Era già stata data segnalazione dalla Cgil dell’irregolarità funzionale di un piccolo cilindro della pressa, a causa di un tubo ostruito. Risultava necessaria la sostituzione del pezzo, dal costo di 100 euro, per la sua risoluzione: la mancata tempestività, ha fatto andare in crisi la raccolta. Da luglio a dicembre Ama è stata costretta, a causa di questo guasto, a smezzare il lavoro giornaliero, trattando meno di 350 tonnellate di rifiuti, invece delle oltre 750, come previsto in condizioni lavorativamente adeguate.

Solo a ottobre, dopo la segnalazione nel periodo estivo, una società di consulenza esterna da avviso di un rumore anomalo sul macchinario, predisponendo un sopralluogo. Si arriverà a dicembre: il guasto era di uno dei cilindri esterni della pressa, bloccato per un tubo ostruito.

Non è la prima volta che gli impianti Ama subiscono rotture: a giugno 2016 ci è stato un blocco dei nastri trasportatori del TMB di Rocca Cencia e nel 2015, da maggio a novembre, la struttura di via Salaria è stata resa inagibile per oltre 150 giorni, per via di un incendio.

A riguardo, Maurizio Biferali, segretario Fp Cgil Roma e Lazio: “Per sei mesi si è condotta un’inutile caccia alle streghe con blitz in azienda e processi mediatici – dichiara – ma in realtà non si risolvevano i problemi comuni di tutti i giorni. Se il Tmb di via Salaria fosse stato riparato per tempo, quando sollecitammo l’intervento, si poteva operare in modo più efficiente”. Senza considerare che se l’impianto non funziona a regime, aumentano anche i problemi di sicurezza: “Gli operatori – aggiunge Biferali – devono rimanere più del dovuto in vasche stracolme di rifiuti che producono fumi non adatti”.

Il ciclo dei rifiuti a Roma termina con la raccolta e il trattamento. Lo smaltimento e il riuso vengono affidati a imprese private, che procurano una spesa non indifferente: Ama spende più di 45 milioni per smaltire fuori Roma i rifiuti. È la società tedesca Enki, a un costo, per Ama, di 130 euro a tonnellata, a occuparsi di tutto ciò.

Due volte a settimana, dalla stazione di Nuovo Salario, partono i convogli con 750 tonnellate di rifiuti indifferenziati diretti in Austria. Pur essendo incompleto, il ciclo dei rifiuti costa ad Ama quasi 800 milioni all’anno e le conseguenze si fanno sentire anche in termini economici: a Roma ha un costo per abitante di 251 euro l’anno, a Milano 154, a Torino 183, a Napoli 180.

Ultimamente si sta cercando di cambiare l’assetto strutturale dell’azienda: bisognerà rimodulare gli stipendi, creare una raccolta dei rifiuti attraverso la predisposizione di isole ecologiche condominiali riservate ai residenti e l’utilizzo di cassetti più piccoli e facilmente rimovibili. L’obiettivo è quello di favorire la raccolta differenziata porta a porta.

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