Ponte Milvio saccheggiata dalla compagnia del tranello

I tavolini sono andati via dalla piazza ma il ‘cono visivo’ tanto caro all’assessore Vivaldi è murato dai furgoni che vendono cianfrusaglie. Famiglie, bambini e turisti costretti a mangiare in piedi in una città da basso impero che non sa più accogliere se non clandestini. Così andiamo alla deriva

Ponte Milvio dopo la rimozione dei dehors

di Riccardo Corsetto ponte milvio


Sabato 11 Febbraio
. Ponte Milvio. Esterno giorno. Desolazione e tristezza. E’ la sceneggiatura scritta dagli esponenti del movimento 5 Stelle di Roma Nord. I tifosi irlandesi arrivati a Roma per seguire la partita di rugby si sono trovati davanti agli occhi una Roma in salsa provinciale, senza dehors, ma solo banchi di ambulanti e parcheggiatori abusivi. Attendevano l’inizio del match con l’Italia. Volevano sedersi nei ristoranti, godendo del primo sole mite di questo fine inverno e invece hanno dovuto consumare in piedi, spettatori – loro malgrado – di un film dell’incompetenza, scritto e diretto da una giunta di cialtroni che dobbiamo avere il coraggio di denunciare prima che facciano ulteriori danni.

Anche perché adesso che la piazza è stata sgomberata di tavoli, vita, fermento e lavoro, il ‘cono visivo’ di piazzale di Ponte Milvio, tanto caro dall’Assessore Vivaldi non si vede comunque. Sono rimasti gli ambulanti con il loro muro di furgoni e cianfrusaglie a coprire la vista della piazza. E il risultato politico di questa operazione da giacobini illiberali poteva essere gestita in mille modi, e invece si è scelta la macelleria sociale.

Emanuele del Beer Company è rassegnato. E’ in piedi sulla soglia del suo ristorante e da un’ora è costretto a dire di no agli irlandesi che vorrebbero pranzare prima dell’evento sportivo. Magari all’aria aperta. Ha dovuto mandarli via tutti perché non ha sedie per farli accomodare. Mischiati a loro ci sono le famiglie di Roma nord, con i loro bambini. Non c’è più posto per nessuno. Né gusto, né buon senso in questa città che ha raggiunto il punto più basso della sua storia dai tempi del basso Impero. Ha ragione l’assessore Berdini: siamo incompetenti e impreparati. La Raggi continua a girare la patata bollente su i suoi uomini, rimpastando e rimpastando, e senza capire che l’unico rimpasto dovrebbe farlo su sé stessa.

Come il Beer Company tutti gli altri ristoranti della zona sono vittime di una visione ideologica della società, dove al fanatismo delle posizioni non corrisponde cultura né capacità di sintesi, che è il sale della buona politica.

La tragedia di questa banda d’incapaci – che abbiamo scelto per dare una lezione alle precedenti bande di corrotti e disonesti – condisce l’incompetenza con l’ingrediente letale della superiorità morale. Presunta ovviamente.

C’è chi è stato beffato dopo il danno. Chi è stato raggiunto da richieste di pagamento di 33 mila euro, in unica soluzione, ma aveva già pagato. “I calcoli sono sbagliati” raccontano. “Ci stanno facendo pagare due volte un’osp temporanea, ma intanto abbiamo dovuto togliere i tavoli e mandare a casa i dipendenti.”

La gente consuma in piedi come piccioni in una piazza dai tratti surreali. Depredata di dehors ma stracolma di ambulanti e cianfrusaglie. Durante la partita del Sei Nazioni a Roma si sta tenendo anche il congresso dello YEPP, la federazione dei giovani popolari europei.

Ragazzi di trenta, quarant’anni – tra di loro c’è già un ex ministro. Riescono a sedersi al Bistrot da Brando Serra, un pioniere della movida, col suo Reré, che oggi affida a Facebook il suo sfogo: “Provo vergogna per il Movimento 5 Stelle. Siete l’errore più grande che ho commesso. State giocando con il futuro della gente, con la loro quotidianità. Vivaldi, Simonelli, dimettetevi.”

La Vivaldi vive a via Flaminia con il compagno. Da giorni non si fa vedere in giro, racconta chi la conosce. Dino, che da quarant’anni gestisce il chiosco di frutta sulla piazza, lunedì potrebbe essere depredato dell’unico strumento che ha per vivere. La cosa assurda è che l’amministrazione pretese da lui il pagamento di una sanatoria edilizia diversi anni fa e adesso – dopo aver incassato – lo condanna al lastrico.

“Viene sempre qui a comprare la frutta” racconta parlando della Vivaldi. Il suo è un comportamento irresponsabile. Da assessore dovrebbe aiutare i commercianti. Non toglierci il lavoro.”

Il clima si è fatto pesante. Un esercente che vuole restare anonimo si sfoga. “Il compagno dell’assessore passava le giornate nei nostri locali, qui lo conosciamo tutti, ha sempre utilizzato i nostri dehors. Da quando Alessia ha iniziato questa crociata non si fa vedere più nemmeno lui. Lo capisco, l’imbarazzo è tanto, qua abbiamo dovuto mandare a casa decine di lavoratori. Stipendi tagliati, persone licenziate.

Alla Casa del Cittadino di Via Riano confermano: “Da Gennaio abbiamo registrato domande di disoccupazione di tantissimi camerieri di zona.”

La piazza del resto parla da sola. Le macerie di via Farnesina sono la rappresentazione plastica di questa politica della distruzione. Che distrugge senza costruire. Che blocca tutto, anche la vita, in nome di una morale lunare. Li chiamano fanatici. Ma questi a differenza dei fanatici non hanno Dio, ma un guitto genovese che è pagato da una società privata, la Casaleggio, per fare il testimonial di una rivoluzione che parte dalla rabbia cieca.

Come quando la Raggi bloccò le Olimpiadi per bloccare corruzione e mafia. Chi governa deve sconfiggere corruzione e mafia, non i grandi eventi.

Questa assurda guerra agli esercenti di Roma nord farà perdere 200 mila euro l’anno in occupazioni. Senza contare i costi dei giudici amministrativi che gravano sempre sulle tasche dei cittadini. E ci saranno risarcimenti perché è l’amministrazione che ancora una volta sta sbagliando, non gli imprenditori. Sbagliava negli anni passati quando non dava regole certe. E sbaglia adesso che reprime senza amministrare. I cittadini traditi avevano votato per essere finalmente amministrati, non per avere uno stato di polizia. Governare e reprimere sono cose ben diverse.

Una tolleranza zero che del resto s’incrina quando arriva il circo Du Soleil. La banda a 5 Stelle gli regala lo spazio a Tor di Quinto – dove già Marino e il PD misero in fuga il Gran Teatro, il più grande di tutta Italia, sotto il silenzio di tutti gli uomini politici di questa nostra amata città finita. La Raggi abbona 30 mila euro dovuti per l’occupazione di suolo pubblico ai circensi. Gli unici in municipio che denunciano l’immotivato regalo sono i consiglieri municipali Giuseppe Calendino e Isabella Foglietta.

Perché nella banda a 5 Stelle – che ormai ha i giorni contati – si regalano polizze, scimmie e leoni. Ma a chi lavora veramente, produce Pil, crea servizi e posti di lavoro, non si fa sconto. Questo è il circo di Grillo, una pericolosa compagnia del tranello. Che ha portato repressione al posto dell’amministrazione. (L’UNICO)

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