Roma Capitale gli da’ casa a Tor Bella Monaca, in quattro lo picchiano

Regolare in Italia da 26 anni. Il consiglio del poliziotto: "Fatti dare un altro alloggio, qua ti ammazzano"

di Riccardo Corsetto

 

E’ cardiopatico e padre di una bambina di otto anni con invalidità totale. Lunedì quattro giovani italiani come lui – che ha preso la cittadinanza dopo 26 anni di residenza in Italia – lo hanno picchiato e minacciato per impedirgli di entrare nella casa popolare assegnatagli regolarmente dal Comune di Roma.

Howlader è un sessantenne proveniente dal Bangladesh: una moglie, un figlio di 19 anni studente in ingegneria elettronica, e una figlia disabile. Uno di quegli immigrati che in Italia rispetta le regole e lavora cercando di offrire un futuro migliore ai propri familiari. Howlader ha la sindrome di Brugata, una malattia ereditaria del ritmo del cuore, che, nei casi più estremi, può causare morte improvvisa. Per questo nel 2008 gli impiantano un peacemaker e iniziano a trattarlo farmacologicamente. Lui non si abbatte e continua a vivere e lavorare per sé e per i suoi cari.

Lo stipendio da lavapiatti di un noto ristorante in Via Andrea Doria, a Roma, non è molto, ma gli permette di pagare i 750 euro di affitto per 40 metri quadrati nel quartiere Prati. In dieci metri a testa, umidi e senza riscaldamento, Howlader non si lamenta. Continua a lavare i piatti dove la sera mangiano le famiglie bene del quartiere Trionfale e anche tanta gente famosa dello spettacolo, dello sport, della politica. Ne vede tanti di Vip, ogni sera, davanti ai piatti che lui tira a lucido, anche se loro non vedono lui, dignitosamente nascosto nel retro della scala sociale. Ogni pomeriggio alle cinque attacca, e quasi sempre dopo l’una stacca. Non si lamenta, lavora con dignità e dopo essersi tolto il grembiule attraversa a piedi via Doria per tornare da sua moglie e i suoi figli. Non riesce mai a cenare con loro, visti gli orari, ma Howlader si accontenta di baciarli mentre dormono.

A Maggio arriva finalmente la lettera tanto attesa. Ogni tanto la fortuna gira. Il mittente è il Comune di Roma Capitale. Howlader era in lista d’attesa per una casa popolare da anni. Silenziosamente e senza troppa speranza, come un cristo in mezzo a una lista di qualche decina di migliaia di cristi. Il Comune mette subito a disposizione un appartamento a Tor Bella Monaca e Howlader non immagina che razza di luogo sia Tor Bella Monaca, s’illude sia un quartiere come tanti, anche se su Google Maps, rispetto a Via Doria e al suo ristorante, dista un bel viaggio.

Ma quel tetto lontano almeno non gli mangerà tutto lo stipendio mensile e questo basta a consolarlo.

Howlader allora attraversa la città per raggiungere l’indirizzo indicato nella lettera comunale, e quando arriva a Largo Ferruccio Mengaroni, disorientato, chiede a un gruppo di ventenni.

“Sto cercando questa casa… il Comune me l’ha assegnata…”

“Vai via, quella casa è già occupata.”

Poi da dietro qualcuno lo colpisce con un calcio sulla schiena e lui rovina a terra. Forse il peacemaker si attiva, nel petto la tachicardia è parossistica. Non reagisce alle violenze, ma si rialza. I ragazzi sono in quattro, riferisce accento campano, la forza dei vent’anni e una cattiveria indecifrabile.

“Sporco negro, vai via da qua…” Lo colpiscono ancora, lo strattonano, lo umiliano. A sfregio gli strappano la camicia che indossa. Soltanto i passanti mettono fine alla vergogna, avvisando le forze dell’ordine che arrivano sul posto insieme all’ambulanza. I poliziotti lo aiutano a ricomporsi e lo consigliano: “Fatti assegnare un altro luogo, qua t’ammazzano”. I sanitari medicano Howlader – per fortuna il suo cuore malato regge all’aggressione.

Quando arriva al Commissariato Casilino Nuovo per raccontare il fatto non può fare di più che denunciare ignoti. L’avvocato Paolo Palma ha ricevuto mandato di assisterlo: lesione, minaccia, danneggiamento e razzismo i reati citati. Ma adesso Howlader, a cui qualcuno ha rubato casa, ha un dubbio che riguarda tutti noi cittadini. A Roma chi comanda, la legalità o la prepotenza?

riccardo.corsetto@gmail.com

AGGIORNAMENTO 30/06/2017 ore 19:00

“L’assessorato alle Politiche abitative del Comune di Roma ci ha contattati per avere un incontro insieme al  mio assistito in Campidoglio per trovare un’alternativa all’alloggio di Tor Bella Monaca dove è avvenuta l’aggressione”.
Lo ha riferito il legale Paolo Palma al giornalista Riccardo Corsetto della testata digitale L’Unico che giovedì ha anticipato la notizia del pestaggio ai danni di Howlader Dulal, il bengalese con cittadinanza italiana a cui il Comune ha assegnato una casa popolare e per questo è stato  picchiato da quattro persone che gli hanno impedito l’accesso e che le forze dell’ordine stanno cercando di individuare.
Secondo quanto riporta ancora L’Unico l’assessorato ha proposto al legale di individuare una casa più centrale rispetto alla soluzione di Tor Bella Monaca, tale da consentire meno disagio al capofamiglia che lavora in centro e ha una grave cardiopatia e un figlio disabile e per evitare nuove atti di violenza.

L’Unico pubblica anche il documento ufficiale del Comune con cui viene assegnata la casa ad Howlader e che gli aggressori gli avrebbero strappato di mano durante l’aggressione.

riccardo.corsetto@gmail.com

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