Il Movimento blinda Virginia Raggi: codice etico e silenzio stampa

Dopo la notizia dell'iscrizione della Raggi sul registro degli indagati Grillo in un post. "Tutte le uscite comunicative dei portavoce devono essere concordate con i responsabili della comunicazione". Ferrara: "Sulla buona fede della sindaca non nutriamo neanche il minimo dubbio"

Il sindaco Virginia Raggi

“Siamo compatti e andiamo avanti a lavorare per Roma – dichiara il capogruppo capitolino M5S, Paolo Ferrara, commentando l’avviso di garanzia ricevuto dalla sindaca Virginia Raggi -. Sulla buona fede della sindaca non nutriamo neanche il minimo dubbio e siamo tutti certi che riuscirà a dimostrare la sua estraneità rispetto alle accuse mosse nei suoi confronti”.

Una compattezza che diventa necessaria per assicurare la solidità alla sindaca e giungere, senza inciampi, all’approvazione del bilancio 2017-2019, che i grillini intendono approvare entro il 31 gennaio per uscire da una gestione economica provvisoria. Virginia Raggi, dal canto suo, si dice serena e pronta a fornire ogni chiarimento. Ha già informato Grillo e adempiuto al dovere di informazione previsto dal nuovo Codice di comportamento. Beppe Grillo ha imposto silenzio a tutti gli eletti grillini, un ordine difficilmente raggirabile.

I responsabili della comunicazione del Movimento 5 Stelle sono Ilaria Loquenzi, Rocco Casalino e Cristina Belotti, rispettivamente alla Camera, al Senato e al Parlamento Europeo, che si coordinano con Beppe Grillo e Davide Casaleggio. “Tutte le uscite comunicative dei portavoce (partecipazioni a eventi, interviste alla tv, interviste ai giornali, post sui social network riguardanti l’azione politica del Movimento 5 Stelle e simili) devono essere concordate assieme a loro. Altrimenti si rischia di cadere nelle trappole giornalistiche o di danneggiare l’immagine del Movimento 5 Stelle con uscite goffe e maldestre. Chi danneggia l’immagine del Movimento 5 Stelle può incorrere nelle sanzioni definite dal Regolamento: richiami e sospensioni. Non si fanno sconti a nessuno”. Queste le linee guida dettate da Grillo, difficilmente aggirabili dai membri del movimento.

Un silenzio che dovrà evitare il clima di “resa dei conti” che si era instaurato all’interno del Movimento, con Roberto Fico, Paola Taverna, Roberta Lombardi e Carla Ruocco, che non mancano mai di ricordare che “chiedere scusa non basta”. E per ora il silenzio sta funzionando. L’unico a parlare è stato Alessandro Di Battista ieri a DiMartedì. “Quello che noi chiediamo dall’inizio è del tempo. Raggi si è affidata ad una persona sbagliata – ha dichiarato –. Non sarà l’ultima volta che un amministratore 5 Stelle commetterà un errore del genere. Qui non si tratta di denaro pubblico, qui si tratta o si tratterebbe di una nomina sbagliata o di una firma sbagliata ma è anche vero che questa nomina è stata subito revocata”.

A questo punto bisogna trovare una soluzione per evitare di compromettere ulteriormente la sindaca, che sarà ascoltata il 30 gennaio. Nel Movimento sanno che non si può arrivare ad un rinvio a giudizio o ad una condanna, con i 18 mesi di sospensione previsti dalla legge Severino, senza essere pronti. E fare un passo falso adesso a Palazzo Senatorio, significherebbe dichiarare il fallimento capitolino del Movimento, con potenziali ricadute a livello nazionale.

La prima ipotesi pensata dal Movimento è un’autosospensione come Beppe Sala a Milano. Il Comune verrebbe allora retto dal vicesindaco. Ma il ridimensionamento di Daniele Frongia ha fatto sì che vicesindaco diventasse Luca Bergamo, uomo che ha la fiducia della sindaca, ma che non è interno al Movimento, e quindi difficile da guidare e non conforme alla Casaleggio e associati. Si punta allora, in silenzio, a cercare il sostituto tra i consiglieri. (L’UNICO)

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