Recovery fund, tra “frugali” e fregature

Davvero il Recovery Fund è a fondo perduto e senza condizionalità? Mentono, sapendo di mentire.

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Come spacciare una amara sconfitta in una falsa vittoria. Non si può neanche definire una “vittoria di Pirro” perché non è stata una battaglia vinta con l’Europa ad un prezzo molto più alto dei benefici ottenuti, ma bensì una sonora sconfitta spacciata per vittoria. Alcuni importanti chiarimenti li troverete di seguito  nell’articolo scritto da Michele Lamanna, che vi propongo di leggere con molta attenzione.

“Recovery Fund: Zingaretti, fondo perduto e senza condizioni”. Così titolava una nota Ansa del 20 maggio scorso.

Non ci avevamo creduto , e già da prima del 20 maggio. Il 25 marzo scorso dalle pagine del suo blog, Cosimo Massaro aveva lanciato un allarme chiaro e forte scrivendo: “Attenti ai Coronabond! Serviranno a far aumentare il debito”.

Il  successivo 26 marzo, nel commentare sempre sul suo blog il citato articolo di Cosimo, avevo rincarato la dose affermando che “gli “aiuti” al nostro Paese verranno erogati non sotto forma di contributi a fondo perduto, bensì di finanziamenti a debito che, comunque, dovranno essere restituiti, sia in sorte capitale che interessi”.

Non ci eravamo sbagliati di molto. Per quanto il recente accordo sul Recovery Fund, oltre a prestiti pari ad euro 360/mld (di cui euro 127,4 per l’ Italia), preveda sovvenzioni a fondo perduto pari ad euro 390/mld  (di cui 81,4/mld per l’ Italia), non dobbiamo dimenticare che questo fondo si alimenta per mezzo della emissione di Recovery Bond.

Indipendentemente dalla diversa condivisione dei debiti prevista per i Recovery Bond rispetto ai Coronabond (i primi, a differenza dei secondi, non comporterebbero la mutualizzazione dei debiti pregressi, ma solo di quelli futuri e, comunque, per spese sostenute dal mese di febbraio 2020), parliamo pur sempre di bond, cioè di titoli obbligazionari che vengono venduti sul mercato per reperire liquidità.

Il fatto che queste obbligazioni verranno emesse non dai singoli Stati ma dalla UE non significa che le  stesse non dovranno essere rimborsate alle scadenze, sia per capitale che interessi.

Ecco perché l’erogazione ai singoli Stati della liquidità reperita a debito del Recovery Fund è stata prevista nel secondo trimestre 2021 e subordinata ai  “piani nazionali di riforme”, pretesi dai c.d. Paesi “frugali” del nord Europa, che ogni singolo Stato dovrà presentare alla UE per l’approvazione entro il prossimo autunno.

Altro che assenza di condizionalità come dichiarava il segretario del PD! E quando l’Europa parla di riforme sappiamo bene a cosa si riferisce: aumento delle tasse, tagli alla spesa pubblica, alle pensioni, pareggio di bilancio, ecc.

Insomma, la solita fregatura, quella austerità figlia della emissione monetaria a debito i cui effetti devastanti sono sotto gli occhi di tutti, e che puntualmente ci viene riproposta sotto mentite spoglie.

Cosimo Massaro

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