Roma ha bisogno di applicare seriamente il reato di vagabondaggio

Per essere credibili con i nostri concittadini quando promettiamo lo smantellamento degli insediamenti abusivi senza offrire soluzioni alternative. Al vagabondo però lo Stato deve garantire politiche di reinserimento, rent to buy sociale, cooperazione.

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Riccardo Corsetto
Candidato Lega Salvini al Comune di Roma Capitale

C’è una domanda che mi pongo e mi pongono da tempo tante persone che seguono più o meno allineatamente la nostra attività politica sul territorio.

Una domanda di quelle “intelligenti”. A cui noi che ambiamo a gestire la cosa pubblica, che ci stiamo preparando a correre nei municipi e al Comune, abbiamo il dovere di trovare una risposta altrettanto intelligente.

Una volta che avrete rimosso i campi rom e gli insediamenti abusivi nella città, dove mettere queste persone? La domanda ha ragione di essere posta. In questi ultimi anni, sono stato testimone, e come gran parte dei residenti del XV Municipio e non solo, di operazioni di smantellamento di campi rom e accampamenti abusivi, che si sono rivelate come la toppa che peggiora il buco.

E’ successo solo per fare due esempi eclatanti vicino alla nostra amata Ponte Milvio, in via Castelnuovo di Porto e a Prima Porta.

Nel primo caso le ruspe, non di Salvini, ma dico del Sindaco Virginia Raggi, hanno abbattuto un insieme di baracche edificate da un nucleo di circa una trentina di romeni, proprio nel cuore della nostra movida e del mercato rionale. A quello smantellamento, che pure era a mio avviso un atto dovuto, non si è accompagnato nessuna misura politica forte capace di evitare che queste persone di riversassero a bivaccare in strada. Alcuni di loro, persone che effettivamente non recano grandi problemi alla cittadinanza, utilizzano però spazi che in nessuna altra grande metropoli europea sarebbero tollerati per vivere, lavarsi, dormire, mangiare e bivaccare. L’ufficio postale di Ponte Milvio, è ormai un dormitorio conosciuto da chiunque frequenti la zona e i servizi postali. Che si tratti di prelevare al bancomat o inviare una raccomandata, bisogna assistere, a qualunque ora del giorno a persone che bevono, mangiano, dormono e giocano a carte nell’edificio postale, al piano terra di un condominio.

A Prima Porta, sulla via Tiberina, stessa storia. Per certi versi esponenziale. Li fu sbaraccato un intero campo Rom, il famigerato River. I residenti applaudirono l’iniziativa coordinata dal gruppo di polizia municipale per poco, perché qualche giorno dopo si ritrovarono camper e materassi e giacigli di fortuna, con rom di tutte le età, in mezzo alla piazza della Stazione di Saxa Rubra. Senza che nessuno, nemmeno le forze dell’ordine, avessero strumenti sufficienti per fare qualcosa. Ricordo che il farmacista di Prima Porta ebbe il 60% del crollo di fatturato, perché soprattutto la sera nessuno entrava più a comprare.

Adesso quindi è d’obbligo porci il problema. Da persone impegnate con un partito che sul tema della sicurezza e del decoro hanno costruito consenso e bandiere, dobbiamo chiederci che risposte daremo quando presto toccherà a noi amministrare Roma nord?

Come gestiamo le persone senza fissa dimora. Nel resto del mondo, in verità anche in Italia, esiste il reato di vagabondaggio. Ne risponde colui che non avendo mezzi di sussistenza decide o si ritrova a vivere in strada, rifiutando contestualmente l’ospitalità delle strutture dedicate dallo stato.

Da noi però è successo che la Cassazione neutralizzasse le sanzioni previste dal legislatore. Roma sta andando verso la riforma di Roma Capitale città Metropolitana, che prevede poteri speciali per l’area metropolitana con milioni di persone che per ovvi motivi non può essere gestita con gli strumenti di comuni di mille abitanti.

Una volta applicato a dovere il reato di vagabondaggio, con l’obbligo di potenziare strumenti come edilizia popolare, affitto con opzione sociale, e ospitalità caritatevole avremo risolto il problema di chi come noi è costretto ad avere dormitori abusivi davanti ai nostri negozi e alle nostre case. Lì dove i vigili urbani, passano per multare la nostra auto in doppia fila, ma non possono fare nulla al clochard che si fa il bidet al nasone davanti la Torretta di Valadier.

Io non mi candido per reiterare anni e anni di ambiguità sul tema. Ovviamente il vagabondo non va sempre punito. Va accompagnato in programmi seri di reinserimento e cooperazione sociale, utili a lui, alla dignità della persona, al decoro della comunità. Mentre nei casi – pure frequenti – di rifiuto di qualsiasi assistenza comunale – deve essere il soggetto deve essere condotto in modo coercitivo in strutture dedicate: bracci circondariali e “punito” a condurre forme di cooperazione sociale.

Riccardo Corsetto
riccardo.corsetto@gmail.com

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