“Come molti sanno la pineta di Villa Massimo è chiusa dal 13 gennaio del 2013 e noi, come molti, auspichiamo la riapertura di tutto il parco. Consci che ricorsi ed impugnative dell’ex concessionario non rendono possibile la sua totale riapertura, chiediamo da tempo la sua parziale riapertura, con la ripiantumazione dei 43 pini tagliati, in attesa che il Consiglio di Stato, il prossimo 27 aprile, sciolga il maggiore di questi impedimenti dell’ex concessionario, per permettere al Comune di Roma di procedere, in sintonia con la Soprintendenza Paesaggistica di Roma, al recupero e restauro della pineta con l’eliminazione degli abusi edilizi”. E’ quanto dichiara in una nota il Comitato per la difesa della Pineta di Villa Massimo.

“Che l’ex Concessionario si opponga alla sentenza del Consiglio di Stato – prosegue il Comitato -, alla revoca della Convenzione-Concessione, alla Conferma della revoca da parte del TAR, alla richiesta della Soprintendenza Paesaggistica di recupero e restauro della pineta, alle Determinazioni Dirigenziali del Municipio di demolizione dei manufatti abusivi in quanto senza concessione edilizia, alla Determina Dirigenziale di revoca dei condoni dell’Ufficio Condoni del Comune di Roma, è normale, lui difende i suoi interessi”.

“Ma gli altri? – afferma il Comitato -. Da qualche mese germogliano in continuazione dichiarazioni di Municipio e Comune sulla volontà di riaprire la pineta, ripiantare i pini tagliati ed eliminare gli abusi. Sulla volontà del Municipio Roma II di difendere i beni comuni, siamo scettici perché da troppo tempo attendiamo atti che ci facciano cambiare idea e quelli che vediamo, ci confermano nel nostro scetticismo. Infatti, in contraddizione con le dichiarazioni di voler riaprire la pineta, ripiantare i pini tagliati ed eliminare gli abusi, ci sono alcuni atti del Dipartimento Tutela Ambientale del Comune di Roma e del Municipio”.

“Il II Municipio – prosegue il Comitato – ha chiesto a ottobre 2016 con una memoria di Giunta al Dipartimento Tutela ambientale l’affidamento della pineta di Villa Massimo e a novembre gli è stata affidata dal Dipartimento Tutela Ambientale. Peccato che per le regole sul decentramento amministrativo che il Comune di Roma si è dato, non sia possibile affidare al Municipio la pineta, perché non è previsto l’affidamento di aree vincolate e la pineta lo è. Al Municipio e al Dipartimento Tutela Ambientale del Comune è stato richiesto da più parti di ritirare l’atto, ma hanno continuato anche se l’Assessore all’Ambiente Giuseppina Montanari ha dichiarato il 2 marzo al giornale on line Romatoday “la gestione dell’area però non starà in capo al municipio, resterà in capo al Dipartimento e al Servizio Giardini”.

“Il Direttore del Dipartimento Tutela Ambientale del Comune di Roma – spiega il Comitato – il 26.09.2016 ha richiesto al Ministero dei Beni Culturali e Paesaggistici (MIBACT) il rilascio di titolo concessorio ex art.57 bis del Codice dei Beni culturali (T.U. n.42/2004) per la Convenzione-Concessione  nella pineta ora per il 2000 e nonostante che la Convenzione sia stata revocata. La richiesta di titolo concessorio non è che il tentativo di ottenere una sanatoria delle mancanze del 2000 della Convenzione per ottenere: surrettiziamente un titolo concessorio di supporto al giudizio pendente al Consiglio di Stato dell’ex Concessionario; una sanatoria sugli abusi edilizi riconoscendone implicitamente la legittimità; Il riconoscimento di un titolo per tutti i condoni in sanatoria revocati in autotutela dall’Ufficio Condoni. La presa di posizione, tra gli altri, di Italianostra e della Soprintendenza Paesaggistica di Roma, al  momento hanno arenato il tentativo. Se si sgombera del tutto il campo da questi tentativi maldestri forse si procederà alla parziale riapertura della pineta con la ripiantumazione dei pini tagliati e l’eliminazione degli abusi”.

