Roma, uccise zia dopo litigio, condannato a 16 anni nipote disabile

Condannato Onofrio Cavallo a 16 anni di reclusione per omicidio volontario. Confermata oggi la sentenza dalla I Corte d'assise d'appello di Roma

Aggredì la zia con la quale conviveva e la uccise colpendola con una forbice e un martello. Oggi, Onofrio Cavallo, romano di 49 anni, è stato condannato a 16 anni di reclusione per omicidio volontario pluriaggravato dalla crudeltà, dai futili motivi, dalla minorata difesa e dall’abuso delle relazioni domestiche. La I Corte d’assise d’appello di Roma, infatti, ha confermato la sentenza emessa nei confronti dell’uomo nel marzo 2015 dal gup a conclusione del rito abbreviato.

Erano da poco passate le 20:30 del 5 settembre 2013 quando i carabinieri furono avvertiti da Walter Cavallo che il fratello Onofrio gli aveva detto che uno sconosciuto, dopo essere entrato in casa, aveva ucciso la zia, Maria Giuseppa Tescione (la donna e il nipote abitavano insieme in via Prenestina). Sul posto, i militari trovarono l’uomo su una sedia a rotelle (Onofrio Cavallo ha difficoltà a camminare e non è totalmente paralizzato), con mani e piedi sporchi di sangue. Disse ai carabinieri che uno slavo era entrato in casa, aveva ucciso la zia e lo aveva minacciato con un coltello, ferendolo alla mano; aveva poi preso il denaro, ed era fuggito via. Il cadavere della donna fu trovato dentro un baule rovesciato, completamente nudo e lavato; tutto intorno c’erano stracci, utilizzati per rimuovere con acqua e detersivo il sangue sul pavimento.

Onofrio Cavallo raccontò di essere andato a dormire nel primo pomeriggio, ma che era stato svegliato da forti rumori e poi aggredito da qualcuno; successivamente, vicino all’ingresso, aveva trovato la zia morta, colpita decine di volte. Questo racconto non fu creduto, e l’uomo fu sottoposto a fermo di indiziato di delitto. Le lesioni che Cavallo aveva sulle mani, dopo approfonditi accertamenti tecnici, furono ricondotte a una colluttazione e alla resistenza da parte della vittima all’aggressione subita. Alla fine si arrivò al processo, con la condanna a 16 anni dopo il rito abbreviato; oggi in appello la confermata della sentenza. Cavallo, che era stato posto agli arresti domiciliari, da qualche giorno è nuovamente in carcere. Nonostante in regime restrittivo, infatti, è stato trovato in aeroporto in attesa di imbarcarsi su un volo diretto in Cambogia. (L’UNICO)

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