Regionali: spunti per andare oltre l’arte di galleggiare

Alla luce del risultato delle ultime elezioni regionali, è sempre più evidente per il Centrodestra il passo in direzione di un superamento delle vecchie categorie novecentesche di Destra e Sinistra, in direzione di quel sovranismo identitario che dovrebbe costituire il collante politico per tutta la coalizione.

176

Sembra proprio che, al di là dei toni trionfalistici giunti da ambo le parti, l’onda lunga del populismo in Italia abbia subito uno stop in quel dell’Emilia Romagna, nonostante i ragguardevoli risultati in quella terra raggiunti dalla coalizione di centro-destra. Se questo sia uno stop momentaneo o duraturo sarà solo il tempo a dircelo. Per ora possiamo solo svolgere alcune considerazioni a latere.

Il Pd, innanzitutto. Qualcuno credeva fosse morto o morente, coinvolto in scandali e scandaletti, al pari di tanti altri partiti politici. Malato di incoerenza sino in fondo, assurto a portabandiera delle élites legate ai poteri finanziari e, come non mai, lontano dal sentire della gente. E invece il PD è ritornato a bussare alla porta e ad affacciarsi da protagonista sullo scenario della vita politica nazionale, proprio sotto la guida di quello Zingaretti che, sino a poco tempo fa, qualcuno definiva un “segretario senza poteri”, una specie di innocuo ferrovecchio della politica, prossimo ad una umiliante rottamazione. Le cose sono andate ben diversamente da come qualcuno si aspettava. L’asse politico dei giallo-rossi si è decisamente spostato a sinistra, in direzione Pd: tutto a detrimento di quei Cinque Stelle, che hanno subito un sostanzioso calo di consensi elettorali.

Questo perché il partito di Zingaretti ha saputo intercettare il sentire dell’elettorato pentastellato, stanco delle incongruenze e dei tentennamenti di un partito sempre più allo sbando a causa della connaturata carenza di una tradizione politica di lungo corso . Non c’è niente da fare. Il Pd (ex Pds-Pci) viene da molto lontano e sa bene come si fa politica e come si mantengono le poltrone per lungo tempo, dimostrando di riuscire a sopravvivere alla caduta di quel fatidico Muro di Berlino, che per altri partiti comunisti ha rappresentato la fine o, quanto meno, un sostanzioso ridimensionamento.

Da parte della coalizione di centro destra, invece, è mancata quella capacità di saper intercettare i voti degli elettori pentastellati che si sarebbe dovuta tradurre nel ritornare, ora più che mai, all’antico spirito trasversale della Lega. A detrimento di tutti gli altri aspetti, più legati all’appartenenza ad un blocco politico di centro destra, in Emilia poi risultato perdente. Quello spazio  trasversale che, anche se in modo raffazzonato e distorto, sembra esser stato in parte occupato dal movimento delle cosiddette “Sardine”.

Temi come quelli legati all’incompatibilità di un modello di sviluppo, come quello liberista ed i suoi vari impatti sulla vita di tutti i giorni, dall’ambiente sino all’invasione migratoria, non senza passare per le relazioni internazionali ( dove una critica a certe politiche occidentali, Usa in particolare, sarebbe risultata più che salutare…), andavano invece affrontati, analizzati e, più che mai, senza peli sulla lingua, fatti oggetti di serrata critica e proposta.

Nel più che giustificato tentativo di parlare al cuore della gente con un linguaggio semplice, trattando i problemi della quotidianità, si è purtroppo ricaduti in quella contrapposizione tra linguaggio “terra terra”, frutto dell’esasperazione popolare e spesso espresso con toni forti, ed un linguaggio dai toni meno (apparentemente) accesi e più (apparentemente) propositivi. E qui la sinistra ha vinto, riuscendo ad imporre nuovamente lo schema “destra rozza ed ineducata contro sinistra colta ed educata”. Il mellifluo buonismo sottolio delle nostrane sardine globaliste contro i toni forti dell’esasperato uomo della strada italico.

Non dimentichiamoci che il suo momento di massima attrazione sull’elettorato, la Lega di Matteo Salvini l’ha avuto marciando in solitaria contrapposizione al sistema tutto, raccogliendo un consenso trasversale, in concomitanza con quel Movimento 5 Stelle con cui avrebbe poi costituito un esecutivo, sulla cui fine ci sarebbe ancora molto da capire. Ora, se proprio vuole riprendere la propria marcia in ascesa, senza ulteriori strappi, la Lega e l’intera coalizione di Centrodestra dovrebbero ricalibrare  la propria proposta politica, nella direzione di un trasversalismo più duro e puro. Ciò che per la Lega costituirebbe un vero e proprio ritorno alle origini e per tutti gli altri una decisa virata anti sistema. Che a Berlusconi piaccia o meno. Altro fatto da non sottovalutare.

Al di là di quelli che sono i risultati elettorali a livello regionale, i Cinque Stelle costituiscono tuttora una maggioranza parlamentare i cui rappresentanti non hanno alcuna voglia di lasciare quella poltrona alla quale, al di là di slogan e belle parole, si sono caldamente affezionati. Pertanto l’attuale alleanza giallorossa di governo prosegue saldamente su una rotta sempre più sbilanciata a sinistra e che, sicuramente, vedrà un Movimento 5 Stelle sempre più sotto tutela Pd, sino ad esserne totalmente fagocitato. Ora sta alla coalizione di Centrodestra il passo in direzione di un superamento delle vecchie categorie novecentesche di destra e sinistra, in direzione di quel sovranismo identitario che, dell’intera coalizione, dovrebbe costituire il collante politico.

L’alternativa a quanto qui detto sarebbe la riproposizione di uno schieramento politico eterogeneo e scollato, prima o poi destinato a sfarinarsi in mille rivoli, così come accaduto nel recente passato. Pertanto, l’unica ricetta opponibile alla situazione di grave stagnazione economica, al degrado sociale ed ambientale del nostro paese, generato dalle politiche globaliste e liberiste, sta in una salutare polarizzazione tra quello che dovrà costituire un blocco identitario e sovranista, e tutte quelle forze che si riconoscono nel globalismo liberista e progressista.

Non è più tempo di moderatismi e moderazione. Esasperazione e stanchezza sono ovunque percepibili in modo generalizzato. Un dato di fatto di cui, prima si prenderà coscienza, e meglio sarà per tutti.

Umberto Bianchi

Facebook Comments