Raggi indagata, ieri l’interrogatorio fiume: “Ho risposto a tutto”

Ieri il lungo interrogatorio a Virginia Raggi sul caso della nomina di Renato Marra a capo del dipartimento Turismo. "Ho chiarito, ho risposto a tutto". Ma per la sindaca è spuntata fuori un'altra grana: una polizza vita da 30mila euro stipulata a suo nome da Romeo: "Non ne sapevo niente, sono sconvolta"

È durato oltre 8 ore l’interrogatorio di Virginia Raggi. Erano le 22.30 infatti quando la sindaca ha lasciato una struttura della polizia in via Tuscolana dove si è svolta l’audizione. “Ho chiarito – ha detto ai giornalisti –. Ho risposto a tutte le domande”.

È stato un interrogatorio lunghissimo, in cui le è stata contestata la nomina di Renato Marra a capo del dipartimento Turismo in Campidoglio. Doveva essere un abuso d’ufficio, dal quale la sindaca si sarebbe liberata facilmente, dichiarando di non essere a conoscenza del ruolo del fratello Raffaele per questa nomina. Le sarebbe bastata una memoria difensiva, e avrebbe potuto scaricare tutto su Marra, che ormai è in carcere per corruzione. Avrebbe potuto imputarlo come la causa di tutti i suoi mali dicendo ai magistrati che non era a conoscenza dei suoi movimenti nascosti. E invece, nell’invito a comparire ricevuto dalla sindaca, figurava anche l’accusa di falso, oltre a quella di abuso, peraltro aggravato perché commesso per nascondere l’abuso. E la cosa diventa ben più grave, tanto da poterle costare il posto di prima cittadina.

C’è una dichiarazione, rilasciata alla responsabile anticorruzione del Campidoglio, che i pm potrebbero contestarle: che la sindaca avesse scelto in autonomia Renato Marra. Qua, secondo i pm, consiste il fasso. La sindaca non ha fatto una valutazione sui curricula, e in una serie di chat trovate nel cellulare di Marra si legge chiaramente che lei fosse all’oscuro di tutto: “Dovevi dirmi dello stipendio. Così mi metti in difficoltà”. Ma è stata trovata anche la risposta di Marra: “Ne abbiamo parlato”. Dimostrazione che Marra non abbia certamente avuto un ruolo di “mera e pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte”, e che la nomina era stata discussa fra i due e che a decidere fu proprio lui.

E insomma, quello che per la sindaca doveva essere una banale formalità, si è rivelato invece un interrogatorio fiume. E la sindaca è stata spiazzata dai pm, che le hanno sottoposto nuove accuse a lei ignote fino a quel momento, alle quali non era preparata. Le è stato chiesto di una polizza assicurativa del valore di 30mila euro stipulata da Romeo e intestata alla Raggi. “Non ne sapevo nulla – ha detto ai giornalisti –. L’ho appreso questa sera. Sono sconvolta”. E la sindaca non ha idea neanche sul motivo per cui Romeo possa averlo fatto. “C’è molto da lavorare per Roma”, conclude la sindaca. Dal 2013, secondo l’Espresso, Romeo avrebbe investito 100mila euro in polizze vita, contratte anche per parenti e amici. La vicenda interessa ai giudici per capire se i soldi fossero veramente di Romeo e se i destinatari seguissero un certo piano o un disegno. Fatto sta che, dopo 6 mesi dalla stipulazione della polizza, secondo cui, in caso di morte, avrebbe donato 30mila euro alla cittadina, Romeo fu promosso a capo della segreteria della sindaca, percependo uno stipendio abbondantemente triplicato. E ai pm Virginia Raggi deve aver spiegato il perché di questo contratto fatto dal suo capo della segreteria. E a queste vicende se ne aggiunge un’altra: un presunto dossier ai danni dell’attuale Marcello De Vito, di cui ieri sono state pubblicate le chat, per scongiurarne la candidatura a sindaco alle scorse amministrative. (L’UNICO)

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