In Pensione prima: ecco cosa serve per l’Ape Volontaria

Tutto pronto, dopo mesi di attesa, per avviare la macchina dell’Ape volontaria, il prestito ponte che consentirà l’uscita anticipata dal lavoro a chi ha almeno 63 anni di età (63 anni e 5 mesi nel 2019)20 anni di contributi pagati e la prospettiva di andare in pensione entro 3 anni e 7 mesi.

Le persone in possesso dei requisiti, in parole povere, potranno farsi dare un prestito da una banca (scelta tra quelle convenzionate) e lasciare l’impiego prima della scadenza “naturale”. La futura pensione, sulla quale verranno trattenute le rate di ammortamento, farà da garanzia. Il “tesoretto” concesso dai finanziatori sarà frazionato e erogato mese per mese. Consentirà di tirare avanti fino all’arrivo dell’assegno di vecchiaia, poi decurtato (sempre mensilmente) in proporzione al debito da cui rientrare, spalmato su 20 anni.

Come capire se l’Ape conviene?

Per avere un’idea della convenienza o meno dell’Ape volontaria, e dei costi effettivi, l’Inps ha messo online un vademecum e un simulatore (www.inps.it). Si tratta di un servizio aperto a tutti. Inserendo dati e informazioni, senza impegno, è possibile calcolare l’importo del prestito che è possibile ottenere, la durata, l’ammontare delle rate mensili per la restituzione della somma erogata. L’Istituto di previdenza ha anche attivato la procedura online per richiedere la certificazione necessaria per avere accesso al prestito.

A chi è destinata l’Ape?

L’Ape volontaria, per esteso Anticipo finanziario a garanzia pensionistica, può essere richiesta dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla Gestione Separata. Sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle casse professionale. L’Inps stima che si tratti di 300.00 potenziali beneficiari per quest’anno e di altri 115.000 l’anno prossimo.

Quali i requisiti richiesti?

L’Ape è prevista per i nati entro il 1955 per il 2018 ed entro il 31 luglio 1956 per il 2019. Possono chiederla i lavoratori con almeno 63 anni d’età e distanti non più 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia purché abbiano maturato almeno 20 anni di contributi.

Il requisito anagrafico minimo sale a 63 anni e 5 mesi nel 2019, poiché cresce di 5 mesi l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia (arrivando a 67 anni). La pensione certificata dall’Inps (al netto della rata di ammortamento corrispondente all’Ape richiesta) deve essere pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo (quindi nel 2018 a 710,388 euro al mese). Non bisogna già essere titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità, mentre non è necessario cessare l’attività lavorativa.

Quanti soldi vengono anticipati?

Il prestito minimo che si può ottenere è 150 euro mensili per 6 mesi. L’importo massimo non può superare il 75 per cento del trattamento pensionistico mensile nel caso l’erogazione dell’Ape richiesta sia superiore a 3 anni, l’80 per cento se la durata del prestito è tra i 24 e i 36 mesi, l’85 per cento se la durata è tra 12 e 24 mesi e il 90 per cento se è inferiore a 12 mesi. Il prestito viene erogato in 12 rate mensili, senza tredicesima.

In quanti anni si restituisce il prestito?

Il prestito si restituisce in 20 anni, con la decurtazione del futuro assegno Inps. Le rate sono mensili (240) e si comincia a pagare quando si va effettivamente in pensione, attraverso le trattenute operate direttamente dallo stesso Istituto di previdenza. La tredicesima viene lasciata fuori, percepita integralmente. La rata di ammortamento mensile, sommata ad eventuali rate per prestiti ancora aperti, non deve superare il 30 per cento del trattamento pensionistico (al netto di eventuali rate per debiti erariali e di eventuali assegni divorzili o di mantenimento dei figli). Sono ammesse l’estinzione anticipata del prestito e l’estinzione parziale, con la definizione di nuove rate di ammortamento.

Quali garanzie ci sono?

Il prestito è coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza. In caso di decesso dell’interessato, prima dell’intera restituzione del debito, è l’assicurazione a pagare la somma che manca. L’eventuale pensione ai superstiti viene corrisposta senza decurtazioni.

Ci sono spese aggiuntive?

La trattenuta sulla pensione tiene conto del capitale, del tasso di interesse, del costo del premio assicurativo contro il rischio di premorienza e del fondo di garanzia e sarà pari a circa il 4,6 per cento annuo. L’incidenza dei costi effettivi (esclusa la restituzione dell’Ape ricevuta) per un prestito di 12 mesi è dell’1,6 per cento. E’ riconosciuto un creduto di imposta annua nella misura del 50 per cento degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza. L’Ape, essendo un prestito, è esente da tasse e contributi.

Quali sono i tassi di interesse?

L’Inps rimanda al simulatore, non confermando le indiscrezioni circolare, e alla verifica caso per caso, “alla luce della complessità della situazione”. Secondo il Sole 24 Ore, e altre fonti autorevoli, nel primo bimestre di attuazione l’Ape volontaria parte con un tasso annuo nominale lordo (Tan) del 2,838 per cento in fase di erogazione e del 2,938 cento sul periodo di ammortamento. A questo valore corrisponde un tasso annuo effettivo globale (Taeg) lordo compreso tra il 5,89 per cento e il 6,23 per cento, a seconda che venga richiesto un anticipo di 43 o 12 mesi prima della pensione, per un costo al netto del credito fiscale compreso tra il 3,31 per cento e il 3,43 per cento. Stefano Patriarca, del team economico della Presidenza del Consiglio, nei giorni scorsi ha dichiarato al quotidiano economico: “Chi prenderà l’Ape nei fatti pagherà di interessi solo l’1,47 per cento, in quanto metà di questo onere sarà restituito dall’apposita detrazione fiscale. E anche il premio di assicurazione sarà dimezzato dal bonus fiscale. In definitiva il Taeg effettivo comprensivo di tutti i costi sarà del 3,3 per cento fisso per 20 anni, di gran lunga inferiore a qualsiasi forma di credito al consumo”.

Come e dove fare domanda?

L’interessato, o gli intermediari autorizzati, devono presentare all’Inps la richiesta di certificazione del diritto all’Ape e la contestuale domanda di pensione di vecchiaia, da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge. Le istanze vanno inoltrate online, servendosi del portale dell’Istituto e delle ormai consuete credenziali (spid e pin). Il richiedente deve indicare sia il finanziatore scelto per il prestito sia l’impresa assicurativa che coprirà il rischio di premorienza. L’Inps verifica il possesso dei requisiti di legge, certifica il diritto all’Ape e comunica al richiedente l’importo minimo e massimo del prestito che può ottenere. Il via viene poi dato dalla banca o dall’assicurazione prescelta. Non è detto che tutte le risposte saranno automatiche e positive.

Ci sono scadenze?

L’applicazione è retroattiva. Copre i diritti acquisiti. Coloro che volessero incassare con la prima rata delle Ape e le mensilità pregresse, maturate dal giugno scorso con 63,7 anni di età e almeno 20 di contributi, dovranno ottenere entro il 18 aprile la certificazione Inps necessaria per richiedere il prestito.

Si può cambiare idea in corsa?

Le domande presentate non sono revocabili, ma c’è un “paracadute” se si cambia idea. In caso di concessione del prestito, dal momento in cui il contratto è reso disponibile online al richiedente, decorrono i termini di 14 giorni per esercitare il diritto di recesso e fare così decadere le istanze.