“Quella mazzetta per il bar in Regione”

La confessione degli esercenti che servirono caffé per un mese in via del Tintoretto

di Riccardo Corsetto quella mazzetta in regione 

R: “Lui ci chiese un primo un assegno da 40 mila euro intestato ad una società di comodo che noi pagammo con la promessa di lasciarci aprire il bar dentro la Regione”.

D: Una tangente con un assegno?

R: Esatto. Volevamo lavorare.

D: Che anno era?

R: Il XXXX
D: Avete aperto il bar quindi…
R: Si. Per poco più di un mese, poi ci chiese un secondo assegno, di altri 40 mila euro e noi non avevamo i soldi, quindi ci cacciarono. Ma intanto avevamo speso 60 mila euro in un mese. Lavori di ristrutturazione più la mazzetta.
D: Chi vi cacciò?
R: La polizia municipale, dietro ordinanza firmata da lui. Vedi? (mostra un foglio), ci dichiarava abusivi e così, dopo averci fatto fare lavori di ristrutturazione per una spesa di oltre ventimila euro, non ci rilasciò le autorizzazioni che aveva promesso di farci avere. Non avevamo liquidi per saldare quel secondo assegno e allora gli chiedemmo di avere pazienza, che glieli avremmo fatti arrivare un po’ per volta, ma non ci fu verso. Ci dichiararono abusivi.
Vede? questo è il progetto. (Mostra una planimetria)

D: Ma la mazzetta l’avete proposta voi o ve la chiese lui?

R: L’incontro avvenne informalmente. Ci fece capire che in quel modo potevamo lavorare. Avremmo aperto comunque un bar per lavorarci dentro. Volevamo lavorare, lo sa quanta gente passa lì ogni giorno?
D: Lo avete denunciato?
R: Abbiamo perso dei soldi. Nonostante i problemi che ha adesso è ancora una persona potente. E’ una guerra che non conviene.
D: Foste voi a offrire la mazzetta o ve la chiese lui?
R: Noi manifestammo interesse ad aprire il bar e lui ci indicò la strada più breve.
D: Ma la società cui intestaste l’assegno di cosa si occupa? 
R: (dice la ragione sociale) Non ci badammo.

D: Avevate accesso ai locali regolarmente in quel mese di attività?
R: Certo. Per un mese arrivavamo in Regione e la vigilanza ci apriva la sbarra. Eravamo autorizzati da permesso temporaneo. Dovevamo fornire ancora alcune delle solite documentazioni burocratica, ma poi arrivò quell’ultima richiesta di denaro non prevista. Abbiamo lavorato per un mese servendo caffé e snack. Fino a quando ci chiese altri 40 mila euro e noi ci rifiutammo, perché non avevamo più disponibilità.
D: Perché non raccontate alle autorità?
R: Questa gente cade in piedi. Ci si ritorcerebbe contro. Noi vogliamo solo lavorare. Abbiamo figli.

(L’UNICO)