Roma, 700 vigili urbani esenti dal servizio di pattuglia. Diritto o “imboscata”?

Certificati di inidoneità anche per i vigili urbani della Capitale. Aumenta il lavoro d'ufficio a discapito del servizio in strada

Inidoneità alla mansione specifica” è questa “l’assoluzione” legittima con cui il medico può esonerare da determinate attività mansionistiche alcuni lavoratori. Spesso però sono proprio questi ultimi, in particolare la categoria dei lavoratori più “furbi”, ad adottare questa strategia pur non avendo i giusti requisiti.

Se due anni fa a richiamare l’attenzione era il “caso dell’autocongedo dal servizio” della maggior parte dei caschi bianchi nella notte di Capodanno del 2014, in questi ultimi giorni invece sta facendo parlare di sé il “certificato di inidoneità”.

Da un’inchiesta condotta da La Repubblica emerge che ad oggi, a Roma il 12% della Polizia Locale (700 persone su 5.800) ha presentato questo certificato. Le conseguenze? Trasferimento repentino di questi dal “lavoro in strada” caratterizzato dal servizio di pattuglia, posti blocco o direzione del traffico, al lavoro d’ufficio. Ma quanti sono veramente i vigili urbani che hanno tale diritto?
Per i sindacati del settore, la connotazione di questo fenomeno è “regolare”. Infatti, come spiega il segretario del SULPL (Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale) di Roma Stefano Giannini “l’età media del corpo della polizia Municipale è di 53 anni: per questo molti certificati sono richiesti per ernie del disco e malattie cardio-circolatorie. I controlli medici sono disposti dallo stesso Comune e solo attraverso il personale competente. Non c’è possibilità né di eluderli né di alterarli in alcun modo. Rispetto alla media nazionale il numero è comunque contenuto”. Peraltro lo stipendio degli agenti “relegati” in ufficio è quello base e solo al personale di pattuglia il Campidoglio può consentire gli straordinari.

A dare il via a questa serie di inchieste fu l’ingente numero di vigili che non prestarono servizio nella notte di San Silvestro del 2014: per garantire il controllo del traffico e la vigilanza della città, ne erano previsti a Roma ben 900, distribuiti nei punti caldi della Capitale (Fori Imperiali e Circo Massino).
Ma 767 caschi bianchi “diedero forfait”. Per far luce sulla questione vennero consultati i medici che avevano firmato i certificati di malattia. Sebbene tuttora l’inchiesta non sia chiusa, un vigile urbano soltanto è probatoriamente accusato di falso e di violazione dell’articolo 55 della legge Brunetta.

Invece per quanto concerne il caso dei certificati di inabilità alla mansione specifica dello scorso anno, questi risultano attualmente regolari.
“Non c’è da scandalizzarsi – conclude Giannini – il numero delle richieste anzi è destinato a crescere perché, senza un nuovo organico, non ci sarà ricambio. Noi chiediamo sempre controlli maggiori. Perché c’è sempre il rischio che qualcuno possa approfittarne”.
Purtroppo però in Italia sono molte le tipologie lavorative in cui si contano gli “imboscati”: tra questi gli operai del Comune di Como assunti come impiegati, alcuni infermieri di Pescara che svolgono solo mansioni amministrative, o ancora il personale sanitario della Calabria, e infine i netturbini palermitani.

 

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