Per Natale l’Europa ci regala un punto e Mes

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MES

di Umberto Bianchi

L’ennesima figuraccia del governo giallo-rosso. Dopo la “sorpresina” degli esuberi Ilva, portata come pre-sorpresa di Natale dall’Arcelor Mittal, in piena e (a detta del governo…) trionfante trattativa, ora tocca a quel Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), la cui riforma non promette nulla di buono per l’Italia, anzi. A far da detonatore alla questione, una dichiarazione del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che, a suo tempo, ha fatto trapelare come la riforma del MES, da vararsi entro il corrente mese di dicembre, potrebbe comportare dei rischi da prender molto sul serio.

La riforma del Mes tenderebbe, in pratica, a  trasformarne la struttura in una sorta di fondo monetario europeo, il cui intervento a favore delle economie del Vecchio Continente in crisi, sarebbe subordinato alla ristrutturazione del debito sovrano. E come già detto dallo stesso Visco “il semplice annuncio della sua introduzione può innescare una spirale perversa di aspettative di default, che potrebbero dimostrarsi autoavveranti”.

Sempre a detta di Visco, la soluzione dovrebbe consistere nell’istituzione di una  “qualche forma di assicurazione sovranazionale”, ovvero un fondo europeo di rimborso di debito da abbinare ad un’accelerazione dell’integrazione economica non solo monetaria, ma anche fiscale, praticamente, una cura peggiore del male che si vorrebbe curare. Questo perché, viste le disparità economiche e finanziarie presenti nello stesso ambito europeo, un livellamento generale delle economie, sarebbe foriero di ulteriori crisi recessive e stagnazioni economiche come, d’altronde, abbiamo già avuto modo di constatare e continuiamo a constatare sulla nostra pelle, da quando la Moneta Unica Europea (Euro) è stata introdotta.  

E, tanto per ricordare alcuni antefatti.
L o scorso luglio lo stesso ex ministro dell’economia Giovanni Tria, nel corso di un intervento all’assemblea dell’Abi, senza tanti giri, aveva affermato che la trasformazione del Meccanismo di stabilità in un fondo monetario europeo, con compiti di sorveglianza fiscale,  avrebbe potuto portare a “possibili ripercussioni negative sui mercati internazionali”.
Lo stesso economista Giampaolo Galli,durante una recente audizione presso la commissione Bilancio e Politiche Ue alla Camera, avrebbe severamente ammonito sul pericolo che correrebbe l’economia italiana. Una riforma che premierebbe, sì, i paesi “virtuosi” dell’eurozona ma che, per un paese come l’Italia, il cui debito pubblico si assesta sul 135% del PIL, sarebbe un vero disastro, visto che tale debito è, per il 70% detenuto da operatori residenti. In un simile scenario, la “ristrutturazione” del debito, manderebbe a zampe per aria i risparmi di cittadini, imprese e quant’altro, facendo dell’Italia un deserto di macerie. 

Ma i nostri “fantastici quattro” (Conte, Zingaretti, Di Maio e Renzi, sic!), ci avevano indicato in questa malandata e malaticcia alchimia di governo, la chiave per aprire le porte ad un luminoso futuro, all’insegna di ottimi ed amorevoli rapporti di buon vicinato con l’Europa, economia in forte ripresa, meno burocrazia e balzelli ma, specialmente, un generale addolcimento dei modi e del linguaggio, rispetto alle “parole di odio”, a lor detta vomitate dal precedente governo giallo-verde. Poi, d’improvviso, un brusco risveglio, con l’impeto di un gavettone di maleodoranti liquami, riporta alla realtà i nostri quattro indomiti sognatori. 