Il Comitato rammenta che la pineta di villa Massimo è area di particolare bellezza con vincolo paesaggistico notificato dal 1927; la Convenzione-Concessione è stata annullata dalla Sentenza del Consiglio d stato del settembre 2014, nonostante il contenzioso in essere su cui Il Consiglio di stato il 27 aprile 2017 si esprimerà. L’unico elemento improprio nell’originaria pineta, su cui non ci sono atti che ne prevedano l’eliminazione, è l’originario chiosco bar di 11,8 mq, in quanto: i manufatti realizzati a seguito della Convenzione ed in seguito, sono stati implementati senza concessione edilizia come certificato, anche, dal Municipio Roma II con n. 3 Determinazioni Dirigenziali di demolizione nel marzo 2014; le concessioni edilizie in sanatoria di abusi nella pineta, sono state ritirate in autotutela dall’Ufficio Condoni edilizi del Comune di Roma; i manufatti realizzati a seguito della Convenzione-Concessione per il punto di ristoro come sancito dal Tribunale Civile di Roma hanno violato i distacchi previsti nei confronti di alcune unità abitative del contiguo palazzo di via Belluno; il Soprintendente di Roma ha richiesto (agosto 2014) per la pineta un piano di recupero e restauro della stessa, ripristinando l’originario stato dei luoghi.

Il Comitato esplicita alcuni degli elementi della propria diffidenza sulla volontà del Municipio Roma II di riaprire la pineta, di recuperarla e restaurarla.

“Il Municipio Roma II – specifica il Comitato – in sei anni, non si è mai accorto e continua ad non accorgersi, nonostante sia ampiamente documentato di varie inattività e incuranze. Tra queste, il bagno pubblico previsto  dalla Convenzione-Concessione è stato privatizzato e inglobato nel punto di ristoro, cosi come l’accesso alla pineta e sue pertinenze su via di Villa Massimo 8. Il punto di ristoro occupa un’area molto maggiore di quella prevista dall’originaria Convenzione-Concessione, ora annullata e revocata; tra l’altro sembrerebbe che un punto di ristoro sia divenuto un ristorante di 500 mq. La sua apertura fino alle 2 di notte, andrebbe contro delle norme del Comune di Roma, che prevedono per giardini e parchi e loro pertinenze, un’apertura dall’alba al tramonto secondo le stagioni. Inoltre la nostra diffidenza aumenta rilevando che il Municipio Roma II ha prodotto due atti: l’elenco delle opere abusive, accertate sul territorio  municipale candidate alla demolizione e quello su area vincolata, inviato dalla Direzione Tecnica del Municipio Roma II all’Assessorato all’Urbanistica”.

“È evidente, – spiega il Comitato – che da ambedue gli elenchi mancano gli abusi edilizi nella pineta. Sulla strada  del recupero e restauro della pineta, il Comitato per la difesa di Villa Massimo reitera la disponibilità, più volte espressa, di promuovere il concorso dei cittadini per supportare il Comune sui costi delle ripiantumazioni di pini e la collaborazione alla gestione dell’area, che nonostante le carenze organiche del Servizio Giardini, avendo una postazione a 300 metri a Villa Paganini, può essere agevolmente espletata dallo stesso Servizio Giardini”.

“Sulle strada del recupero e restauro della pineta – conclude- il Comitato per la difesa di Villa Massimo reitera la disponibilità, più volte espressa, di promuovere il concorso dei cittadini per supportare il Comune sui costi delle ripiantumazioni di pini e la collaborazione alla gestione dell’area, che nonostante le carenze organiche del Servizio Giardini, avendo una postazione a 300 metri a Villa Paganini, può essere agevolmente espletata dallo stesso Servizio Giardini”.

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