Caso Muraro: in aula si sfiora la rissa

La contestazione è nata dalla richiesta da parte degli esponenti del PD di revocare la macrostruttura di Ama proposta dalla Muraro. Respinte le obiezioni in quanto "inammissibili ai sensi del regolamento", è scattata la protesta

Si discute del bilancio della Capitale nell’aula Giulio Cesare, e quasi scoppia una rissa. Ma non a causa dei debiti, bensì della protesta messa in atto dagli esponenti del PD, che hanno protestato contro la sindaca Raggi e contro la consigliera dimissionaria Muraro.

Gli esponenti del PD hanno chiesto al Presidente dell’Assemblea, Marcello de Vivo, come mai la Muraro fosse ancora indicata come assessore sul sito del Comune nonostante le dimissioni, e di revocare la macrostruttura di Ama proposta dalla stessa. Respinte le obiezioni in quanto “inammissibili ai sensi del regolamento”, è scattata la protesta.

Gli esponenti del PD hanno esposto diversi cartelli contro Raggi (“Di notte in video, di giorno dorme”) e Muraro (“Raggi tace, Ama scoppia”), scatenando fischi e proteste da parte degli esponenti del Movimento 5 Stelle. Ma a far arrivare quasi alle mani è stato il gesto di Orlando Corsetti, che ha osato addirittura sedersi sulla poltrona più ambita: quella del sindaco.

Un gesto che ha messo a soqquadro l’intera aula. Iniziano a volare insulti pesanti e addirittura minacce, in particolare contro Enrico Stefàno e Pietro Calabrese, mentre Corsetti “scappa” da sotto i banchi. La seduta è stata interrota in attesa di ristabilire le condizioni necessarie per poter lavorare. Con buona pace del bilancio della Capitale.

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