Prima secchiata. Come abbiamo già accennato, l’Arcelor Mittal, a sorpresa propone al governo, un apocalittico piano-esuberi, con tanto di chiusura altoforni e riduzione di produzione acciaio. Seconda secchiata. La tanto ritrovata armonia, il ritrovato rispetto e compagnia bella da parte della Comunità Europea, vanno subito a remengo quando, con un’espressione compunta ed inossidabile, il presidente dell’euro gruppo, Mario Centeno, di fronte a qualche timida osservazione critica da parte del nostro esecutivo e di alcuni suoi esponenti dei 5Stelle ( ma anche Leu…), rispondeva flemmatico che il testo delle modifiche sarebbe rimasto inalterato, come le Tavole della Legge. Terza secchiata. Qualche giorno fa, in quel di Firenze, il sindaco di Massa, Francesco Persiani, e l’assessore Veronica Ravagli, con le rispettive famiglie, sono stati aggrediti e insultati, mentre si stavano recando a una cena elettorale organizzata dalla Lega, con il leader Matteo Salvini, nel corso del parallelo svolgimento di una manifestazione delle “sardine”, alla bella faccia del linguaggio senza odio. Quarta secchiata. Una bella imbarcata di arresti di mafiosi nigeriani che, guarda un po’, hanno messo radici per reclutare nuovi ed amorevoli adepti, proprio in quei centri di “accoglienza”, che dovrebbero costituire il caritatevole avamposto per il loro tanto propalato, modello di solidarietà e pacifica convivenza tra i popoli. 

Tornando all’argomento principale di questo pezzo. Con chi fa l’arrogante ed il prepotente. Con chi impone e fa calar dall’alto decisioni e scelte, senza sentire il popolo. Con questa gente, con gli Euro burocrati e con il Circo Equestre di Bruxelles, bisogna  saper rispondere per le rime. Il Boicottaggio del rinnovo del Mes, dovrebbe esser accompagnato da tutta una serie di iniziative, volte a rimettere in discussione tutti i trattati, a partire da quello sul Mes, Lisbona e Maastricht, al fine di restituire maggiore autonomia e competenze alle singole realtà nazionali. Ma, a fare la parte del leone, dovrebbe essere, a parere di chi scrive, la battaglia contro il signoraggio bancario. 

Va anzitutto ricordato che, quella sul debito pubblico italiano è una mezza verità. L’altra mezza verità è alquanto scomoda. L’Italia è il secondo paese al mondo come quantità di risparmio individuale pro capite. Una cosa che, di certo, non fa la gioia dei grandi speculatori della finanza internazionale che speculano, proprio sulle illusorie prospettive di grandi guadagni in poco tempo e sull’incertezza esistenziale che ne deriva. E comunque, al di là di considerazioni di ordine etico, ad un grande risparmio corrisponde anche un grande indebitamento pubblico che, pertanto, dovrebbe poter rientrare nel ciclo della vita dell’economia di una nazione. Secondo poi. Il fatto che, da quel dì, si paghi il costo dell’emissione del denaro (signoraggio…) ci rende, giuocoforza, vittime di un inconsapevole indebitamento, sin dalla nostra nascita, ora amplificato dal fatto che, Bankitalia, già ente pubblico, ma partecipato da istituti di credito privato, abbia abbandonato le proprie prerogative giuridiche in favore della Banca Centrale Europea. Pertanto, noi, ad oggi, per i nostri scambi economici ci avvaliamo dell’uso di un titolo di credito chiamato Euro, di cui paghiamo dei costi assai salati di emissione, proprio perché emanato da una Banca non italiana, a sua volta partecipata da altre banche private straniere. Con il varo della riforma del Mes, questo stato di cose si aggraverebbe ulteriormente, collocando definitivamente la nostra economia, nel vicolo cieco di un immobilismo senza uscita, causato da un indebitamento e da costi finanziari, gravanti sulle spalle dei cittadini e dell’intero comparto economico nazionale. A noi tutti, ora, l’opportunità di mandare un segnale chiaro e forte ai papaveri della nostra politica. Alle loro belle e rassicuranti parole ora, non crediamo più. Riteniamo, pertanto, sia giunta l’ora di riprendere in mano quelle chiavi di casa, per tanto, troppo tempo, lasciate in mano ad ignavi, incapaci e maldestri mestieranti della politica.                                                                                                                                      

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