La Regione Lazio ha approvato oggi la legge per la coltivazione della cannabis vietando che quest’ultima sia utilizzata per uso ricreativo, oltre a “ogni attività illecita finalizzata alla produzione ed estrazione di sostanza stupefacente”. Dalla pianta si può ricavare olio, farine, semi decorticati per uso alimentare e zootecnico. La “bacchetta” potrà essere oggetto di progetti pilota in bioedilizia, bioingegneria, nel settore tessile, cartario e dell’energia. Inoltre, sarà anche prevista la possibilità di coltivazione a fini fitodepurativi per bonificare i terreni inquinati della valle del Sacco, della valle Galeria e delle aree vicine agli impianti termoelettrici di Civitavecchia.

Saranno quindi promosse coltivazioni, filiere e commercializzazione della cannabis sativa attraverso una serie di “progetti pilota”. I risultati ottenuti dai progetti pilota, dovranno essere resi noti e pubblicati. Promossa con 28 voti a favore e 5 contrari: “Una legge inutile”, hanno ripetuto più volte i consiglieri Fdi Fabrizio Santori e Giancarlo Righini. Voto respinto anche da Olimpia Tarzia (lista Storace), nei confronti di una normativa ritenuta non prioritaria.

La normativa è frutto dell’unificazione in un unico testo, compiuta in commissione agricoltura (presidente Daniele Fichera, psi), di due proposte di legge: una presentata da Gino De Paolis di Sinistra Italiana-Sel, più altri consiglieri di diversi schieramenti. E una dal gruppo M5S. Stanziati, su proposta dell’assessora al Bilancio Alessandra Sartore, 100 mila euro per la parte corrente e 200 mila in conto capitale per ciascun anno del biennio 2017-2018.

La filosofia della legge si basa su dei precisi passaggi: “C’è un periodo di partenza del settore e c’è un periodo, successivo, in cui il settore della coltivazione della canapa diventa uno dei tanti settori dell’agricoltura”, come ha spiegato nel corso dei lavori l’assessore Carlo Hausmann. Proprio il modello dei “progetti pilota” non è piaciuto al M5S, i cui consiglieri avrebbero preferito un sostegno più ampio a chi voglia investire in canapicoltura. A questo proposito, grazie a un emendamento di De Paolis, è stata introdotta la possibilità di riconoscere contributi a ulteriori interventi, differenti dai “progetti pilota”. Alla fine comunque il voto a favore dell’emendamento si è avuto anche dai 5 stelle.

Per evitare che la nuova normativa potesse aprire la strada alla legalizzazione della droga leggera, l’emendamento ha previsto che sia vietata la coltivazione della canapa (cannabis sativa) per uso ricreativo oltre a “ogni attività illecita finalizzata alla produzione ed estrazione di sostanza stupefacente”.

A questo scopo si affiancheranno dei controlli annuali effettuati dai carabinieri forestali. In caso di sanzioni nei confronti di soggetti attuatori dei progetti pilota o destinatari dei contributi, le somme erogate dovranno essere restituite. A prevederlo una norma introdotta su proposta di modifica di righini riformulata in accordo con l’assessore Hausmann. Per favorire gli interventi previsti dai progetti, la normativa prevede si possa far ricorso a bandi attuativi di regolamenti europei nei settori delle attività produttive, dell’ambiente e delle risorse energetiche.

Secondo i sostenitori della legge la canapa è caduta in disuso nel Lazio da decenni, soppiantata dai derivati del petrolio e vittima di accostamenti psicologici negativi. Per questo, gli interventi della legge sono circoscritti alla cannabis sativa, da coltivare preferibilmente secondo le pratiche dell’agricoltura biologica.

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