Roma, metro B: fermo il progetto prolungamento da Rebibbia a Casal Monastero

Secondo Emiliano Sciascia, ex presidente del IV Municipio, "se il Campidoglio non farà subito i passi necessari per mandare avanti l'opera, la penale da pagare alle imprese, secondo il contratto firmato, sarebbe altissima, circa cento milioni di euro", dichiara

Tantissime le perplessità e le numerose polemiche in merito a un altro dei piani a cui l’assessora alla Mobilità Meleo non vuole rinunciare: il prolungamento della metro B da Rebibbia a Casal Monastero è a suo parere “un progetto strategico”.

Lo stesso progetto consiste nell’aggiunta di una fermata prevista nello storico quartiere di San Basilio, la cui realizzazione interesserebbe centinaia di migliaia di romani che ogni giorno, da fuori il Raccordo e viceversa, si incolonnano sul budello della Tiburtina per andare a venire dal centro della città. Inoltre, il prolungamento della linea B Rebibbia-Casal Monastero sarebbe il primo tratto della metropolitana a spingersi oltre il Gra, fornendo un collegamento su binari tra l’area Nord-Est ed il Centro.

La progettazione, varata dalla giunta Alemanno e oggetto di numerose polemiche, prevede la costruzione di un tratto di linea di 2,8 chilometri, incluse le stazioni San Basilio e Torraccia/Casal Monastero, i nodi d’interscambio Casal Monastero esterno al Raccordo e Torraccia interno al Raccordo, un deposito secondario per il ricovero e la manutenzione dei treni della linea metropolitana e parcheggi auto per 2.500 posti.

La gara di appalto è già stata aggiudicata a un Consorzio di costruttori, con capifila Salini, Ansaldo e la Vianini di Caltagirone, e c’è già un pronunciamento del Consiglio di Stato contro il ricorso di una cordata arrivata seconda.

Si parla di un costo di circa cinqucentootto milioni di euro suddivisi nel seguente modo: novantanove milioni venivano dalla Regione, 67 da Roma Capitale, più altri 133 milioni da versare in un momento successivo alla realizzazione. A saldo il consorzio avrebbe avuto anche una serie di aree da edificare, del valore di circa 200 milioni, di cui 67 milioni dalla vendita di un’area a Pietralata e i restanti, circa 140 milioni, dalla valorizzazione con il permesso a costruire su sei aree lungo il tracciato (Tiburtino, Monti Tiburtini, Santa Maria del Soccorso, Rebibbia, Torraccia e Casal Monastero per un totale di 567.536 metri cubi). Nel 2014 però i terreni di Monti Tiburtini, Santa Maria del Soccorso, Rebibbia e Torraccia sono risultati non utilizzabli e quindi la controproposta fatta ai costruttori dalla giunta Marino è stata abbassata a 260 mila metri cubi, l’equivalente di circa 64 milioni di euro. Ne mancherebbero dunque all’appello per il saldo 76 milioni.

La soluzione auspicata dalla giunta marino era il pagamento della restante somma complessiva di 76 milioni con la gestione della linea per un periodo di tempo congruo a recuperare la cifra, ma da parte del consorzio non si è mai avuta risposta. Da tutto ciò è scaturita la richiesta di aiuto al governo.

La gestione della linea però non è stata vista di buon occhio dal Consorzio che ha giudicato le cubature da edificare, in questo periodo di crisi, “non vendibili”. Le idee del Consorzio risulterebbero quindi concordanti con quelle dell’assessore all’Urbanistica Berdini, per il quale “lo scambio tra cemento e opere pubbliche deve finire”.

Insomma, l’unica soluzione possibile sarebbe quella di un possibile intervento del governo, magari non per 76 ma per 140 milioni se Berdini stesso volesse cancellare tutte le zone da edificare.

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