta eccezione per la Cina, che pure, prossimamente, dovrà decidere per il continuum o il cambio di vertice.
In Italia, per esempio, la frattura in seno alle forze di maggioranza per una serie di
provvedimenti emergenziali – approvati o negati – pone a rischio la stessa esistenza del governo Draghi, al punto che il Primo Ministro ha sollecitato il ministro Franco ad
anticipare la preparazione della legge di stabilità.
Molti analisti e opinionisti politici, proprio oggi, paventano elezioni ad ottobre. Circa le
scelte mancate, non possiamo addebitare le responsabilità solo alle classi dirigenti.
Abbiamo fatto di tutto, compreso referendum, per non avere una politica energetica; la
valanga di NO ci ha fatto abbandonare, nel corso degli ultimi anni, la costruzione di
rigassificatori; ancora oggi non vogliamo i termovalorizzatori, né le trivelle in Adriatico e nel Mare di Sicilia. Minoranze che prendono il sopravvento sulle politiche governative in nome di miti fasulli.

La Stampa ha accennato alla possibilità di un ulteriore incontro tra Papa Francesco ed il Patriarca Cirillo. Il messaggio che ne scaturirebbe quale valore sociale, politico potrebbe avere? E a proposito di leadership, in questo preciso momento storico, i due massimi rappresentanti del Cristianesimo d’Oriente e d’Occidente potrebbero riuscire dove capi di stato e di governo hanno fallito, ovvero risvegliare e richiamare le coscienze dalle due parti della “trincea” ad un dialogo ed uno stare al mondo con maggiori tratti di umanità, in prospettiva di unità e pace?

Mi pare che un incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill sia stato opportunamente postergato, anche perché molti paesi chiedono l’applicazione delle sanzioni anche a “quell’oligarca” cristiano. Tanto è che lo stesso Pontefice si è detto disposto ad incontrare direttamente Putin a Mosca, scatenando le ire degli ucraini.
Non credo, per ciò, che i massimi rappresentanti del Cristianesimo siano oggi in grado di
incidere su un eventuale processo negoziale, date anche le iniziali dichiarazioni di Kirill,
che andavano riportate in un contesto più articolato. D’altra parte, non ammettere il nostro
masochismo, quanto a perdita di valori e principi si tratta, dimostra, ancora una volta, che
certi nuovi ideologismi e movimenti anti-tutto hanno di fatto preso il sopravvento.
Non è solo o semplicemente abbattere statue e vestigia della nostra storia in nome
dell’antirazzismo, dell’anticolonialismo e delle varie pretese in circolazione, compresa quella Lgbtqi+. Quanto alla prospettiva di unità e pace – il motto delle miss mondo! –
rimando alla “dimenticanza”: abbiamo vissuto un apparente lungo periodo di pace, e
questo è indubitabile. Ma apparente! In atto vi sono ben 64 conflitti dei quali nessuno parla o scrive, fatta eccezione per l’Ucraina, forse perché un poco più vicina. Di quale unità e pace parliamo?
Abbiamo dimenticato la Baia dei Porci, così come le guerre in Asia Orientale, Corea e
Vietnam comprese, e poi Iran, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, Yemen, Panama, Guatemala, El Salvador, Penisola Balcanica, etc. e le cd “primavere arabe”, tutte fasi di una destabilizzazione permanente e di una corsa ad assumere ruoli egemoni e aree di influenza, di volta in volta dettati da vari fattori.
Adesso, è il tempo, di nuovo, delle fonti energetiche e dei minerali, come le “terre rare”, indispensabili per proseguire il cammino verso il progresso tecnologico al momento inarrestabile. E, ovviamente, ne vanno di mezzo anche il NGEU, i vari PNRR e la  transizione ecologica ed elettrica. Le date fissate al vertice della COP-26, celebrata a
Glasgow sul finire dell’anno passato, per conseguire i risultati dell’abbassamento
dell’inquinamento e contenere l’innalzamento della temperatura, stante la complessa
situazione attuale, sembrano irraggiungibili, per cui, a breve, assisteremo al ritorno del
terrorismo ecologico.

In ogni caso, il Papa ha espresso la sua disponibilità ad andare a Mosca per
incontrare Putin, per parlare di pace. Questa predisposizione al dialogo, sempre e
comunque, di una personalità che si rivolge e interpreta i sentimenti di una
comunità mondiale di fedeli, di “simpatizzanti”, non dovrebbe far riflettere, dubitare, ravvedere quei politici, governanti, circa le reali necessità e aspettative di interi popoli, a Oriente e ad Occidente?

I tre verbi utilizzati in fine della domanda non sembrano appartenere, oggi come ieri, a
politici e governanti. E le atrocità della guerra, con migliaia di morti tra i civili, lo
dimostrano. Ritengo che le dichiarazioni di Papa Francesco, a proposito dell’allargamento
della NATO a Est, sia un tentativo di rabbonire Putin e, al tempo stesso, di far riflettere gli
USA. La guerra non ha mai tenuto conto dei sentimenti delle diverse comunità mondiali.
Ce lo insegna Sun Tsu ne L’arte della guerra e finanche Machiavelli, oltre ovviamente alle
ripetute vicende belliche. E’ la storia dell’umanità.

(L’UNICO  Copyright 2022 – Tutti i diritti riservati)

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