Raggi e Romeo er peggio der Colosseo. Mazzetta fu o mazza

Dal Decamerone alla Raggi, una cosa è certa: qui il romanzo o è nero o a luci rosse.

di Johnny Splendido raggi e romeo 

Saremo sintetici al massimo. E anche un po’ cafoni. Ci scusino le signore se non usiamo un linguaggio da Crusca per commentare la vicenda della polizza alla bella Virginia Raggi. Ma qui come dice il nostro corrispondente da Londra Sir Anthony: mazzetta fu. O mazza. Il sindaco di Roma è in bilico tra il romanzo criminale e il romanzo erotico. Le cose son due: o si trombava Romeo all’ombra del Colosseo (con buona pace di Frongia e il marito), oppure Romeo voleva trombarsi Virginia. Non nel senso carnale del termine, ma politico.

Perché la polizza è stata accesa quando Virginia era ancora semplice consigliera in Aula Giulio Cesare. Non ancora candidata allo scranno più alto del Campidoglio ma già tra i papabili della ciurma grillina. Chi ha buona memoria ricorderà che i nomi di alta classifica erano Raggi, De Vito e un altro paio di volti che il gossip politico degli ultimi mesi non ha valorizzato.

  1. IL TEOREMA PREVITI

La dietrologia complottista punta tutto sul teorema Previti. La sceneggiatura più o meno è questa. La bella Raggi, che sembra Alice nel Paese delle Meraviglie ma in realtà sguazza nello studio del legale più chiacchierato dell’èra berlusconiana, quel Cesare Previti condannato e arrestato per l’affare Mondadori, viene cooptata e addirittura infiltrata nel Movimento grillino come cavallo di Troia da eminenze grigiastre della destra. Se volete metteteci sopra pure un po’ di massoneria, che sui complotti ci sta come il cacio sui maccheroni.

La polizza allora è una forma di cachet mascherato, non una mazzetta, perché la mazzetta prevede che ci sia un corrotto e un corruttore, e nel teorema “Previti” – se i complottisti avessero ragione – il rapporto tra Raggi e Romeo diventerebbe di subordinazione o al massimo d’incarico libero professionale. Ma trenta mila euro, questo il valore della polizza, fa crollare il plot. Impossibile telecomandare un sindaco con lo stipendio di una badante dell’est con vitto e alloggio. Anche se bisogna considerare la crisi.

2. IL RICATTO

Nemmeno l’opzione del ricatto regge. Romeo che intesta la polizza di nascosto allo scopo di estorcere favori. Favori come ad esempio l’aumento di stipendio da capo gabinetto, che è agli atti. Converrete che una persona dotata di senno dopo un ricatto del genere sarebbe andata dritta in Procura a denunciare il finto benefattore anziché concedergli due buste paga in più.

3. ROMANZO EROTICO O CRIMINALE. MAZZA FU. O MAZZETTA

E allora rimangono come dicevamo all’inizio di questo nostro ragionamento solo due possibilità. Mazzetta fu, oppure mazza. O Romeo ha intascato gli utili di un investimento illegale fatto quando Virginia non era ancora Virginia ma aveva buone possibilità di diventarlo, oppure Romeo se “l’è chiavata” come commentano da giorni insigni politologi nei bar di Roma. Di solito i delitti sono di interesse o passionali.

I soldi e il letto fanno fare di queste cazzate. Specie ad alcuni uomini. Gianfranco Fini ci ha bruciato una carriera politica appiccando il fuoco con le lenzuola della Tulliani. E la storia è piena di casi simili. Dal Decamerone alla Raggi, una cosa è certa: qui il romanzo o è nero o a luci rosse. E Romeo stavolta è er peggio der Colosseo. Roma però ha ancora una speranza di salvezza. Che alla prossima si candidi Nerone. (L’UNICO)

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