Rifiuti, commissariati gli impianti di Cerroni

Nel corso di una importante operazione, sono stati commissariati anche gli impianti di Malagrotta, dalla capacità di trattamento di circa 1200 tonnellate di rifiuti al giorno

Ben 10 impianti di trattamento, 1 discarica di rifiuti non pericolosi e 26 milioni di euro. Tutti questi beni sono finiti sotto sequestro questa mattina, a seguito di una operazione svoltasi nelle province di Roma, Frosinone e Latina. L’operazione nasce direttamente da una indagine svolta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che avrebbe riscontrato numerose irregolarità nella gestione degli impianti.

I reati contestati sono truffa aggravata, traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture e violazione delle prescrizioni AIA. Il perché è presto detto: stando alle indagini, i laboratori interni dei vari impianti falsificavano le analisi dei rifiuti, certificandone come “non pericolosi” la maggior parte. Un trucchetto che ha permesso uno smaltimento più rapido e più economico, a tutto vantaggio delle strutture.

Una vera e propria truffa, a discapito dei cittadini e dell’ambiente. A seguito delle analisi effettuate dall’ARPA Lazio e dal CTU infatti è emersa la pericolosità dei rifiuti etichettati come “non pericolosi”, e si è potuto accertare che numerose analisi non sono state compiute dai relativi laboratori.

“L’ipotesi investigativa delittuosa, presupposta al provvedimento di sequestro, muove da una presunzione di difficile comprensione e cioè che pur trattando rifiuti urbani – per definizione legislativa non pericolosi – gli impianti generano rifiuti pericolosi e che, in tal modo, sarebbero stati frodati i comuni che li producono”. E’ quanto afferma Alessandro Diddi, legale della Giovi, che si è vista sequestrare degli impianti.

“Ciò non è vero perché non esiste in natura alcun principio che possa trasformare i rifiuti urbani in rifiuti pericolosi – continua Diddi – ma, quandanche fosse vera la premessa, il maggior costo di smaltimento per i presunti rifiuti pericolosi lo avrebbero dovuto pagare i cittadini utenti perché nel Lazio vige il regime di tariffa amministrata ed è la Regione che fissa la tariffa a consuntivo dei costi sostenuti e documentati dai gestori degli impianti. E fino ad oggi i costi esposti in tariffa sono quelli riferiti ai rifiuti non pericolosi per il trattamento in discarica.”

“La Procura ha nominato un commissario per la gestione di questo difficile momento a cui da domani si prospetterà l’alternativa se interrompere la raccolta dei rifiuti nel Lazio, a cominciare da Roma, o perpetrare quello che secondo la procura di Roma sarebbe un reato. Questa ennesima iniziativa della Procura del Tribunale di Roma – conclude Diddi – rischia di spingere definitivamente nel baratro la città di Roma”.

Di diversa opinione invece gli inquirenti, che affermano: “Le società sequestrate sono state affidate ad amministratori giudiziari, deputati alla gestione delle aziende, assicurando che il ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani non si interrompa“.

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