Rebibbia, tre arresti per corruzione nel carcere

Si tratta di due guardie penitenziarie e di un detenuto. Stando alle indagini, avrebbero favorito il recluso per fargli ottenere beni in cella

WCENTER 0TMBAHUJKD MASSIMO BARSOUM AGENZIA TOIATI Roma, quartiere Ponte Mammolo Nella foto: il carcere di Rebibbia

Avrebbero favorito un detenuto, mettendosi a sua completa disposizione. E’ questa la conclusione a cui è giunto il Tribunale di Roma, dove il gip ha ordinato gli arresti domiciliari per due guardie penitenziarie e per un detenuto.

I fatti si sono svolti all’interno del carcere di Rebibbia. Secondo gli inquirenti, le due guardie penitenziarie avrebbero tenuto dei comportamenti di favore nei confronti di un detenuto, in cambio di somme di denaro. Denaro che non è stato mai consegnato alle guardie, ma sarebbe stato solo promesso. Secondo gli inquirenti, il detenuto avrebbe offerto anche dei posti di lavoro alle guardie in una pizzeria, che avrebbe aperto non appena fuori dal carcere.

Una situazione paradossale, che ha permesso tutta una serie di favoreggiamenti nei confronti del detenuto. Questo veniva informato in anticipo riguardo ai permessi premio, agli esiti delle udienze, e le guardie si dimostravano propense a migliorare la sua situazione, fornendo dettagli positivi riguardo alla sua condotta. Come se non bastasse, le guardie hanno fatto da tramite per recapitare beni al detenuto, ed anche per aiutarlo a comunicare con la moglie o con il legale.

Per questo motivo, gli agenti sono stati costretti agli arresti domiciliari, dopo una perquisizione preventiva delle abitazioni. Perquisita anche l’abitazione della moglie del detenuto. Abitazione dove si rifugiò nel 2015, dopo una fuga dal carcere di Cremona.

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