Santa Cecilia: Heràs Casado dirige le sinfonie di Mozart e Mendelssohn

La Jupiter di Mozart e la Lobgesang di Mendelssohn: è il sinfonismo tedesco più stellare che attende il pubblico romano al concerto settimanale di Santa Cecilia all’Auditorium. Sul podio il quarantenne spagnolo Pablo Herás-Casado, più volte a Roma nelle passate stagioni, tra i migliori della nuova generazione

La Jupiter di Mozart, la Lobgesang di Mendelssohn: è il sinfonismo tedesco più stellare che attende il pubblico romano al concerto settimanale di Santa Cecilia all’Auditorium (giovedì 23 febbraio alle 19.30, venerdì 24 alle 20.30, sabato 25 alle 18). Sul podio il quarantenne spagnolo Pablo Herás-Casado, più volte a Roma nelle passate stagioni, tra i migliori della nuova generazione, sintesi ideale – per molta critica – di fuoco iberico e razionalità analitica.

E se questa è la cifra del giovane direttore, la K551 di Mozart si preannuncia perfetto pane per i suoi denti. E’ l’ultimo Mozart, “disincarnato” e apollineo ma con dentro lo Sturm und Drang, il preromanticismo degli anni praghesi e un possesso della forma che dire sovrano è poco. Ultima sinfonia mozartiana, scritta nel 1788 e dunque nel periodo buio del declino economico del musicista, la Jupiter è l’emblema del rinnovato classicismo del Salisburghese, pathos che non abdica a se stesso ma neanche alla ragione, facendosi nitido cristallo che imprigiona vene laviche. Fino al macrocosmo finale, il grandioso fugato che ripercorre con slancio il secolo che s’avvicinava a conclusione, preannunciando il finale della Nona di Beethoven.

A seguire la Sinfonia n. 2 “Lobgesang” per soli, coro e orchestra di Felix Mendelssohn-Bartholdy, con Weber il più mozartiano dei romantici per plasticità di temi e colori orchestrali. L’imponente “canto di lode”, scritto ed eseguito nel 1840 per il quarto centenario dell’invenzione della stampa, ispirato proprio alla Bibbia edita da Gutenberg (primo libro in assoluto a venir stampato), prevede tre parti vocali: due soprani (qui Christina Landshamer e Sabina von Walther) e il tenore (in foto) Daniel Behle. (L’UNICO).

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